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Bolsena. Il lago che non ti aspetti


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Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 10/2022 vom 24.08.2022

VIAGGI

AUF S. 64 VERSION A2

Artikelbild für den Artikel "Bolsena. Il lago che non ti aspetti" aus der Ausgabe 10/2022 von Adesso. Dieses epaper sofort kaufen oder online lesen mit der Zeitschriften-Flatrate United Kiosk NEWS.

Me la ricordo bene, la prima volta che sono andata al lago di Bolsena. Era un pomeriggio di fine estate e il disco infuocato del sole, tuffandosi nell’acqua, lo illuminava di calde sfumature fra il rosso e l’arancio, mentre orlava di nero le due sue isole selvagge, poco più grandi di uno scoglio. Le barchette colorate dei pescatori, ormeggiate sulla spiaggia, sembravano giocattoli, tant’è che su qualcuna sventolava persino la bandiera nera dei pirati. Insomma, sembrava di essere entrati in un quadro ad acquerello. Tutt’intorno dominava il colore ocra dei campi coltivati e il verde delle grandi pinete rinfrescanti. Non c’era la folla che di solito gremisce le località di mare in quei mesi. Regnavano il silenzio e la pace.

Una serata speciale

Era un viaggio di lavoro ed era prevista una cena in una piccola e graziosa trattoria a Marta, sul lago. La cuoca aveva tirato a ...

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... mano le tagliatelle e ce le aveva servite con un sugo di tartufi freschi così buono da far resuscitare i morti, non senza aver prima offerto un piatto di prelibatezze: prosciutto e salame di Mangalica, così buoni da sciogliersi in bocca. Alla domanda sul significato di quel nome così strano ci aveva risposto: “È un maiale che somiglia a una pecora”, facendoci ridere tutti. Il maiale di Bolsena, infatti, ha un folto manto di lana e la sua carne è buona perché l’animale vive allo stato brado, mangia solo ghiande e tuberi e respira un’aria salubre. A quella cena avevo bevuto anche un buon vinello tipico che si chiama Cannaiola e ha una punta di sapore dolce.

Il giorno dopo, il mio viaggio di lavoro continuava e prevedeva una tappa in Umbria, con un pranzo favoloso nel ristorante di un notissimo chef che si era guadagnato diverse stelle Michelin; un pranzo che a pagarlo sarebbe costato cifre da capogiro e che pochi si possono permettere. Ero eccitata per la possibilità che mi si offriva e anche curiosa e affamata, ma mi ricordo benissimo la delusione che provai quando mi ritrovai in una villetta elegante e asettica, seduta a un tavolo immacolato, circondata da camerieri ossequiosi in frac bianco. All’improvviso mi aveva assalito una nostalgia acuta per la mia serata del giorno prima, nella trattoria sul lago di Bolsena. Mi chiedevo: “Che cosa ci faccio io qui?” Mentre dicevo “grazie, grazie” e mi sforzavo di stare seduta composta, sognavo le tagliatelle veraci che avevo mangiato a Marta, le battute e il sorriso della cuoca, il venticello sul lago, lo sciabordio dell’acqua, le lucine che illuminavano il paese come se fosse Natale e la passeggiata finale sul lungolago per digerire la bella cena. Nessuna stella Michelin valeva per me quella serata così sensuale.

La scoperta delle vacanze lacustri

Malgrado questo ricordo meraviglioso, devo ammettere che noi romani siamo terribilmente arroganti e tendiamo a disprezzare i tesori meravigliosi del Lazio. Le vacanze? Le trascorriamo in altre regioni! Siamo fatti così, per noi esiste Roma “e basta”, il resto della regione è figlio di un Dio minore. In più, gli italiani in generale hanno la tendenza a concepire le loro vacanze al mare o in montagna, difficilmente al lago. Paradossalmente, a farmi riscoprire le meraviglie del lago di Bolsena, a pochi passi da casa mia, sono stati i miei amici tedeschi, calati dal profondo Nord. All’inizio mi stupivo, mi sembrava assurdo che qualcuno macinasse tanti chilometri pur di fare le vacanze al lago di Bolsena, eppure, a parte quella piccola cena, i posti non li conoscevo, ma mi permettevo di giudicarli. Gli amici mi dicevano: “Fidati! Vieni a trovarci qui, è bellissimo!” E io rispondevo: “Ma come? Orbetello con il suo mare fantastico è apochi chilometri e voi fate il bagno al lago?” Ma a noi non piace la calca delle spiagge”, ribadivano loro. “A noi piace stare qui, abbiamo tutto, paesini pittoreschi, storia, pace”. Insomma, mi hanno fatto vergognare. “Tu lo disprezzi, ma è il più grande lago vulcanico d’Europa”, mi hanno detto con il classico ditino alzato da Besserwisser. “È completamente balneabile e si trova in un luogo incontaminato. Siamo a 315 metri sopra il livello del male e il clima è più temperato. Il mare che a te piace tanto è molto più stressante e ci rende nervosi!” E così ho ceduto.

In barca a vela fra le isole

A luglio sono andata a trovare Jens e Doro Wilhelm nella graziosissima Capodimonte. Loro adorano alzarsi la mattina presto, godersi il vento frizzante di tramontana del mattino, salire in barca a vela e veleggiare fra le isole. Così abbiamo fatto anche quella volta. Quando ci siamo avvicinati all’isola di Martana, che si può ammirare solo dalla barca perché è privata, ma molto bella, rocciosa nella parte superiore e verdeggiante in quella inferiore, i miei amici mi hanno raccontato la leggenda dell’isolotto. Pare che fosse la prigione della povera regina dei Goti Amalasunta, portata lì dai sicari del marito e poi brutalmente uccisa. Si racconta che fra la vegetazione lacustre si nasconda ancora oggi il suo spirito adirato. La storia della regina Amalasunta è molto famosa a Capodimonte, tanto che un’imbarcazione su due porta il suo nome. A proposito di leggende e storie… “Ti ricordi la favola francese della Bella e la Bestia?” mi hanno chiesto a bruciapelo, “Certo che sì”, ho risposto stupita. “Non è una favola inventata e il suo lieto fine ha avuto luogo nel più bel palazzo di Capodimonte, che si affaccia sul lago”. E Doro ha iniziato a raccontare che nel Cinquecento venne catturato a Tenerife un uomo, tale Pedro Gonzalez, affetto da ipertricosi, una malattia rara che riempie il corpo di una folta peluria; il poveretto venne messo in gabbia e portato in dono alla regina di Francia come un animale raro ed esotico. Caterina de’ Medici, divertita, volle fare un esperimento e costrinse una ragazza a sposarlo e afare dei figli con lui. Voleva vedere come sarebbero nati: i primi due bimbi nacquero normali, con grande delusione della regina; il terzo e il quarto ereditarono la malattia. In ogni caso, questa strana famiglia venne ceduta ai Farnese, che erano padroni di Bolsena: Ranuccio Farnese riconobbe a Pedro la dignità e il rango di gentiluomo in cambio di qualche esibizione pubblica dal bel palazzo sul lago. Mentre torniamo al campeggio per la cena penso: “Che storia atroce!” Difficile credere che sia accaduta davvero.

In bicicletta sul lago

La seconda volta che sono stata a Bolsena è stato grazie a un amico di Monaco, Tonio von Teuffenbach, che con la moglie Brigitte e una masnada di figli aveva deciso di trascorrere un mese sul lago, in un campeggio immerso nel verde dalle parti di Bolsena. Un giorno mi ha chiamato e mi ha detto :“Non ho voglia di venire a trovarti nel caos di Roma, vieni a trovarci tu”. “Ma i ragazzi non si annoiano un intero mese sul lago di Bolsena?” Non lo dicevo veramente, questa volta ero felice di partire, forte di due belle esperienze. Annoiarsi? Appena arrivata mi sono accorta che era impossibile. I ragazzi avevano tirato fuori le canoe e organizzato una gara sul lago; noi adulti, inforcate le biciclette, siamo partiti alla volta di Capodimonte e Marta. Il percorso era bellissimo, sotto gli alberi che si intrecciavano sulle nostre teste e ogni tanto una spiaggetta di sabbia scura dove fermarsi a fare il bagno. Dopo un’oretta siamo arrivati a Marta; abbiamo parcheggiato le bici e ci siamo inerpicati su per Via dell’orologio con le sue casette di tufo antiche. Marta è un centro storico medievale magnificamente conservato, con vicoli, archi e scalinate; le stradine lastricate con ciottoli di pietra antica sono ornate da vasi di piante e fiori e altri vasi sono appesi ai muri diroccati. Le signore anziane ancora passano i loro pomeriggi sedute sull’uscio come una volta. Vale proprio la pena salire la lunga scala che porta in cima alla Torre dell’orologio, una torre medievale alta ben 21 metri, che pare essere stata la prigione per gli ecclesiastici cantata da Dante nel IX canto del Paradiso. Dall’alto, il panorama sul lago è spettacolare. Al ritorno siamo scesi lungo scalinate strette per ritrovarci in un borgo colorato che non aveva nulla da invidiare al mare: il borgo dei pescatori, con centinaia di reti rosse stese ad asciugare vicino alle barchette e un odore buono di pesce secco che si spandeva nell’aria. Siamo tornati di fretta al campeggio pedalando, perché Tonio mi voleva mostrare tutti i luoghi che gli sono cari. A Bolsena, che è un borgo medievale che risale addirittura al III secolo, mi ha portato a vedere la chiesa di Santa Cristina, che per secoli è stata una tappa obbligata per i pellegrini che percorrevano la Via Francigena. È una chiesa che risale all’XI secolo, ma è stata più volte restaurata e infatti la facciata è in stile rinascimentale, il campanile è del Trecento e ha le tipiche finestre bifore. Il miracolo del 1263 lo conoscevo, me lo raccontavano sempre quando ero piccola e frequentavo la scuola dalle suore. Finalmente ho avuto modo di far vedere agli amici tedeschi che anch’io sapevo qualcosa. Ai tempi un sacerdote venne assalito dal dubbio che l’ostia non fosse il corpo di Cristo proprio mentre celebrava la Santa Messa e impartiva la comunione ai fedeli e in quel momento l’ostia cominciò a sanguinare!

Tonio, che è un fotografo appassionato e conosce tutti i posti belli, mi ha portato poi a visitare le catacombe, che risalgono al IV secolo e sono tutte affrescate con le storie di Santa Cristina, una giovane martire uccisa perché non aveva rinnegato la fede cristiana. Poi è stata la volta della Rocca Monaldeschi, un castello eretto tra il XIII e il XIV secolo che serviva come alloggio per le guarnigioni, oltre che per difendere il territorio e che, accanto a tanta storia, ospita un centro di ricerca con un acquario. Tonio, che sa tutto, mi ha portato a visitarlo: un ambiente enorme con 30 specie e 22 vasche. Nell’acquario è ricostruita la vita che si svolge dentro le acque del lago, con lucci, trote e carpe che la fanno da padroni. Si visitano diversi ambienti ricostruiti con materiali naturali, dalla sorgente alla foce del fiume, fino ad arrivare al lago. Un percorso bellissimo.

Terre di vino e olio

Tonio e Brigitte sono sportivissimi e mi hanno proposto di raggiungere anche Montefiascone in bicicletta. Io, da brava pigrona italiana, ho declinato l’invito, o meglio, mi sono rifiutata categoricamente: c’è una brutta salita da affrontare! E poi avevo le mie buone ragioni: a Montefiascone la cantina sociale vende il vino buonissimo di queste parti a ottimi prezzi! Anzi, ce ne sono addirittura due, una nel centro storico che vale la pena di visitare perché spiega come viene fatto il vino; la seconda un po’ più decentrata, in campagna. E così, loro malgrado, abbiamo preso la macchina e siamo andati a comprare il vino. Anche questa volta non mi sono fatta cogliere impreparata: l’aneddoto del vino Est! Est!! Est!!! lo conoscevo a memoria, da quando ero ragazzina. È il 1111 ed Enrico V di Franconia è in viaggio verso Roma per essere incoronato imperatore del Sacro romano impero dal papa. Al suo seguito c’è un vescovo, tale Johannes Defuk, che adora il buon vino. Questo, per facilitare la scelta della locanda in cui fare una sosta e bere il vino buono manda avanti un servo con l’incarico di assaggiatore: se il vino è buono, deve scrivere Est! (ossia è in latino) sulla porta della locanda. Che sorpresa quando il vescovo, arrivato a Montefiascone, trova la scritta Est! Est!! Est!!! Il vino non lo delude, al punto che decide di fermarsi tre giorni. Dopo aver acquistato diverse bottiglie di vino ce ne siamo andati a Gradoli a comprare l’olio, un olio extravergine fatto con le olive Canino. “La meravigliosa Tarquinia, con le sue tombe vicino al mare, è apochi chilometri”, mi racconta Tonio. “Sono vicinissime anche Cerveteri e Orvieto. Come puoi pensare che qui qualcuno possa annoiarsi?” Da poco ho conosciuto una signora tedesca, Ingrid Sturm. È appena tornata da una vacanza sul lago di Bolsena ed è entusiasta! Stranamente le sue impressioni sul luogo coincidono con le mie: “Qui nulla è di lusso – mi racconta – eppure tutto è perfetto!”.

I CONSIGLI DI TONIO

CAMPING VAL DI SOLE Via Cassia km 117,8 Bolsena (VT) +39 334 9952575 www.campingvaldisole.it

CAMPING BLU Località Pietre Lanciate Via Cassia km 111,650 Bolsena (VT) + 39 0761 798855 (in estate) +39 0761 799197 (in inverno) www.blucamping.it

RISTORANTE LA TAVERNETTA Corso Cavour 54 Bolsena (VT) +39 0761 798979

RISTORANTE IL PURGATORIO Località San Magno Bolsena (VT) +39 368 514322

CANTINA SOCIALE GRADOLI Via Roma 31 Gradoli (VT) +39 0761 456087 vendita diretta di olio

CANTINA SOCIALE MONTEFIASCONE Via Grilli 2 Zepponami (VT) +39 0761 826148 vendita diretta di vino

IL CONSIGLIO DI JOHANNES

AZIENDA AGRICOLA IL FIOCCHINO Strada Variante Località Fiocchino Piansano (VT) +39 338 4747562 vendita diretta di formaggi

IL CONSIGLIO DI INGRID

AGRICAMPEGGIO CAPODIMONTE Viale Sant’Antonio 221 Capodimonte (VT) +39 340 2268646

IL CONSIGLIO DI JENS E DORO

CAMPING MARIO Località Oppietti San Lorenzo Nuovo (VT) +39 0763 727485

I CONSIGLI DI SUSANNE

RISTORANTE MAMMA PAPPA Largo del Plebiscito 4 Montefiascone (VT) +39 0761 1894159

TRATTORIA-PIZZERIA DEL MORO Piazza Dante Alighieri 5 Bolsena (VT) +39 0761 798810 www.trattoriadelmoro.it

IL CONSIGLIO DI MARINA

TRATTORIA LA RIMESSA DEI PESCATORI Via della Spiaggia Marta (VT) +39 338 1720118