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CANOVA L’ARTISTA DELLA BELLEZZA


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Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 9/2022 vom 27.07.2022

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Bildquelle: Adesso, Ausgabe 9/2022

MEDIO AUDIO

L’armonia, ecco che cosa ti colpisce davanti a una statua di Antonio Canova. L’armonia fra le parti del corpo scolpito. L’armonia fra più corpi, se non ce n’è solo uno a comporre l’opera. Soprattutto, l’armonia dei gesti… Rimani incantato a guardare Amore e Psiche perché davvero ti aspetti che finalmente si bacino; davanti alle Tre Grazie resti in ascolto sperando di carpire qualche segreto; Paolina Bonaparte, appoggiata languidamente al bracciolo, sembra sfidarti con la sua bellezza… Sono passati 200 anni dalla morte di Antonio Canova, ma le sue opere non conoscono lo scorrere del tempo. Esposte in gallerie, musei o gipsoteche restano immortali, come i personaggi che rappresentano.

Armonia ed equilibrio

Antonio Canova è considerato il maggior esponente del Neoclassicismo, una corrente che si sviluppa tra la seconda metà del Settecento e l’età napoleonica grazie all’interesse ...

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... di intellettuali e artisti europei per l’arte antica, suscitato in gran parte dagli scavi di Ercolano (1738) e di Pompei (1748). Il massimo teorico del movimento neoclassico, che sceglie come sede privilegiata Roma, è lo storico tedesco Johann Joachim Winckelmann. Si parte dal presupposto che la rappresentazione del bello abbia avuto origine in Grecia. L’unica via per avvicinarsi a questo ideale è dunque quella di imitare i modelli greci. Imitare, però, non significa copiare, ma ispirarsi. Anche Canova teorizza: “Una cosa è il copiare che trascina servilmente all’arte, sopprime e raffredda il genio; e un’altra è consultare i capi d’opera dell’arte per studio, confrontandoli con la natura, per quindi rilevarne i pregi, e servirsene all’uso proprio e formarne poi un tutto che servir possa al soggetto che si deve esprimere, come hanno praticato i Greci, scegliendo dalla natura il più bello”.

NAPOLEONE COME MARTE PACIFICATORE

1803-1806, Apsley House, Londra

"Della mia bellezza non si può dire nulla: è universalmente riconosciuta. Così come della mia fama, visto che sono uno dei personaggi più amati e odiati della storia. Ma pensate un po’, ho addirittura rischiato di non vedere mai la luce! Eh già. Quando nel 1802 il mio futuro committente, Napoleone in persona, chiede a Canova di raggiungerlo a Parigi per realizzare un busto, riceve come risposta un bel rifiuto. L’ostilità verso Napoleone è tanta e le ragioni non mancano. Canova non riesce ad accettare che l’imperatore francese, dopo aver occupato l’Italia, nel trattato di Tolentino abbia ordinato di trasferire numerose opere d’arte in Francia. Un affronto che Canova non può perdonare. Convinto però da Pio VII, che teme si incrinino i rapporti diplomatici con la Francia, va a Parigi e in cinque sedute studia la fisionomia e realizza il primo modello in creta per il ritratto dell’imperatore. Durante una di quelle sedute, Napoleone esprime il desiderio di avere una statua realizzata dallo scultore più celebre del momento per collocarla nel Musée Napoléon, che voi conoscete con il nome di Museo del Louvre. E Canova? Questa volta accetta e si mette subito al lavoro. La sua idea è quella di conferire a Napoleone una dimensione eroica che lo collochi fuori da qualsiasi epoca. Ed eccomi qua, bello e possente come un dio: Napoleone Bonaparte come Marte pacificatore, questo il mio nome completo. Sono completamente nudo, tranne una foglia che copre le parti intime e la clamide che pende da una spalla, ma in questo modo emerge tutta la magnificenza del mio corpo. Se guardate bene il mio viso, riconoscerete i tratti di Cesare: il naso pronunciato, è simbolo di virilità. Quanti complimenti ho ricevuto da chiunque entrava nello studio dello scultore, dove per un po’ sono stato esposto. E avevano ragione! Come dice Stendhal, con questa statua Canova non soltanto imita i Greci, ma inventa una nuova idea di bellezza. È il 1811 quando finalmente arrivo a destinazione, non vedo l’ora che Napoleone in carne e ossa mi ammiri in tutta la mia magnificenza (sono alto più di 3 metri!). Che delusione, invece… Divento subito motivo di dibattito e critiche; Napoleone vede la mia nudità come un’irrisione nei suoi confronti e, per evitare che la gente sparli, ordina di coprirmi con un telo. Io, un dio, coperto da un pezzo di stoffa! Rimango sotto il telo fino alla caduta di Napoleone, quando, nonostante un’offerta di acquisto da parte di Canova stesso, vengo venduto per 66.000 sterline alla corona inglese, che mi regala al duca di Wellington, Arthur Wellesley, vincitore della battaglia di Waterloo. E così finisco proprio in casa di chi mi ha sconfitto. Ma almeno non sono più nascosto sotto un telo!"

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AMORE E PSICHE

1793, Museo del Louvre, Parigi

"Eccomi qui, immortalata per sempre in un delicato abbraccio con il mio Amore, che mi ha appena risvegliata dal sonno a cui Proserpina mi aveva condannata. Chi sono? Psiche, e quello che sfioro con le mie braccia è Amore, il dio di cui sono innamorata. Se volete ammirarci in tutta la nostra bellezza, dovete venire nella città dell’amore, Parigi, al Museo del Louvre. Ma non siamo sempre stati qui. Eravamo destinati alla campagna londinese. Eh già, è stato il duca inglese John Campbell, colonnello e appassionato d’arte antica, a commissionare nel 1788 la nostra statua a Canova, ma ecco che quando, nel 1793, eravamo pronti per essere spediti, il conte ha rinunciato, perché non aveva abbastanza soldi per pagare il trasporto in nave. Siamo rimasti allora nello studio di Canova fino al 1800, ma in quegli anni non ci siamo annoiati per nulla. Abbiamo incontrato tanti artisti, studiosi o semplici curiosi, attirati nello studio dalla fama del nostro creatore. Chiunque entrava e ci vedeva rimaneva estasiato. Il principe russo Nikolaj Jusupov, in visita a Roma per conto dell’imperatrice Caterina II di Russia, che voleva Canova alla sua corte, non riuscendo nell’impresa chiese di poter avere almeno una nostra copia. Anche in questo caso non è stato accontentato del tutto, perché Canova ha scolpito una seconda versione di Amore e Psiche, che oggi si può ammirare all’Ermitage di San Pietroburgo. E sapete che tanti poeti ci hanno dedicato poesie e tanti artisti ci hanno preso a modello? La poesia più famosa che abbiamo ispirato è Ode a Psiche, dell’inglese John Keats, e Auguste Rodin pensava a noi mentre scolpiva L’eterna primavera. Ma basta divagare, torniamo a quando abbiamo lasciato lo studio di Canova. Nel 1800, ecco che il banchiere olandese Henry Hoppe ci acquista. Neanche il tempo di chiudere l’accordo con Canova che subito veniamo rivenduti per 2.000 zecchini a Gioacchino Murat, maresciallo dell’Impero francese e cognato di Napoleone. Finalmente il palcoscenico che ci meritiamo! Nello splendido castello di Murat, Villiers-la-Garenne, veniamo presentati con una magnifica festa a cui partecipa anche Napoleone, che diventa un nostro grande estimatore. Proprio a lui veniamo ceduti nel 1808, in cambio di diverse proprietà nel Regno di Napoli. Napoleone decide di trasferirci al Louvre, che ai suoi tempi si chiamava Musée Napoléon, e così dal 1809 siamo qui. Quanta gente ci ha ammirato, quanti continuano a farlo. Noi rimaniamo fermi nel momento più bello di ogni innamorato, tesi verso un bacio che non ci scambieremo mai. A proposito di baci, posso rivelarvi un segreto? Gustave Flaubert si vantava di avermi baciato: “Ho baciato sotto l’ascella la donna in deliquio che tende verso Amore le sue slanciate braccia di marmo” … Be’ non voglio deluderlo, ma quella che ha baciato è una delle tante copie che Adamo Tadolini, allievo preferito di Canova, ha realizzato. Ma mi raccomando, non ditelo in giro."

PERSEO TRIONFANTE,

1801, Musei Vaticani, Città del Vaticano

"Il mio nome vi dice qualcosa? Non sono una delle opere più conosciute di Canova, ma vi assicuro che sono fra le più studiate. Intanto mi presento. Sono Perseo, l’eroe che ha sconfitto Medusa. Qui Canova mi ritrae nel momento in cui sollevo la testa appena tagliata di una delle tre Gorgoni. Sono raffigurato secondo il canone dell’iconografia classica: nudo. Ho un copricapo alato, i sandali di Mercurio e la spada, tutti doni che mi sono stati offerti apposta per questa impresa. In una mano tengo la testa di Medusa e nell’altra la mia arma. A sorprendervi è probabilmente la mia posizione …avete notato che sono sbilanciato da un lato? Eh già, se guardate bene, sembro proprio in precario equilibrio. Sono in punta di piedi, il corpo proteso verso destra, il braccio teso nello sforzo di tenere in alto la testa di Medusa… come faccio a non crollare a terra? Nel realizzarmi, Canova ha voluto mettere in pratica tutte le sue abilità. Ma torniamo alla domanda che vi ho posto poco fa. Come faccio a non cadere? Grazie all’espediente del manto che parte dalla mia spalla destra e arriva fino a terra, scaricando al suolo il peso della statua. Una seconda domanda che ha fatto impazzire i critici e gli esperti d’arte è questa: come è stato possibile lavorare un pezzo di marmo così distante dal resto della statua? Il rischio maggiore è infatti che il marmo si rompa all’altezza della mano o del braccio. Semplice, Canova ha usato un blocco di marmo separato, realizzando la testa di Medusa in un secondo momento. E per non gravare sul braccio, ha anche deciso di svuotarla. Vi ho incuriosito? Per vedermi dovete recarvi nella Città eterna e poi ai Musei Vaticani. Vi aspetto nel Cortile ottagono (un tempo Cortile delle statue) su un piedistallo dove in passato era esposto l’Apollo del Belvedere, una splendida statua in seguito portata in Francia. Già, dopo il trattato di Tolentino i Musei Vaticani sono stati spogliati di un centinaio fra statue e dipinti, portati via per essere esposti al Louvre. E se mi guardate bene, noterete qualche somiglianza con la statua che ho sostituito. Non lasciatevi ingannare, in realtà è un caso, perché il mio primo committente era il tribuno Onorato Duveyriez, che mi ha poi ceduto alla Repubblica Cisalpina per decorare il nuovo Foro Bonaparte di Milano. Alla fine mi ha acquistato papa Pio VII e da allora sono a Roma."

Fra le opere di Canova che seguono i dettami del Neoclassicismo una delle prime è Teseo sul Minotauro (1781). L’eroe, rappresentato subito dopo la lotta, è seduto sul mostro che ha appena ucciso. Scegliendo il momento del riposo, Canova evita di rappresentare le passioni legate alla lotta, con una consapevole rinuncia al dinamismo e alla passionalità tipiche del Barocco. Ritroviamo la stessa scelta nelle Tre Grazie (1813-1818), un gruppo scultoreo incentrato sulla bellezza e delicatezza dei corpi femminili che danzano sfiorandosi; nella Venere italica (1804-1812), realizzata come compensazione per il trasferimento in Francia della Venere de’ Medici (restituita nel 1815, oggi agli Uffizi), talmente curata nei dettagli da sembrare vera. Un discorso a parte merita l’unica scultura di Canova in cui il sentimento prevale sulla ragione: Ercole e Lica. Ercole è immortalato nel momento in cui scaglia tutta la sua forza contro Lica, responsabile di avergli portato una veste intrisa nel sangue del centauro Nesso, che provocava dolori lancinanti a chi la indossava.

Canova è un maestro anche nel ritratto scultoreo. Celeberrimo quello di Napoleone (1806), riprodotto in numerose copie, come quello di sua sorella Paolina Borghese come Venere vincitrice, rappresentata nuda, sdraiata su una poltrona, di una bellezza eterea proprio come la dea dell’amore. Fra i capolavori anche il Monumento funebre a Maria Cristina d’Austria, nell’Augustinerkirche di Vienna, strutturato come una piramide con un varco scuro al centro, che idealmente richiama il passaggio dal mondo dei vivi a quello dei morti. Il monumento riscosse un successo notevole e, tra gli ammiratori, c’era anche Stendhal, che lo definì “la più bella tomba fra quelle esistenti”. Se siete stati a Vienna e vi è capitato di vederla sono sicura che non potete dargli torto.

Canova in mostra

L’anniversario dei 200 anni dalla morte è un’occasione unica per poter conoscere più a fondo il genio di Canova. Una delle ultime mostre allestite per l’occasione è aperta al Museo Balio di Treviso fino al 25 settembre (www.museicivicitreviso.it) con il titolo di Canova gloria trevigiana. L’esposizione presenta oltre 150 opere, tra cui il Perseo trionfante, l’Apollo del Belvedere, i gessi preparatori, bozzetti e disegni. Un altro modo per farsi un’idea del percorso culturale di Canova, tenuto conto che le opere dell’artista sono sparse in tutta Italia e nel resto del mondo, è visitare la gipsoteca di Possagno, in provincia di Treviso, che contiene una raccolta completa dei suoi gessi (www.museocanova.it). Ne vale davvero la pena!

VITA

Nato a Possagno (Treviso) il 1° novembre 1757, Antonio Canova cresce con il nonno scultore. Presto entra nelle grazie del nobile veneziano Giovanni Falier. Un giorno, si racconta, si trova in casa sua durante una cena. La cuoca rovina la decorazione della torta e Canova, che in quel momento ha solo sette anni, prende un panetto di burro e ne ricava un leone. Leggenda o verità? Non è dato sapere, ma sul precoce talento di Canova non si discute e proprio Falier gli dà la possibilità di studiare presso l’Accademia del nudo di Venezia.

Appena compiuti i 20 anni, apre la sua bottega. La fama cresce e supera i confini di Venezia, così nel 1783 Canova viene chiamato a Roma per realizzare il monumento funebre di papa Clemente XIV. Nel 1801 si reca a Parigi su diretto invito di Napoleone Bonaparte. Nel 1805 è aVienna per realizzare il monumento funebre a Maria Cristina d’Austria. A Napoli gli viene commissionata la statua equestre di Carlo III di Spagna, che oggi troneggia in Piazza del Plebiscito. Nel 1818 inizia a lavorare al Tempio di Possagno, o Tempio canoviano, che verrà inaugurato soltanto dopo la sua morte, nel 1830. Canova muore nel 1822 a Venezia. Le sue spoglie sono sepolte nel Tempio di Possagno e il cuore è conservato nella basilica dei Frari di Venezia.