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Crete senesi


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Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 1/2023 vom 14.12.2022

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Bildquelle: Adesso, Ausgabe 1/2023

Le crete senesi nei pressi di Pienza.

DIFFICILE

Non esiste paesaggio che rappresenti meglio il “sogno toscano”, quell’immagine da cartolina fatta di colli dai profili tondeggianti che cambiano colore a ogni stagione, di strade sinuose, di argille che diventano viola al passaggio dell’aratro, di messi che in primavera ondeggiano al vento, di oliveti argentati e radi cipressi accanto a un’isolata pieve di campagna. Ecco, le Crete sono questo: un cuneo di colline argillose e scabre che da Siena si allargano a ventaglio. Verso nord costeggiano il Chianti lungo l’antica Via Scialenga, che oggi coincide all’incirca con il raccordo autostradale Siena-Bettolle; verso sud si estendono sul fianco sinistro della Via Cassia, verso Montalcino e la Val d’Orcia. Questa sorta di triangolo geologico, che ha come capitale Asciano e come capoluogo spirituale la suggestiva abbazia di Monte Oliveto Maggiore, è attraversato in tutta la ...

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... sua lunghezza dalla l’antica arteria di collegamento tra la Val di Chiana, in Toscana, e il santuario mariano di Loreto, nelle Marche.

Da Siena a Monte Oliveto Maggiore

Si dice che le Crete senesi provochino in chi le visita una sorta di sindrome che spinge ad andare continuamente avanti, in cerca di suggestioni sempre nuove. Non è difficile crederci. Appena usciti dal centro storico di Siena, diretti a est, sembra già di intravedere le punte tremanti dei pioppi selvatici e ipoderi polverosi che siamo abituati a vedere nei quadri. Una prima sosta si fa nella campagna del Pian delle Cortine, all’ombra del cippo che commemora la battaglia di Montaperti, che qui si svolse nel 1260. Fra i fiorentini impegnati a combattere i senesi ce n’era uno destinato a diventare famoso per altre ragioni: Dante Alighieri. Il tempo di dare uno sguardo più a sud, oltre Radi, dove le Crete si addolciscono fino a confondersi con i boschi, ed è già ora di rimettersi in cammino.

La striscia d’asfalto della Lauretana arriva alle Biancane di Camposodo e all’altura di Leonina. La sosta è d’obbligo, ma per raggiungere il primo punto chiave del viaggio bisogna salire a piedi in cima alla collina. Il Site Transitoire è un’enigmatica installazione di travertino sospesa fra terra e cielo, posata sulla nuda creta dallo scultore francese Jean-Paul Philippe quasi a esaltare gli elementi del paesaggio e i suoi giochi di luce: il profilo di Siena in lontananza, l’argilla che domina ovunque, i calanchi scavati dalla pioggia, i borghi e icasali costruiti dalla sapienza degli antichi sul solido tufo in cima ai poggi. Riprendiamo il cammino in un paesaggio al tempo stesso aspro e gentile, quasi magnetico, che non dà respiro al viaggiatore e lo conduce, tra curve e saliscendi, fino al Ponte del Garbo, alle porte di Asciano, nel cuore delle Crete. Prima di scendere a fondovalle, però, è bene concedersi una deviazione. La strada qui si ramifica: se si va avanti si raggiunge il borgo di Asciano; a sinistra parte la spettacolare e fotografatissima strada sterrata che conduce a Monte Sante Marie, il tratto più famoso del tracciato ciclistico delle Strade Bianche e dell’Eroica [vedi box a pag. 18]; a destra sale invece la tortuosa stradina che conduce al paesino di Chiusure, incantevole e sconosciuto ai più, e aMonte Oliveto Maggiore.

Monte Oliveto Maggiore e il “deserto” che non c’è

“Deserto di Accona”, così viene indicata l’area in cui, immerso in un bosco di cipressi sull’orlo di gole inaccessibili, si erge il maestoso complesso monastico in mattoni rossi di Monte Oliveto Maggiore, casa madre dell’ordine degli Olivetani, fondato nel XIV secolo da Bernardo Tolomei. È un luogo di incredibile suggestione, oltre che di straordinaria bellezza. D’obbligo una visita al bellissimo chiostro affrescato da Giovanni Antonio Bazzi, noto come “il Sodoma”, e Luca Signorelli, alla biblioteca e all’antica farmacia, ma anche alla suggestiva cantina storica, con assaggio degli ottimi vini qui prodotti. Tornando al nome di questa zona, come è facile immaginare il termine “deserto” si presta a divertenti equivoci. Non mancano i turisti che si aspettano di trovare da queste parti dune di sabbia, palme e cammelli. “In realtà qui, di desertico in senso fisico e naturalistico non c’è ovviamente mai stato nulla”, sorride l’archeologo medievista Francesco Brogi, vicepresidente dell’associazione Arca, che si occupa della valorizzazione delle risorse culturali del territorio. “Il deserto è quello dettato dal romitaggio, dall’isolamento spirituale ricercato dal fondatore della comunità monastica, Bernardo Tolomei, e dai suoi seguaci, non certo dall’ambiente circostante. E attenzione: il toponimo individua il preciso luogo in cui si trova l’abbazia e non tutte le Crete, come a volte qualcuno pensa!” Lasciato il monastero, si può risalire a Chiusure, per godersi un panorama che spazia da Radicofani a Montalcino e poi ridiscendere verso Asciano, il capoluogo delle Crete. Un paesaggio incredibile, che non ci si stancherebbe mai di guardare.

Asciano, città schietta e preziosa

Asciano non ha nulla in comune con alcune famose destinazioni turistiche vicine. Pochi fronzoli, l’atmosfera schietta della provincia e almeno un paio di gemme da non perdere: la basilica di Sant’Agata, severo capolavoro del Romanico, il Museo archeologico e d’Arte sacra di Palazzo Corboli, ricavato da un antico palazzo affrescato del Trecento che anni fa il Daily Telegraph ha segnalato come uno dei 15 piccoli musei più belli d’Italia. Il modo migliore per conoscere Asciano è una passeggiata tra i vicoli del centro storico o lungo la via degli antichi mulini che lambisce l’abitato. Poi una pausa nella centrale Piazza Garibaldi, luogo di ritrovo del paese e via, di nuovo in marcia verso San Giovanni d’Asso. Il minuscolo borgo, rinomato per i suoi tartufi bianchi, che in realtà proliferano in tutto il territorio delle Crete, ha anche un affascinante castello e una pieve antichissima. Alle sue porte merita assolutamente una sosta il Bosco della Ragnaia, una sorta di enigmatico parco-giardino, pieno di simboli esoterici, creato 20 anni fa dall’artista americano Sheppard Craige dopo aver scelto di vivere da queste parti.

DORMIRE

PALAZZO BIZZARRI Via Matteotti 5, Serre di Rapolano +39 0577 704765 B&B di charme in una dimora storica con sole due camere.

TENUTA LA FRATTA Località La Fratta 5, Sinalunga +39 334 3390664 Locanda ricavata dalle stalle del Cinquecento di una fattoria storica.

AGRITURISMO IL MOLINELLO Località Molinello, Asciano +39 0577 704791 Piacevolissimo agriturismo biologico a gestione familiare.

MANGIARE

LA MENCIA Corso Matteotti 85, Asciano +39 0577 718227 Ristorante con cucina del territorio, sul corso principale del paese.

LA SOSTA Località Crocevie, Serre di Rapolano +39 0577 704777 Un po’ fuori dal paese, ottima accoglienza e qualità.

PORTOFRANCO Via Umberto I 97A, Montisi +39 0577 1740044 vineriaportofranco Vineria, osteria e rivendita di prodotti tipici del territorio (e non) nell’intimo borgo di Montisi.

E ancora oltre

La voglia di andare avanti spinge a rimettersi in moto. Ad attirare il viaggiatore è ora il susseguirsi di strade provinciali che da San Giovanni portano a est, fino ai confini con la Val d’Orcia. La visita ai paesini medievali di Montisi, Castelmuzio e Petroio, con le atmosfere incantate e isilenzi dei boschi, che ora prevalgono sulle tinte cangianti dell’argilla, vale da sola la deviazione. Proseguendo ancora si arriva a Montefollonico, un altro borgo delizioso, e si sconfina così in Val di chiana, la terra delle storiche fattorie che allevano la pregiata razza bovina Chianina. Tra queste c’è La Fratta, un grande complesso rurale proprio sulla Lauretana, un luogo nel quale si viene trasportati in una dimensione di favola. Qui sono state girate molte scene del film Pinocchio di Roberto Benigni e certo non è un caso. Prima o poi è necessario ristorarsi, magari restando in zona e visitando anche Pienza, con il suo centro storico Patrimonio dell’Umanità Unesco, senza tralasciare i meravigliosi panorami che si ammirano nelle sue campagne. Oppure, ci si può rimettere in viaggio e fermarsi in una pittoresca trattoria a Torrita di Siena. È d’obbligo un assaggio di bistecca doc, prima di tornare verso ovest puntando su Trequanda, il borgo che sorge proprio al limitare delle Crete. Da lì si ridiscende sulla Lauretana in direzione di Rapolano Terme.

Di nuovo verso Siena

Appena superate le ombrose foreste di lecci che per un tratto avvolgono la strada, la vista è entusiasmante: davanti si stendono a perdita d’occhio, fino a Siena, le colline argillose; a destra, verso nord, danno spettacolo le cave dismesse di travertino, la pietra locale per antonomasia. Sulle cave domina l’antichissimo insediamento di Serre di Rapolano con la Grancia, il granaio fortificato medievale. All’interno è stato ricavato un suggestivo Museo dell’Olio, dedicato all’extravergine di queste colline, tra i più pregiati della Toscana. Poco oltre, Rapolano Terme, con i suoi due complessi termali e icentri benessere, costituisce il punto d’approdo obbligato per gli amanti del relax. Si racconta che qui anche Giuseppe Garibaldi curò le sue ferite, immergendosi in una vasca ovviamente di travertino. Per un rapido rientro a Siena sarebbe sufficiente imboccare la comoda strada a quattro corsie che porta direttamente in città, ma il suggerimento è di utilizzare la vecchia provinciale un po’ sconnessa che, intersecandosi qua e là con l’arteria principale, costeggia il versante settentrionale delle Crete e lambisce una serie di minuscoli borghi fortificati dai nomi improbabili: Armaiolo, Laticastelli, Torre a Castello. Tutti allineati, non a caso, lungo l’antica Via Scialenga, che marcava, e ancora marca, uno dei tanti invisibili ma inviolabili confini della terra senese, quello tra le Crete e il Chianti.

L’EROICA E LE STRADE BIANCHE

Nelle Crete senesi si trova il tratto di strada bianca forse più famoso, agognato [agognare: ersehnen] e temuto [temere: fürchten] dai ciclisti [Radfahrer] di tutto il mondo: i polverosissimi 12 km di sterrato di Monte Sante Marie, che si snodano [snodarsi: sich schlängeln] tra paesaggi accecanti [blendend], tremende salite [Bergauffahrten] e discese [Bergabfahrten] vertiginose [schwindelerregend]. Proprio in vetta alla collina di Monte Sante Marie si trovano sia la “cima Coppi” dell’Eroica – la famosa gara ciclistica per mezzi d’antan [von früher] organizzata ogni anno nel mese di ottobre tra il Chianti e le Crete senesi – sia il punto più impegnativo [anspruchsvoll] della “Strade Bianche”, la gara professionistica che a marzo riunisce nel Senese tutti i campioni del ciclismo mondiale [Rad-Weltmeister]. Ovviamente la strada bianca può essere percorsa, con la giusta cautela [Vorsicht], anche a piedi o in auto, ed è anzi una meta consigliatissima per chi desidera conoscere il territorio e isuoi paesaggi.