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DIFFICILE:- INTERVISTA:- Italia, popolo di scienziati!


Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 9/2019 vom 17.07.2019

Bleistift, das @, Vakuum und viele andere bahnbrechende Erfindungen und Ideen haben wir italienischen Genies zu verdanken. Doch warum ist das kaum bekannt? Der Journalist Massimo Sideri verrät, woran es liegen könnte.


M assimo Sideri, editorialista delCorriere della Sera , si occupa di temi legati all’innovazione e dirige ilCorriere Innovazione . Come opinionista, si è concentrato sui rapporti fra l’uomo e la macchina. Oltre che docente presso l’Università di Trento, è anche direttore del Festival dell’Innovazione Galileo di Padova, la cui ultima edizione si è svolta lo scorso maggio. Ha pubblicato ...

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Bildquelle: Adesso, Ausgabe 9/2019

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M assimo Sideri, editorialista delCorriere della Sera , si occupa di temi legati all’innovazione e dirige ilCorriere Innovazione . Come opinionista, si è concentrato sui rapporti fra l’uomo e la macchina. Oltre che docente presso l’Università di Trento, è anche direttore del Festival dell’Innovazione Galileo di Padova, la cui ultima edizione si è svolta lo scorso maggio. Ha pubblicato diversi saggi e il romanzo gialloScoop mortale . Il suo ultimo libro,La sindrome di Eustachio , parla dei grandi inventori italiani che sono rimasti sconosciuti.

Massimo Sideri (47)


Foto: Gent. conc. M. Sideri

Quale è l’invenzione italiana più dimenticata di tutte?
Senz’altro il vuoto: senza Torricelli non avremmo le lampadine, le TV, i computer. Tutta l’informatica si basa sul vuoto. Tutti sanno che i cinesi hanno inventato gli spaghetti e la polvere da sparo, oltre alla prima carta. Praticamente nessuno sa che senza l’Italia, magari avremmo impiegato altri secoli per svelare quella che è la più grandefake news della storia, quella di Aristotele: il vuoto non esiste.
Si dice che l’Italia non faccia sistema, ma nell’incapacità di valorizzarsi pare imbattibile. Quali le cause?
È un tema annoso e complicato. Un cane che si morde la coda. Più lo diciamo e più non riusciamo a fare nulla. Dal punto di vista delle imprese, l’Italia non ha mai capito che non si resta un grande paese senza uno sforzo collettivo. Io analizzo più che altro quelle che sono le radici culturali di questo atteggiamento. Dietro tutto, sospetto che ci sia anche una certa reticenza nei confronti della scienza. Ancora oggi i dibattiti surreali e senza nessun fondamento scientifico sull’utilità o meno dei vaccini e della cosiddetta “protezione di gregge” ne sono il segnale: è chiaro dal punto di vista medico che i vaccini sono necessari. Se poi però facciamo parlare di questi temi chi nella vita fa il cantante, allora è un altro tema.

L’Italia è ancora un popolo di inventori?
Il livello scientifico in Italia è altissimo. In molti campi, come la robotica e le biotecnologie, i nostri scienziati sono seguiti in tutto il mondo. Il fatto che poi gli italiani spesso lavorino a livello molto alto negli altri paesi è un’ulteriore prova che ci deve essere un po’ di sabbia nei nostri ingranaggi, soprattutto nella nostra capacità di trasformare la scienza in crescita e occupazione. Personalmente credo che questo sia il più grande problema che l’Italia ha in questo momento: viviamo in compartimenti stagni, separati, come silos. Da una parte gli scienziati, dall’altra gli imprenditori. Le grandi aziende nascono dal dialogo tra questi due mondi, non dalla separazione. Anche questo è un retaggio del passato: i Bernacotti hanno inventato le matite moderne, ma francesi e tedeschi le hanno sapute industrializzare, creando marchi a cui tutti noi facciamo riferimento. Dovremmo avere l’umiltà di imparare alcune cose.
In quali campi l’Italia eccelle nell’innovazione?
Nella robotica siamo i sesti esportatori al mondo. I nostri robot sono stati acquistati anche nelle università giapponesi. Nelle biotecnologie abbiamo partecipato fattualmente alla rivoluzione che sta portando alle terapie geniche. Nel 1992 fu un italiano, Claudio Bordignon, a fare il primo esperimento sulle cellule staminali ematopoietiche dell’essere umano. Inutile poi citare il cibo, la moda, i vini...
A un giovane inventore italiano cosa suggeriresti di fare, per non ripetere gli errori dei suoi predecessori?
Di non avere paura di parlare con chi fa impresa. La scienza ha bisogno del business e viceversa.
C’è un’invenzione italiana universalmente riconosciuta che non è nostra?
Direi proprio di no. Nessuno ci può accusare di questo. Purtroppo siamo vittime del contrario: il telefono è stato senza nessuna ombra di dubbio inventato da Antonio Meucci (è stato riconosciuto anche dal congresso americano), eppure in molti dubitano ancora. Si sente sempre citare Bell, ma basta andare a vedere le date e i documenti per scoprire che fu una brutta storia.

CHI È

Massimo Sideri lavora per ilCorriere della Sera ed è responsabile editoriale del supplemento [Beilage ] settimanaleCorriere Innovazione . Ha pubblicato diversi libri e saggi tra cuiCome salvarsi dal posto fisso (Il Filo, 2007),Banda stretta. Il futuro dell’Italia di fronte alla rivoluzione digitale. Come coglierne le opportunità e non perdere la sfida (con Francesco Caio, Rizzoli, 2011), e il thrillerFree Press (con Simone Scelsa, Baldini e Castoldi Dalai, 2010). Ha vinto il premio della provincia di Milano “Mi faccio impresa” per i suoi articoli sulle start up.