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DIFFICILE: INTERVISTA: Vivere sotto scorta


Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 1/2019 vom 19.12.2018

Mit Beharrlichkeit und unter Lebensgefahr deckte die Journalistin Federica Angeli die mafiösen Machenschaften dreier Clans im römischen Ostia auf. Ihr Leben und das ihrer Familie ist seither ein anderes.


Artikelbild für den Artikel "DIFFICILE: INTERVISTA: Vivere sotto scorta" aus der Ausgabe 1/2019 von Adesso. Dieses epaper sofort kaufen oder online lesen mit der Zeitschriften-Flatrate United Kiosk NEWS.

Bildquelle: Adesso, Ausgabe 1/2019

Federica Angeli, una cascata di capelli biondi e un viso d’angelo, non è una che le manda a dire. Quando va a intervistare Paolo Papagni, il fratello del presidente del sindacato degli imprenditori balneari, una persona rispettata nel quartiere di Ostia in cui vive, lo affronta con una domanda piuttosto diretta: “Si dice che dietro i roghi di tanti stabilimenti ci sia la sua mano. È così?” Incurante del ...

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Federica Angeli, una cascata di capelli biondi e un viso d’angelo, non è una che le manda a dire. Quando va a intervistare Paolo Papagni, il fratello del presidente del sindacato degli imprenditori balneari, una persona rispettata nel quartiere di Ostia in cui vive, lo affronta con una domanda piuttosto diretta: “Si dice che dietro i roghi di tanti stabilimenti ci sia la sua mano. È così?” Incurante del volto sempre più pallido del cameraman che l’accompagna, rincara la dose: “Senta Papagni, è vero che Lei negli anni Ottanta assoldò un killer, tale Cappottone, lo stesso che poi avrebbe gambizzato Vito Triassi, per uccidere Carmine Fasciani?” Si può solo immaginare la faccia che fece il signor Papagni… Nata e cresciuta a Ostia, Federica Angeli non ha mai accettato che un posto così bello fosse ostaggio di poche famiglie mafiose e che, per esempio, un lungo muro di cemento impedisse l’accesso alla spiaggia, privatizzandola. Rinchiusa e sequestrata per alcune ore in uno degli stabilimenti sui quali stava indagando, minacciata di morte, Federica Angeli ha continuato imperterrita a indagare e a denunciare. All’inizio con difficoltà, perché la polizia riteneva che la mafia esistesse soltanto al Sud e la giornalista ogni volta doveva anche convincere il caporedattore dell’effettiva gravità dei fatti. Poi, finalmente, è arrivato anche l’appoggio della magistratura.
Cos’è e come funziona la mafia a Ostia?
Esiste una mafia autoctona romana, non abbiamo mafie di importazione dal Sud e questa è già una prima anomalia. La seconda anomalia è che esistevano fino a qualche tempo fa tre clan che si erano spartiti il territorio e in nessuna terra di mafia ci sono mai stati più di due clan che convivono e di solito un clan ha sempre la supremazia sull’altro. A Ostia invece si era raggiunta unapax criminale tra i Fasciani, gli Spada e i Triassi, che si erano spartiti il business e non avevano bisogno di farsi la guerra.
Sei nata e cresciuta a Ostia: quando hai cominciato a percepire la presenza della mafia?
Già da adolescente avvertivo il timore che i cittadini avevano di questi personaggi. È ovvio che però, quando abiti e frequenti un posto, una località, una città, non hai però contezza, perché diventa quasi abitudine vedere quella gestualità, quel tipo di comportamenti e quindi non riesci ad analizzarli in maniera distaccata. Quando sono diventata cronista ho guardato il mio territorio con altri occhi e mi sono resa conto che la situazione era molto più grave di quanto pensassi.
Una notte hai assistito a un delitto e hai denunciato. In quel momento stavi già indagando sulla mafia di Ostia?
Sì, era un’inchiesta giornalistica alla quale lavoravo da anni; mi ero anche infiltrata negli ambienti della mala per vivere queste cose da dentro. Quando poi sono uscita allo scoperto, nel mio ruolo di cronista, sono stata minacciata di morte e sequestrata, chiusa in una stanza e minacciata. Un mese e mezzo dopo, sotto casa mia, è avvenuta una sparatoria, un tentato duplice omicidio di cui sono stata testimone oculare. Bada bene, l’unica testimone oculare, ma nel senso che sono l’unica persona che ha denunciato. In realtà, insieme a me c’erano tantissime persone affacciate alle finestre, ma sono state zitte, perché il boss ha alzato gli occhi, ha invitato la gente a rientrare in casa e tutti hanno obbedito, tranne me.

Federica Angeli (45)


MI PIACE

andare al mare

mangiare le melanzane alla parmigiana [ überbackene Auberginen]

NON MI PIACE

la falsità [ Unaufrichtigkeit]

le persone che bestemmiano [ bestemmiare: fluchen], anche se sono agnostica

chi esercita [ esercitare: ausüben] violenza [ Gewalt] sui bambini

Com’è cambiata la tua vita, dopo quella notte?
Ho perso completamente la mia libertà. Sono ormai quasi 2.000 giorni, cinque anni, che io vivo costantemente accompagnata e sorvegliata da due carabinieri al giorno, a turno. Non posso uscire sul balcone di casa, non posso scegliere dove sedermi al ristorante, in quale bar andare, non viaggio in macchina con i miei figli, non guido l’auto. Sono una giornalista, quindi in teoria dovrei poter garantire riservatezza alle mie fonti. Ecco, questo non esiste più, perché a ogni incontro che faccio ci sono comunque i carabinieri. È una vita decisamente dura. Molto spesso si pensa che vivere sotto scorta sia un privilegio, in realtà io la vivo come una situazione claustrofobica. Non vedo l’ora di riappropriarmi della mia vita, della mia libertà, ma forse allora sarà troppo tardi, perché non potrò più accompagnare i miei figli a scuola. Saranno già abbastanza grandi per andarci da soli.
Nel tuo libro scrivi una lettera ai tuoi figli e ti scusi per quello che è successo. Perché, cosa gli è mancato?
Gli sono mancati tutti i piccoli gesti quotidiani di normalità, come ad esempio cominciare a correre per strada e chiedermi di prenderli, cosa che io non posso fare, perché accanto a me c’è un uomo armato, che non potrebbe corrermi dietro; oppure accompagnarli a scuola con la musica a tutto volume. Quando la scorta ti lascia a casa e se ne va, se i bambini hanno voglia di un gelato non posso più uscire di casa a comprarglielo. Ecco, tutta questa normalità, di fronte a una situazione, a un dramma che abbiamo vissuto, si è trasformata. A me è sembrato doveroso lasciar loro una cosa che rimanesse tutta la vita, che era appunto questa lettera.
Come si vive a Ostia, a parte la mafia?
È un territorio governato da diavoli, perché oltre ai clan abbiamo una categoria, che è per esempio quella degli imprenditori balneari, che hanno disposto che quel mare è cosa loro, quindi hanno costruito cemento su cemento, tanto che dalla strada noi cittadini di Ostia non vediamo il mare. Non possiamo dire che i balneari siano mafiosi, però c’è una gestione sicuramente ambigua di un bene pubblico. Abbiamo una città paralizzata dagli interessi sia della malavita, sia di un’imprenditoria malsana. Però potenzialmente Ostia è un territorio bellissimo.
Perché tutti hanno chiuso gli occhi di fronte a questa realtà? Per incuria oppure per malizia?
C’è voluto tantissimo tempo per ammettere che a Roma esisteva una mafia autoctona. Nessuno la vedeva e questo ha reso i tre clan molto forti e molto difficile anche il mio lavoro giornalistico, perché era un tema che non era considerato importante. Se ci fossimo messi tutti di buona lena – uno con la penna, uno con le misure cautelari, la politica con un gioco d’attacco rispetto alla mafia, confiscando per esempio i loro beni… – in sei-otto mesi c’è l’avremmo potuta fare.
Parli sempre al passato. Pensi che la mafia di Ostia sia stata vinta?
Sì, almeno questi clan sono stati sconfitti. Il problema ora è cambiare la mentalità, la cultura di questo posto e un po’ di tutta l’Italia, perché se non si cambia la testa delle persone, il rischio è che, arrestati loro, arrivi un altro clan e si replichino le stesse identiche dinamiche che hanno portato questi clan a consolidarsi. Quindi adesso bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare sulle coscienze civili dei cittadini.

CHI È

Federica Angeli, nata a Roma nel 1975, è cronista [ Reporter, -in] di nera e giudiziaria [ Lokalnachrichten] e redattrice del quotidiano la Repubblica. Nel 2016, per il suo impegno [ Einsatz] nella lotta [ Bekämpfung] alla mafia è stata nominata “Ufficiale della Repubblica italiana al merito” [ Offiziersverdienstorden der Italienischen Republik] dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. È autrice di numerosi libri. L’ultimo è un’autobiografia intitolata A mano disarmata[ unbewaffnet, wehrlos]. Cronaca di millesettecento giorni sotto scorta(Baldini e Castoldi, 2018).


Foto: TANIA/BUENAVISTAPHOTO