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Icona, profeta e scomodo intellettuale d’Italia.


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Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 5/2022 vom 30.03.2022

AUF S. 64 VERSION A2

PPP PIER PAOLO PASOLINI

Artikelbild für den Artikel "Icona, profeta e scomodo intellettuale d’Italia." aus der Ausgabe 5/2022 von Adesso. Dieses epaper sofort kaufen oder online lesen mit der Zeitschriften-Flatrate United Kiosk NEWS.

Bildquelle: Adesso, Ausgabe 5/2022

DIFFICILE

Cè un sentimento che l’Italia prova verso Pier Paolo Pasolini: la nostalgia. È stato un personaggio scomodo, scandaloso e criticato, ma adesso, a 100 anni dalla nascita ea 47 dalla morte, è citato sui social, evocato sui giornali e in TV. Ci si chiede cos’avrebbe detto di un fatto di cronaca, come avrebbe commentato una certa situazione politica. Controverso in vita quanto rimpianto dopo la morte, Pier Paolo Pasolini, con quel suo volto scavato, è diventato un’icona.

“IO SO” Partiamo dalla fine. Pasolini viene ritrovato privo di vita il 2 novembre 1975 sul litorale dell’idroscalo di Ostia, vicino a Roma, brutalmente assassinato e poi investito da un’auto. Uno shock, per l’Italia: in quel momento Pasolini è una voce ascoltata, originale. Romanziere, regista di molti film, poeta, un intellettuale e un artista militante. Si dice che sia stato ucciso ...

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... da giovani omosessuali con cui si incontrava. In carcere finisce un ragazzo, Giuseppe Pelosi, reo confesso, ma i dubbi sui mandanti sono molti. Nel 2005, l’omicida ritratterà la propria confessione. Dirà che le auto, quella notte, erano due e di aver confessato dopo varie minacce. Poi tornerà sui propri passi. Solo un anno prima della notte in cui viene ucciso, Pasolini ha scritto uno dei suoi famosi e scomodi articoli sul Corriere della Sera, un pezzo rimasto celebre, intitolato Io so. Nell’articolo dice di conoscere i nomi di chi ha organizzato le più grandi stragi degli anni Sessanta e Settanta in Italia. Scrive: “Io so. Ma non ho le prove”.

UNA FIGURA SCOMODA

Pasolini ha una visione lucida della politica italiana e non esita a parlare. Non piega la testa a nessun potere. Prende posizioni anche impopolari, sempre personali e autentiche. Quando viene assassinato, sta scrivendo un romanzo, Petrolio, che verrà pubblicato nel 1992 e che racconta le vicende legate all’Eni, l’Ente nazionale idrocarburi, e l’oscura morte del suo presidente Enrico Mattei, scomparso in uno strano incidente aereo nel 1962. Pare che un capitolo del manoscritto venga trafugato nei giorni successivi alla morte dello scrittore. È vero? E cosa conteneva? Non si sa. Un mistero anche la morte, nel 1970, del giornalista Mauro De Mauro. Stava indagando sulla morte di Enrico Mattei per una sceneggiatura chiesta dal regista Francesco Rosi: sparisce lui (il corpo non sarà mai trovato) e spariscono i fogli della sua sceneggiatura. Ancora, il 21 luglio 1979 viene ucciso il vicequestore di Palermo Boris Giuliano, al termine delle sue indagini sulla morte di De Mauro. Pasolini indaga insomma nei meandri della più nascosta politica italiana e parla.

L’AMORE PER ROMA

Le sue prime poesie parlano il dialetto della sua amata terra friulana, dove ha trascorso l’infanzia e la prima giovinezza. Quando giunge a Roma, negli anni Cinquanta, si spalanca la seconda parte della sua vita. Arriva in miseria e in fuga dal padre, ma a Roma riesce a trovare la libertà che gli serve e soprattutto, trova se stesso: “Ciò che adesso mi sta più a cuore è essere chiaro per me e per gli altri: di una chiarezza senza mezzi termini, feroce. […] Ho intenzione di lavorare e amare: l’una cosa e l’altra disperatamente”, scrive a un’amica quando è da pochi giorni nella Capitale. Stringe amicizia con romanzieri e poeti come Alberto Moravia. Dopo vengono le vacanze a Fregene ea Sabaudia, i viaggi in India, il Brasile con Maria Callas. Anche a Roma Pasolini contempla la vita semplice, ma ora è quella dei bassifondi e dei ragazzi dei quartieri popolari di Trastevere e Testaccio, che osserva e frequenta. In pochi anni è al centro della vita culturale romana. Esce il suo romanzo Ragazzi di vita (1955) che racconta la quotidianità dei ragazzi di borgata, fatta di espedienti e prostituzione, ed è scritto in dialetto romanesco. Pasolini celebra così la sua amata vita popolare e proletaria, una sorta di continuazione, in città, della vita contadina.

LO SGUARDO LUCIDO SULLA REALTÀ

Ragazzi di vita viene processato per oscenità. Non è l’unico episodio di questo genere nella vita di Pasolini: numerosi suoi film finiranno sotto processo, da Mamma Roma (1962) a Teorema (1968), Decameron (1971), Il fiore delle Mille e una notte (1974). Nell’Italia di quegli anni i temi trattati da Pasolini disturbano. La sua audacia infastidisce la borghesia, che lui considera esempio di una nuova dipendenza: la dipendenza dalla civiltà dei consumi che sta rovinando l’Italia, la spinta irrefrenabile a “volere tutto”. “Gli italiani non sono più quelli di prima”, scrive in un altro suo famoso articolo sul Corriere della Sera, nel 1974. Secondo lui, gli italiani si stanno appiattendo culturalmente su “un unico modello”. Sono sottoposti “a un nuovo Potere”. E aggiunge: “Non so in cosa consista questo Potere e chi lo rappresenti. So semplicemente che c’è”.

“PASOLINI LO AVEVA CAPITO”

La società italiana disegnata dalle pagine di Pasolini è, a rileggerla oggi, profetica. Pasolini intuisce e riesce a dire dove andrà l’Italia. “Pasolini lo aveva capito”, si è continuato a osservare nei decenni successivi. La sua voce è diventata, quindi, sempre più affidabile e premonitrice. “Tutti lo citano ma nessuno ha voluto essere un suo erede”, ha osservato il professor Walter Siti. Perché il coraggio, l’autenticità e l’audacia di Pasolini non sono ripetibili. “Nulla è più anarchico del potere. Il potere fa praticamente ciò che vuole”, osserva Pasolini poco prima di morire. Rimasto senza eredi, Pasolini è, come è stato detto, fra nostalgia e profezia.

“FINCHÉ L’UOMO SFRUTTERÀ L’UOMO, FINCHÉ L’UMANITÀ SARÀ DIVISA IN PADRONI E SERVI, NON CI SARÀ NÉ NORMALITÀ NÉ PACE. LA RAGIONE DI TUTTO IL MALE DEL NOSTRO TEMPO È QUI”.

PIER PAOLO PASOLINI (1922-1975)

PASOLINI ELA SUA ROMA

Pasolini arriva a Roma con la madre il 28 gennaio del 1950. Entrambi sono scappati da un padre e marito rovinato dalla guerra, quasi impazzito. La vita all’inizio è dura, fatta di “dolore, disoccupazione, miseria”, scrive Pasolini, che però ben presto si innamora della Capitale. Si immerge nella città, ne è rapito: l’annusa, l’assaggia, la esplora nelle sue parti più misere e umili. “Questa Roma […] che solo chi la vive in piena incoscienza è capace di esprimerla… tutti sono impotenti davanti a lei […] tutti arrossiscono davanti alla sua bellezza troppo nuda”. Trova ispirazione per le sue opere nei rioni popolari: Monteverde di Via di Donna Olimpia, per esempio. Nel quartiere, Pasolini abita in Via Fonteiana 86 e poi in Via Carini 45. “Com’era nuovo nel sole Monteverde vecchio!” scrive in versi nella raccolta di poesie Le ceneri di Gramsci. E proprio la tomba di Gramsci Pasolini visita nel cimitero acattolico del Testaccio: “La sera scende sul Testaccio come un temporale; per le strade squadrate intorno alla piazza dei giardini si sentono le saracinesche abbassarsi con schianti improvvisi; ombre di ragazzi corrono con le bottiglie del latte […] è la calmissima ora della cena che sta scendendo”. Franco Citti, protagonista di Accattone, film del 1961, si muove per le vie del Pigneto tra le fontane, le vie e le bettole, davanti al famoso Bar Necci, dove Pasolini aveva l’abitudine di sostare. Si muove tra Testaccio e l’Appia Antica, ma va a tuffarsi nel Tevere rischiando la vita a Castel Sant’Angelo, nella Roma papalina, “altrimenti altrove nessuno lo vede”. Una splendida Anna Magnani si muove in Mamma Roma (1962) pellicola recentemente restaurata e presentata al 72° Festival di Berlino dello scorso febbraio, nel suggestivo Palazzo dei ferrovieri del quartiere di Casal Bertone; al parco della Caffarella è ambientato il celebre film La ricotta (1963), processato per oltraggio alla religione. A sud di Roma poi, sul litorale romano, Sabaudia con il silenzio delle sue dune diventa negli anni Settanta la località di vacanza che Pasolini frequenta con Moravia, Enzo Siciliano, Dacia Maraini, Laura Betti. Cittadina di mare di architettura fascista, Sabaudia suscita stupore in Pasolini, che la considera in parte un quadro di De Chirico, in parte una città “genuina”. All’idroscalo di Ostia, dove Pasolini è stato ucciso, un bianco monumento di Mario Rosati lo ricorda, isolato nell’aria del mare e nel vento. Ha ritratto lo scrittore con grande poesia anche il regista Nanni Moretti, alla fine del primo episodio del suo Caro diario. Da poco è anche stato inaugurato un incantevole percorso ciclabile di 17 chilometri, il “Sentiero Pasolini”, simbolo di libertà e riscatto popolare, che collega la frazione di Roma Casal Bernocchi a Ostia Antica. La tappa finale del percorso è il luogo in cui lo scrittore è stato assassinato.

Al Pigneto, oggi, in Via Fanfulla da Lodi, si possono vedere alcuni murales a lui dedicati: un bellissimo suo occhio spunta tra le mura dei palazzi; un tributo al Vangelo secondo Matteo (1964) si insinua tra mura popolari; un Pasolini-supereroe appare su un muro affiancato da una scritta, il suo famoso “Io so i nomi”.

Per approfondire: D. Pontuale, La Roma di Pasolini: dizionario urbano, www.pasoliniroma.com/#!/it/index www.turismoroma.it/it/itineraries/pier-paolo-pasolini Nova Delphi, 2017, € 15.