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Il detective dell’arte


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Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 11/2021 vom 22.09.2021

INTERVISTA

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INTERVISTA

Detective dell’arte è il titolo di un libro avvincente, uscito nel 2019, che raccoglie storie di capolavori artistici rubati nel corso dei secoli. È però anche la singolare professione del suo autore: il generale Roberto Riccardi, capo di una struttura dell’Arma dei Carabinieri che opera in tutto il mondo e che tutto il mondo ci invidia: il Comando per la tutela del patrimonio culturale. Nata nel 1969, l’unità ha il suo quartier generale a Roma, 16 nuclei distribuiti su tutto il territorio nazionale e diverse sezioni che si occupano specificamente di archeologia, antiquariato, falsificazione, arte contemporanea. La sua banca dati contiene 8 milioni di file e un milione e 300.000 dati su opere rubate oggetto di indagine. Dagli anni Settanta a oggi, l’unità ha restituito ai musei e ai legittimi proprietari tre milioni e mezzo di oggetti di valore, tra cui dipinti, ...

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... sculture, codici miniati, manoscritti, reperti archeologici e ogni sorta di antichità. Il traffico internazionale di opere d’arte rappresenta infatti il terzo mercato illegale del mondo, dopo quelli della droga e delle armi, e muove un giro d’affari che vale oltre 6 miliardi di euro all’anno. E l’Italia, con il suo patrimonio sterminato di capolavori, gioca un ruolo da protagonista non solo come vittima di furti, ma anche per l’alto livello delle sue attività investigative sempre all’avanguardia.

“Quando viene trafugato un reper to archeologico non si ruba solo un bene, ma anche tutte le informazioni che l’oggetto ci regala”

GENERALE ROBERTO RICCARDI (55)

Come controllate le attività dei tombaroli, i celebri ladri che operano nelle aree archeologiche italiane, e con quali strumenti lavorate?

Usiamo il satellite, sorvoliamo le aree con l’elicottero, abbiamo i droni. Con un’operazione condotta in Calabria alla fine del 2019, denominata “Achei”, abbiamo filmato i tombaroli nel pieno della loro attività. È stata un’operazione congiunta con l’agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale che ci ha portato a effettuare 23 arresti e 103 perquisizioni anche in Germania, Serbia, Francia e Regno Unito, dove abbiamo recuperato moltissimi reperti. Con noi collaborano i Ris, i Reparti di investigazione scientifica dei Carabinieri. Grazie alle loro indagini diagnostiche possiamo valutare i falsi. Per esempio, per alcuni dipinti di Modigliani abbiamo appurato che i materiali utilizzati erano successivi alla morte del pittore.

Collaborate spesso con la Germania?

Alla Germania abbiamo appena restituito oggetti di cristallo di grande valore. Erano stati portati via nel corso di una rapina al Museo del Vetro di Düsseldorf nel 2000. I ladri non sono riusciti a venderli e hanno provato quello che si chiama art napping, cioè a rivenderli al museo chiedendo un riscatto. I colleghi tedeschi ci hanno attivato e abbiamo organizzato un incontro sotto copertura. I detentori delle opere erano tedeschi, ma vivevano in Piemonte e ci hanno dato appuntamento in un albergo di Alba. Ci siamo finti acquirenti, c’era anche il direttore del museo, c’era un esperto in grado di riconoscere gli oggetti e tutta la sala era piena di telecamere e microfoni. Appena siamo stati certi che gli oggetti erano quelli rubati, siamo intervenuti.

Chi compra opere rubate?

Persone innamorate dell’arte nel modo sbagliato, che perdono il senso delle regole e del rispetto della proprietà pubblica e, se desiderano un’opera, fanno qualunque cosa pur di averla.

Chi sono i Caschi blu della cultura?

È una task force di carabinieri e funzionari del ministero della Cultura che interviene in tutte le aree del mondo colpite da calamità naturali o devastate da conflitti. Noi lavoriamo anche sul fronte della diplomazia culturale, ovvero quando non è possibile arrivare con la legge penale alla soluzione di un caso, perché è passato molto tempo o perché ci sono leggi diverse nei vari paesi interessati. Avviamo allora una negoziazione per trovare una soluzione e per il recupero dei beni. Siamo dipendenti del ministero della Cultura e questo ci agevola, perché ci permette di essere in costante comunicazione con le sovrintendenze, i critici e gli storici dell’arte. Essendo militari, però, abbiamo anche una dipendenza amministrativa dal ministero della Difesa.

Siete soldati, dunque?

Noi combattiamo in nome di Venere, per salvare la bellezza, che è un patrimonio comune. Nel romanzo di Dostoevskij L’idiota il principe Miskin chiede due volte ai suoi commensali se la bellezza salverà il mondo, ma non ottiene risposta. Noi rovesciamo la prospettiva e chiediamo: il mondo salverà la bellezza? Dobbiamo essere noi a proteggere questo patrimonio, perché è indifeso, non può nulla contro le mire dei predoni dell’arte, come nulla ha potuto contro i bombardamenti aerei e la distruzione che sempre accompagna le guerre.

CHI È

Roberto Riccardi è nato a Bari nel 1966 e ha pubblicato numerosi romanzi gialli [Kriminalromane], come Legame di sangue, scritto per i Gialli Mondadori. È autore di tre libri sulla Shoah per l’editrice [Verlag] Giuntina: Sono stato un numero (2009), premiato dall’Associazione Donne ebree d’Italia; La foto sulla spiaggia (2012) e La farfalla impazzita (2013, scritto insieme a Giulia Spizzichino). Il romanzo Venga pure la fine (2013), ambientato in Bosnia, è stato candidato al Premio Strega 2014.