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Il Sannio Auf den Spuren der Samniten


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Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 7/2022 vom 25.05.2022

LE GUIDE DI ADESSO

DIFFICILE

1 A pranzo da mamma Rosa

Chissà se i Sanniti avevano il volto di donna Rosa, con quel sorriso sincero e l’espressione di una che quasi si scusa di doverci rimproverare. Siamo arrivati in ritardo e la pasta e fagioli che ci aveva preparato “ormai non è più come doveva essere”. Io, dopo averla assaggiata, protesto che difficilmente potrebbe essere più buona, ma lei mi guarda e dice che sì, per quanto possa sembrarmi difficile, un’ora prima era molto, ma molto più buona.

Il fatto è che, pur partendo da Napoli in tempo e tenendo conto che, per raggiungere Benevento, ci vuole circa un’ora e mezza di macchina, contavamo di arrivare giusto per l’ora di pranzo a Torrecuso, dove si trova l’azienda vinicola Fontanavecchia di Libero Rillo, il figlio di donna Rosa. Sfortuna vuole che, salendo la collina, coperta da un manto di vigneti punteggiato di boschetti d’ulivo, abbiamo ...

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Bildquelle: Adesso, Ausgabe 7/2022

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... mancato la svolta per Fontanavecchia e siamo giunti alle pendici del Monte Pentime, su cui è arroccato il paese di Torrecuso, per poi scendere di nuovo a valle e quindi risalire. Alla fine, la strada l’abbiamo trovata e così abbiamo potuto assaggiare la pasta e fagioli di donna Rosa… e anche la sua parmigiana di melanzane e le altre delizie che aveva preparato per noi, mentre suo figlio Libero, che è anche il presidente del Consorzio vini del Sannio, ci spiegava che ci trovavamo nel territorio di produzione di quella specie di nettare degli dèi che è la Falanghina, uno dei miei vini bianchi preferiti. Come prima impressione niente male. E se il buongiorno si vede dal mattino, c’è da dire che il Sannio e iSanniti, in particolare quelli di oggi, promettono bene.

Dall’alto, a sinistra, in senso orario: il cosiddetto “Ponte di Annibale”, nei pressi di Pietraroja, in provincia di Benevento, Campania; uno scorcio del centro storico di Sant’Agata de’ Goti (BN); una veduta sulla Valle del Tammaro, tra Molise e Campania; a cavallo lungo i tratturi della transumanza; veduta sui tetti di Campolattaro (BN); il parco archeologico di Sepino, in provincia di Isernia, Molise; il teatro sannita del Santuario italico di Pietrabbondante (IS).

2 A cavallo tra natura e sapori

Un caro amico di queste parti, mentre dall’alto di una collina ammiriamo il panorama sulla Valle del Tammaro, dice parlando quasi tra sé: “Magari i miei occhi hanno un filtro particolare, ma io un verde così non l’ho mai visto”. Ha ragione, per effetto di qualche gioco di luce e di tonalità, alcune porzioni della valle e dell’ondulata distesa di colline sembrano illuminarsi di verde smeraldo, mentre altre, poco più in là, tendono a un verde più cupo. A un tratto, una voce ci richiama all’ordine. Michele Bozzo è il proprietario dell’agriturismo La Mongolfiera, con annesso maneggio, e ci avverte che i cavalli sono pronti. A me tocca Stellina, una cavalla di otto anni buonissima. Durante il training che ha preceduto la gita, ha ignorato qualunque ordine tentassi maldestramente di impartirle, ma adesso, forse impietosita dalla mia totale inadeguatezza, decide di lasciarmi credere che sia io a condurla, non il contrario. Ci troviamo sempre in provincia di Benevento, tra Fragneto Monforte e Fragneto l’Abate. Credetemi, per fare un tuffo nelle bellezze naturali di questo territorio non c’è niente di meglio che percorrere a cavallo i 32 km di sentieri aperti in quasi 20 anni di attività da Michele e dalla sua famiglia. Noi ne esploreremo solo un tratto. Attraverso i campi e iboschi scendiamo in fila indiana fino alle sponde del Tammaro. Alla fine di una salita, al centro di una radura che si apre d’improvviso, sorge l’edificio in pietra della masseria Sant’Andrea. Lasciati i cavalli, accettiamo l’invito di Vega de Martini, la proprietaria, che è una nota storica dell’arte, ma ha anche una vera passione per l’olio, che produce, e il buon cibo. Mi offre una soppressata e intanto mi svela il segreto di tanta bontà, che dipende dal prosciutto e dal lardo… e il resto lo tengo per me, visto che è un segreto. Ma a proposito di prosciutto, mi dicono che a Pietraroja, una trentina di chilometri da qui, c’è un signore, il dottor Di Biase, che dal lunedì al venerdì fa il medico, ma nel fine settimana si dedica con la famiglia alla sua grande passione: fare prosciutti. Quello di Pitraroja, ve l’assicuro, è davvero straordinario.

Con il sapore della soppressata ancora in bocca, ci spostiamo a Campolattaro. Ammiriamo le case in pietra del centro storico e il castello, costruito intorno a un’antica torre normanna. È proprietà privata ma noi, privilegi del mestiere, veniamo invitati a prendere un caffè sulla terrazza della torre, con una splendida vista sulle valli circostanti.

In due giorni, dei Sanniti non ho ancora scoperto molto, ma una vaga idea del Sannio ho cominciato a farmela: è un posto molto bello, sono tutti molto ospitali e, in fatto di cibo, si trattano davvero bene. A proposito, ho scoperto un’altra cosa. Una ventina di chilometri a est di Campolattaro si trova San Marco dei Cavoti, famoso per essere la capitale del torrone e del croccantino, che, come ci spiega e mostra Antonio Autore, proprietario dell’omonimo laboratorio dolciario, qui si fanno ancora in maniera artigianale e, soprattutto, con prodotti di primissima qualità.

3 IMMERSI NELLA STORIA

Oggi entreremo in contatto con i Sanniti, quelli veri. O almeno con quello che ci hanno lasciato. Il Museo archeologico di Benevento e quello del Sannio Caudino, che si trova all’interno del castello di Montesarchio, sono solo l’antipasto. Consumeremo le portate principali in Molise, per la precisione a Pietrabbondante, dove si trova un parco archeologico di straordinario interesse. Ora, io nel Molise non sono mai stato, dunque non meravigliatevi della mia sorpresa nello scoprire, mentre lo attraversiamo in auto, un paesaggio suggestivo, fatto di colline costellate di tanti piccoli borghi, alcuni sulla cima, simili a corone di pietra, altri letteralmente aggrappati al fianco della montagna, proprio come Pietrabbondante, la nostra meta, che si trova a poco più di 1.000 metri sul livello del mare, sulle pendici del Monte Saraceno. La strada che sale fino al paese attraversa un’area boscosa e verso la cima lascia il posto a verdissimi prati, mentre la vista si apre sulla valle del Trigno e spazia fino al vicino Abruzzo. Si spiega perché, tra il IV e il I secolo a. C., i Sanniti Pentri scelsero queste alture per il loro santuario. Il parco archeologico è immerso nella luce e nel silenzio. È il vento a trasportarci indietro nel tempo. Ecco i resti del tempio maggiore, ed ecco l’anfiteatro. Enza Zullo, la direttrice del parco che ci accompagna nella visita, mi fa notare che le sedute sono ergonomiche, di pietra certo, ma comodissime. Altro che popolo rozzo e ignorante, come vengono descritti i Sanniti nelle fonti romane! “Gli scavi – continua la direttrice – stanno dimostrando esattamente il contrario”. La storia, si sa, la scrivono i vincitori, e iRomani, nonostante la vittoria finale e l’annessione di tutti i territori sanniti a Roma, con questo popolo hanno sempre avuto un conto aperto, a partire dalla sconfitta e dall’umiliazione subita nella battaglia delle Forche Caudine, che non sono mai riusciti a dimenticare. I Romani, dal canto loro, di testimonianze ne hanno lasciate tantissime e sono visibili un po’ ovunque, a cominciare da Benevento [vedi ADESSO 2/2022]. Per scoprire un luogo davvero particolare, dove si mescolano resti antichi e più recenti in una specie di “continuità di vita” tra l’epoca romana e quelle successive ci dirigiamo a sud, verso l’antica Saepinum, in epoche più recenti conosciuta come Altilia. Siamo in provincia di Campobasso, alle falde del massiccio del Matese. In un contesto archeologico-naturalistico unico, i ruderi romani sono mescolati a gruppi di case coloniche costruite tra il XVII e il XVIII secolo con le pietre antiche. Enrico Rinaldi, il direttore del parco archeologico, ci spiega che qui, fino a non molto tempo fa, i pastori pascolavano le greggi tra le rovine, come in certi quadri della fine del Settecento. Solo grazie agli studi dello storico tedesco Theodor Mommsen, che aveva visitato il sito archeologico, si comincia a scavare seriamente, ma con discontinuità. La maggior parte dei resti viene portata alla luce a partire dagli anni Cinquanta. La città conserva praticamente intatta la cinta muraria di età augustea e le quattro porte di accesso. E ci sono i resti del teatro romano. Sono visibili il perimetro delle abitazioni e l’area del foro. Insomma, non si finisce mai. La cosa curiosa è che il parco archeologico è aperto. Mi spiego: non ci sono cancelli da superare, né biglietti da pagare. Perché? Semplice. Nell’area abitano ancora tre famiglie e hanno diritto di transito per raggiungere le loro case e iloro terreni. Almeno per il momento, l’area non è dunque recintabile.

I Sanniti Roms letzter Rivale

I Sanniti sono un antico popolo italico formato da alcune tribù [Stämme] federate (i Carecini, i Pentri, i Caudini, gli Irpini, i Frentani) che abitavano nell’antico Sannio, una vasta area che comprendeva parti del Molise, della Campania e dell’Abruzzo attuali.

Tra la metà del IV e il III secolo a.C., i Sanniti si scontrano [scontrarsi: aufeinandertreffen] con Roma in una serie di battaglie [Schlachten] che gli storici ricordano con il nome di “guerre sannitiche”. Nella seconda (321 a.C.), i Romani subiscono [subire: erleiden] una pesante sconfitta alle Forche Caudine, ma alla fine riescono a vincere e asottomettere i Sanniti. Ciò nonostante i Sanniti mantengono ancora a lungo usi e costumi [Sitten und Gebräuche], oltre che la loro lingua, l’osco [oskisch], che aveva la particolarità di essere scritta da destra a sinistra.

I fieri [stolz] Sanniti non si danno comunque per vinti e tentano in più occasioni un riscatto militare [Gegenschlag]. Per questo, nelle terre confiscate [confiscare: in Beschlag nehmen] ai Sanniti, nel 180 a.C., vengono insediati [insediare: ansiedeln] alcuni contingenti di Liguri Baebiani, come mostra una Tabula alimentaria ritrovata nel 1832 da Giosuè De Agostini nel territorio di Campolattaro.

La vera e propria sottomissione [Unterdruckung] dei Sanniti avviene alla fine della cosiddetta “guerra sociale” (90-88 a.C.), quando vari popoli italici, tra cui i Sanniti, si uniscono in una lega, prendono le armi contro Roma e vengono definitivamente sconfitti.

4 UNA GITA IN MONTAGNA E UN’ANTICA CANTINA

Ieri abbiamo fatto il pieno di cultura e, la sera a cena, anche di cibo. Quello che ci vuole oggi, che è il nostro ultimo giorno, è una bella camminata. Ci dirigiamo verso il Parco regionale Taburno-Camposauro, candidato al riconoscimento di Global Geopark Unesco. Esteso su 12.000 ettari, deve il suo nome alle due vette più alte dell’omonimo massiccio, il Taburno (1394 m) e il Camposauro (1388 m). Partiamo dal parcheggio della chiesetta di Santa Barbara e, dopo un pezzetto di sterrato, ci immettiamo nel bosco. La nostra guida ci dice che di recente è stato reintrodotto il lupo. Mi rallegro per il lupo, ma avrei preferito non venirlo a sapere proprio mentre stiamo camminando in mezzo al bosco, tra faggi e abeti bianchi, sul sentiero che conduce a Tuoro Alto Rotondi, dove ci promettono un panorama mozzafiato. Sbuchiamo in una radura e invece dei lupi incontriamo dei cavalli allo stato brado. La guida ci spiega che un tempo tutta la zona era riserva di caccia dei Borbone, sovrani del Regno delle Due Sicilie. I principi portavano qui i cavalli a prendere il fresco. Poi i Borbone se ne sono andati, ma hanno lasciato i cavalli. Il sentiero si reimmette nel bosco e aun certo punto della salita, scorgiamo fra gli alberi alcune panche, immagini sacre scolpite nel legno: una via crucis, un luogo di raccoglimento e preghiera davvero suggestivo. Poco dopo, raggiungiamo la cima. A dirci che siamo arrivati sono una croce e un panorama che non solo mantiene le promesse, ma le supera. Lo sguardo può spaziare a 360 gradi su valli e montagne e si vede persino il mare. Laggiù c’è Ischia e, un po’ più a sinistra, il profilo inconfondibile di Capri. Davvero straordinario. Sarebbe un peccato scendere, se non fosse che la prossima meta è Sant’Agata de’ Goti. La cittadina arroccata su uno sperone di tufo è suggestiva fuori, bella dentro e interessante e misteriosa… sotto. Chi cammina per le vie della città vecchia, ammirando palazzi e cortili, non sa che sotto i suoi piedi potrebbero trovarsi le volte e i cunicoli di cantine sotterranee. Sì, perché un tempo ogni abitazione era dotata di una cantina naturale che serviva da dispensa per la conservazione dei cibi e, come quella della famiglia Mustilli, del vino. I Mustilli sono originari di Ravello, sulla costa, ma nel XV secolo si spostarono verso l’interno, a Sant’Agata de’ Goti. La famiglia ha da sempre a che fare col vino, ma sono le ultime generazioni a scoprire le potenzialità delle uve locali, in particolare la Falanghina. Oggi l’azienda, produce vini pregiati ed è ancora a conduzione famigliare “tutta al femminile”. Paola ci tiene a dirlo, come ci tiene a mostrarci un tesoro custodito in un altro tesoro. Entrati nel palazzo di famiglia, Paola apre una botola nel pavimento del salone. Da lì si scende in un mondo sotterraneo custode di tradizioni secolari e di… ottimo vino.

Alla scoperta dei Sanniti di ieri, ho finito per conoscere il Sannio e isanniti di oggi (con la “s” minuscola in ossequio alle regole di ortografia, non certo perché abbiano qualcosa da invidiare ai loro avi). In fondo i viaggi servono a questo, a scoprire e aconoscere il presente, anche quando la stazione di partenza è un luogo perduto nel tempo.

DIE AUSSTELLUNG

Dall’11 maggio al 2 ottobre, presso le sale del museo Staatliche Antikensammlungen di Monaco di Baviera, si tiene la mostra Samnium und die Samniten, nella quale sono esposti preziosi reperti provenienti da 7 musei italiani e dal British Museum di Londra.

Samnium und die Samniten Von 11.5 bis 2.10.2022 Staatliche Antikensammlungen Königsplatz 1, München

MANGIARE E DORMIRE

AGRITURISMO LE PEONIE

Via Pescara 20 C/D Sant’Angelo a Cupolo (BN) www.agriturismolepeonie.it

VILLA TRAIANO

Viale dei rettori 9

Benevento www.villatraiano.com

CASANTICA AGRIRESORT

Contrada Forna 24

Circello (BN) www.casanticaresort.it

HOTEL CASTELLO DI LIMATOLA

Via Castello 1

Limatola (BN) www.castellodilimatola.it

AGRITURISMO LA CARTOLINA DEL SANNIO

Strada statale 625

Contrada Toppi Campolattaro (BN) www.lacartolinadelsannio.com