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INTERVISTA: Alla ricerca del momento epico


Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 3/2019 vom 20.02.2019

Seit 50 Jahren ist Terence Hill, alias Mario Girotti, ein Kino-Idol. Legendär wurde er mit Western-Parodien im Duo mit Bud Spencer. Auch seine aktuellen Filmprojekte sind immer getreu dem Motto, Filme für die ganze Familie zu drehen.


DIFFICILE PLUS

Dal primo film in coppia con Bud Spencer,Dio perdona… io no! (1967), Terence Hill non ha smesso di dare tremendi cazzotti a cattivi, antipatici e prepotenti. Un mito vivente, questo simpatico cowboy italiano di madre tedesca, con gli occhi splendenti e azzurri come il cielo. In questa intervista esclusiva per ADESSO, l’attore non ci parla solo dei suoi ...

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Bildquelle: Adesso, Ausgabe 3/2019

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Dal primo film in coppia con Bud Spencer,Dio perdona… io no! (1967), Terence Hill non ha smesso di dare tremendi cazzotti a cattivi, antipatici e prepotenti. Un mito vivente, questo simpatico cowboy italiano di madre tedesca, con gli occhi splendenti e azzurri come il cielo. In questa intervista esclusiva per ADESSO, l’attore non ci parla solo dei suoi spaghetti-western e dei 17 film con Bud Spencer, ma anche dei suoi più recenti successi nei panni di Don Matteo, il prete in bicicletta della serie TV prodotta dalla Rai, diMein Name ist Somebody (uscito in Italia con il titoloIl mio nome è Thomas ), l’ultimo film in cui è attore e regista, e del suo strettissimo rapporto con la Germania e la politica tedesca.


“Negli anni Settanta e Ottanta c’era più ingenuità nel pubblico. A quei tempi erano richieste le grandi scazzottate che io e Bud facevamo!”
TERENCE HILL (79)


Das Übungsheft ADESSO Plus 3/2019 A pagina 7 fai l’esercizio collegato all’articolo.adesso-online.de/adesso-plus

Perché?
I tempi sono cambiati. Rispetto a oggi, negli anni Settanta e Ottanta c’era più ingenuità nel pubblico. A quei tempi sì che piacevano ed erano richieste le grandi scazzottate che io e Bud facevamo! Forse oggi puoi girarle per la televisione, quelle scene, ma è lo spirito dell’epoca che determina il successo di un film.
Un film cult come Lo chiamavano Trinità(1970) che spirito incarna?
La spensieratezza. Quel genere di film, con quelle scene, quelle musiche, cavalcava l’onda del movimento hippie, delle nuove generazioni anni Sessanta. Oggi viviamo tempi per tanti versi opposti a quella spensieratezza.
Non a caso, nella serie Don Matteo, veste i panni di un prete…
Oggi viviamo sommersi da una negatività e un’ansia costanti e la figura di Don Matteo ti dà un pizzico di serenità, questo almeno è ciò che mi dice la gente. La figura del prete in bicicletta va incontro alle esigenze di oggi, come quei western allegri alla spensieratezza di un’epoca ormai passata.
Dopo tanta televisione, voleva ritrovare la gioia del cinema?
Esatto, non che mi sia ispirato a qualche regista, ma dopo tanta TV volevo ritrovare un “momento epico”, come Sergio Leone mi diceva dei suoi film. Leone era innamorato dell’epicità e me ne parlava spesso. Anzi, vi rivelo un segreto.
Prego…
Il copione del filmIl mio nome è Nessuno (1973) era all’inizio di Sergio Leone e non era un granché, ma il titolo del film rimase perché Leone con Nessuno si ispirava a Ulisse e voleva farne un’Odissea moderna. Come vede, persino gli spaghetti-western hanno la loro epicità.
Anche Lei, come Ulisse, ha vissuto in mezzo mondo. Sua madre è tedesca, suo padre italiano: come vede oggi la Germania?
Penso che, in Italia, partiti come la Lega di Matteo Salvini dicono tante cose negative sulla Germania, ma solo per propaganda e aumentare i voti. In realtà, la posizione della cancelliera Merkel è sempre stata pro Italia. È troppo facile, per ragioni storiche, prendersela con la Germania, ma nell’eurogruppo è il paese più amico di noi italiani.
Lei evidentemente è molto legato alla Germania…
Sino a sei anni ho parlato solo tedesco. Mia madre è tedesca e per me è stato un grande onore che la prima del film sia stata a Dresda, la città di mia madre. Sono stato molto felice quando è caduto il Muro di Berlino, perché ho ancora dei parenti lì in Sassonia.
Torniamo al cinema: da giovane – era il 1963 – la vediamo nel Gattopardodi Luchino Visconti.
Certo, insieme a Giuliano Gemma.
Non le è mancata la parte di protagonista con uno dei grandi registi italiani?
Devo dire di sì! Ma la carriera è andata così e l’immagine che io e Bud ci siamo dati è quella che conoscete.
Il suo sogno sarebbe stato di lavorare con quale regista?
Non ho questo sogno. Oggi ho diverse proposte come attore, anche in Germania. Ma la mia linea è quella di fare film e storie che le mamme possano andare a vedere con i figli al cinema.
Strano, so che il suo attore preferito è Mel Gibson. E poi non le avevano offerto di fare Rambo?
Rambo mi era stato offerto, ma ho rifiutato. Quanto a Gibson, ho ammirazione per la sua bravura anche come regista. Come vede, non è facile trovare attori o registi che seguano la mia linea.

CHI È

Nato a Venezia il 29 marzo del 1939 da padre italiano e madre tedesca, il suo vero nome è Mario Girotti. Diventa Terence Hill quando gli chiedono di scegliere, in un elenco con 20 proposte e in 24 ore, un nome straniero, più appetibile rispetto a quello italiano. La scelta ricade su Terence Hill perchè sono le stesse iniziali della madre, Hildegard Thieme. Ha lavorato con registi come Dino Risi, Gillo Pontecorvo e Luchino Visconti. Nel 1990 ha ricevuto, insieme a Bud Spencer, il David di Donatello alla carriera.


Foto: Wolf Lux