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INVITO ALL’OPERA:norma


Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 8/2019 vom 26.06.2019

Norma, das Meisterwerk Bellinis hat mit seiner AriaCasta Diva das Publikum aller Welt erobert und mit der Reinheit des Gesangs Richard Wagner verzaubert.


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Bildquelle: Adesso, Ausgabe 8/2019

“FIASCO! FIASCO!”

Per farsi un’idea del teatro non tanto come istituzione, ma soprattutto come luogo di svago, è sufficiente sfogliare i grandi romanzi dell’Ottocento e qualcuno di fine Settecento. Benché riservato alle classi più elevate – dunque all’aristocrazia e, soprattutto, a una nuova borghesia in forte ascesa –, lo spettacolo teatrale, a partire dall’opera, assunse infatti i caratteri dell’evento popolare. I cantanti erano ...

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Per farsi un’idea del teatro non tanto come istituzione, ma soprattutto come luogo di svago, è sufficiente sfogliare i grandi romanzi dell’Ottocento e qualcuno di fine Settecento. Benché riservato alle classi più elevate – dunque all’aristocrazia e, soprattutto, a una nuova borghesia in forte ascesa –, lo spettacolo teatrale, a partire dall’opera, assunse infatti i caratteri dell’evento popolare. I cantanti erano veri e propri “divi”, con quelli che oggi chiameremmo i loro fan, organizzati in claque rumorosissime che si recavano a teatro non solo per applaudire i loro beniamini, ma anche, spesso e volentieri, per fischiarne i rivali. È quello che capitò il 26 dicembre 1831 al Teatro alla Scala di Milano, alla prima dellaNorma di Vincenzo Bellini. Un gruppo di spettatori ostili a Giuditta Pasta, il soprano che quella sera vestiva i panni di Norma, si misero a fischiare. “Ti scrivo sotto l’impressione del dolore che non posso esprimerti, ma che tu solo puoi comprendere. Arrivo dalla Scala; prima rappresentazione dellaNorma . Lo crederesti… Fiasco!!! Fiasco!!! Solenne fiasco!!!” Così, subito dopo la rappresentazione, Bellini scrisse all’amico fraterno ed ex compagno di conservatorio Francesco Florimo (1800-1888). Eppure, per quest’opera scritta in poco più di tre mesi, aveva dato il meglio del suo talento creativo. Non solo! Per la parte della protagonista era riuscito a far scritturare una delle più note e apprezzate cantanti del momento: il soprano Giuditta Pasta, appunto. Bellini era reduce da una serie di successi. Era uno di quei compositori ai quali impresari e cantanti non potevano dire di no. Cos’era accaduto? Quasi certamente il pubblico era rimasto spiazzato da alcune scelte fuori dai canoni. In chiusura del primo atto, ad esempio, non era stata capita la rinuncia al “solito”concertato , con il coro sul palcoscenico, per lasciare spazio ai tre solisti. Dallo studio dei manoscritti i musicologi deducono che fino alla fine persino Bellini non fu sicuro dell’opportunità di quella scelta. La recensione apparsa sul numero 155 del periodicoL’Eco. Giornale di scienze, lettere, arti, mode e teatri , uscito il 29 dicembre, parla chiaro: “Il pubblico, il quale certamente si aspettava di sentir chiudere il primo atto con un finale di gran genere, si trovò deluso, e fu mal contento di veder cadere il sipario dopo un terzetto di non grande effetto”. Queste piccole incomprensioni iniziali non impedirono comunque allaNorma , rappresentazione dopo rappresentazione, di entrare nelle grazie del pubblico, per essere considerata infine il vero capolavoro di Bellini.

SCHEDA DELL’OPERA

TITOLO:Norma (1831).
AUTORE: Vincenzo Bellini (1801-1835).
LIBRETTO: Felice Romani (1788-1865).
PRIMA: 26 dicembre 1831 al Teatro alla Scala di Milano.
FONTE:Norma ou L’infanticide , tragedia in versi di Alexandre Soumet (1786-1845), rappresentata al Teatro dell’Odéon di Parigi il 6 aprile 1831.

Der Audio-Trainer ADESSO 8/2019 La storia dell’opera e del melodramma italiano.adesso-online.de/adesso-audio

LA MELODIA INFINITA: BELLINI E WAGNER

Nonostante il debutto diNorma non fosse stato dei più felici, il capolavoro di Bellini ottenne infine il meritato successo. Certo, anche all’estero gli esiti non furono sempre e subito quelli sperati. A Londra, per esempio,Norma fu accolta con una certa freddezza. Il tempo però, avrebbe dato ragione a Bellini: anche in Europa non sarebbero mancati gli appassionati estimatori del Maestro catanese. Tra questi, il giovanissimo direttore d’orchestra del Teatro dell’Opera di Riga, Richard Wagner. Nel 1837 Bellini era morto da due anni e Wagner era così entusiasta della sua musica che insistette per avereNorma in cartellone: apprezzava soprattutto la chiarezza della melodia di Bellini, così come la purezza del canto, ed era incantato da quella “semplice, nobile e meravigliosa cantilena”, una melodia infinita, in grado di esprimere i sentimenti e le passioni al massimo livello. Bellini, per Wagner, era un esempio da imitare, soprattutto da parte dei compositori tedeschi:Es ist vielleicht selbst keine Sünde – sosteneva–, wenn man vorm Schlafengehen noch ein Gebet zum Himmel schickte, daß den deutschen Komponisten doch endlich einmal solche Melodien und eine solche Art, den Gesang zu behandeln, einfallen möchten. – Gesang, Gesang, und abermals Gesang, ihr Deutschen! Va ricordato che all’epoca il mondo musicale tedesco non amava particolarmente il melodramma italiano e, in molti casi, addirittura lo disprezzava. Wagner, attraverso Bellini, ne coglieva invece la potenza. Ci piace pensare che la decisione di ambientare in SiciliaDas Liebesverbot oder Die Novize von Palermo (1836) fosse un omaggio di Wagner al siciliano Bellini, da poco scomparso. Pochi anni più tardi, nel 1939, Wagner compose addirittura un’aria per basso (Norma il predisse, o Druidi ) da inserire nel primo atto diNorma . Si sarebbe dovuto attendere il 1914 per ascoltare la versione wagneriana dell’opera di Bellini. L’amore di Wagner per Bellini non si limitò agli anni giovanili. Cosima Wagner scrisse nei suoi diari che al suo amato Richard non solo piaceva conversarne in privato, ma spesso, la sera, si metteva al piano a suonare le amate melodie belliniane.

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LA TRAMA

La storia è ambientata nella Gallia occupata dai Romani. La sacerdotessa Norma, figlia del capo dei druidi Oroveso, ha avuto una relazione segreta con il proconsole romano Pollione. Dal loro rapporto sono nati due figli. Pollione, stanco di Norma, si è nel frattempo innamorato della giovane vestale Adalgisa, alla quale chiede di lasciare tutto e partire con lui per Roma. Adalgisa, vinta dal rimorso, chiede a Norma di scioglierla dai voti che la legano agli dèi in quanto vestale. Norma è commossa dalla sincerità della ragazza e acconsente, ma prima le domanda il nome del suo amante. Pollione, risponde lei. Norma, tradita e umiliata, è decisa a vendicarsi. Decide così di uccidere i figli avuti da Pollione, ma all’ultimo momento ci ripensa. Meditando il prossimo suicidio, fa chiamare Adalgisa per affidarle i figli e chiederle di portarli a Roma, insieme con Pollione, dopo averlo sposato. Adalgisa rifiuta, anzi, promette di parlare con Pollione per convincerlo a tornare con Norma. Il tentativo di Adalgisa, però, fallisce. Norma è furiosa. Nel frattempo i druidi vogliono sollevare il popolo contro Roma. Norma, prima contraria, ora è favorevole, ma perché la guerra volga a favore dei Galli è necessario un sacrificio. Pollione, venuto a conoscenza delle intenzioni dei Galli e temendo che a essere sacrificata sarà Adalgisa, si infiltra nel campo nemico per salvare l’amata. Viene però catturato e Norma ha un colloquio con il prigioniero. Gli promette salva la vita a patto che abbandoni Adalgisa al suo destino. Pollione rifiuta. Norma, disperata, decide che sarà lei a sacrificarsi agli dèi e si immola sul rogo. Colpito dal gesto di Norma, Pollione decide di morire con lei.

L’ARIA PIÙ FAMOSA

Norma è conosciuta dal grande pubblico soprattutto per la cavatina della IV scena del primo atto:Casta Diva , forse uno dei brani d’opera più famosi, anche perché quasi immediatamente viene associata alla voce immortale della divina Maria Callas. Norma fa il suo ingresso in scena, circondata dalle sue vestali e seguita dai druidi capeggiati dal padre Oroveso. I druidi vogliono ribellarsi a Roma e chiedono il responso della dea Luna, di cui Norma è gran sacerdotessa. Dopo una discussione in cui si dice contraria alla guerra contro la potente Roma, Norma si rivolge direttamente alla Luna.

CASTA DIVA

Casta Diva, che inargenti Queste sacre antiche piante A noi volgi il bel sembiante Senza nube e senza vel. Tempra, o Diva Tempra tu de’ cori ardenti Tempra ancor lo zelo audace Spargi in terra quella pace Che regnar tu fai nel ciel.

KEUSCHE GÖTTIN

Keusche Göttin im silbernen Glanze, Baue Segen auf die dir geweihte Pflanze! Deines Anblicks lass uns erfreuen, Wolkenfrei und schleierlos! Schleierlos, ja, schleierlos! Lass nicht Zwietracht sich erneuen, Träufle Balsam in die Wunden, Bis den Frieden wir gefunden, Der erkeimt aus deinem Schoss.

NEL PROSSIMO NUMERO:MADAMA BUTTERFLY DI GIACOMO PUCCINI