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ITALIA IN DIRETTA: mafia: QUANDO QUESTA PAROLA PESANTE È USATA CON TROPPA LEGGEREZZA


Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 6/2018 vom 30.05.2018

Einfach unglaublich:MAFIA ALS MARKENZEICHEN?!Vor allem in der Gastronomie und in der Nahrungsmittelbranche wird in vielen Ländern der furchterweckende Begriff leichtfertig in Zusammenhang mit Italien verwendet. Zu Recht wehren sich dieREGIERUNG UND DIE LANDWIRTEdagegen.


MEDIO

Artikelbild für den Artikel "ITALIA IN DIRETTA: mafia: QUANDO QUESTA PAROLA PESANTE È USATA CON TROPPA LEGGEREZZA" aus der Ausgabe 6/2018 von Adesso. Dieses epaper sofort kaufen oder online lesen mit der Zeitschriften-Flatrate United Kiosk NEWS.

Bildquelle: Adesso, Ausgabe 6/2018

L’AUTORE
MICHAEL BRAUN
Journalist und Italien-Korrespondent derBerliner Tageszeitung (TAZ ). Kolumnist für verschiedene journalistische Zeitschriften wie dieNeue Presse und, in Italien, das WochenmagazinInternazionale . Lebt und arbeitet in Rom.

C’è una scena che tanti italiani vivono in prima persona all’estero. Appena ...

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C’è una scena che tanti italiani vivono in prima persona all’estero. Appena informano della loro origine l’interlocutore – francese, americano o tedesco che sia – si sentono dire: “Ah,Italie (oppureItaly ,Italien ), pasta, pizza, mafia”. Fino a qualche decennio fa veniva menzionato anche il mandolino, ma ormai lo strumento musicale è caduto in disuso ed è quindi uscito dalla lista di ciò che gli stranieri considerano “tipicamente italiano”. Invece la pizza, la pasta e la mafia sono cliché ancora vivi e vegeti. Fin qui niente di strano, perché gli stereotipi fanno parte dei rapporti fra i popoli e spesso diventano veri e propri marchi, nel bene e nel male. In positivo la pasta e la pizza hanno conquistato il mondo, contribuendo a far nascere il mito della cucina italiana, anch’esso ormai diffuso a livello globale; in negativo la parolamafia , che non ha bisogno di traduzione, è entrata a pieno titolo in decine di lingue e si trova oggi anche nei dizionari stranieri. Se consultate per esempio ilCollins inglese-tedesco , trovatemafia (inglese) =Mafia (tedesco).

La pasta e la pizza da un lato, la mafia dall’altro sembrano appartenere ad ambiti ben diversi, ma a ben vedere i due campi non sono affatto separati. Da anni le organizzazioni degli agricoltori italiani, come per esempio la Coldiretti, combattono il cosiddettoItalian sounding, il fenomeno dei prodotti stranieri spacciati per italiani grazie al nome: ilParmesan cheese degli Stati Uniti, oppure ilSalama Napoli uscito da una fabbrica in Croazia, per fare solo qualche esempio. Proprio la Coldiretti ha constatato che esiste un tipo molto particolare diItalian sounding : ilMafia sounding . Decine di aziende sparse per il globo cercano infatti di vendere i loro prodotti chiamandoli con nomi che evocano la mafia: in Belgio si trovano sia laSauce maffia , prodotta a Bruxelles, sia laSauce maffioso , fabbricata a Diest, nelle Fiandre. È californiana la salsa piccanteWicked Cosa nostra (“Cosa nostra cattiva”), mentre viene dalla Germania la miscela di speziePalermo Mafia shooting – der sizilianische Dip , che ha sull’etichetta una pistola. Sulla confezione diMacho Maffiosi il consumatore può leggere, in olandese, che le caramelle in questione sonogefaarlijk lekker , “pericolosamente buone”. L’elenco di prodotti del genere è lunghissimo: dallaPasta Mafia di Taiwan al bulgaroCaffè Mafiozzo , che sulla confezione mostra un uomo con un cappello stile Borsalino e un sigaro in bocca; dal vino rossoIl Padrino negli Stati Uniti al tedescoFernet Mafiosi . Troviamo anche siti Internet comeCandyMafia , che commercializza dolcetti salutando gli utenti con un ammiccanteWelcome to the family , “Benvenuti nella famiglia”, oppure il sitomamamafiosa.com (Sicilian wisdom from a former Mafia Princess , ovvero “Saggezza siciliana di un’ex principessa della mafia”), che propina ricette piuttosto banali di pasta al pesto o all’amatriciana. A Vienna c’era persino un servizio di consegna a domicilio dal nome inequivocabile,Don Panino , che fra gli altri offriva il paninoDon Falcone , informando i clienti che il magistrato, ammazzato da Cosa nostra nel 1992, “purtroppo veniva grigliato come un wurstel”. Che dire poi del ristoranteMafia di Mosca o di quello chiamatoLa Camorra Pasta Pizza Grill di La Paz, in Bolivia? Potremmo chiudere il discorso facendo spallucce, considerando tutti quei casi diMafia sounding come esempi di dubbio gusto. Eppure qualcosa di più c’è e non si può non tenerne conto.

Da un lato c’è un problema di identificazione, dall’altro di banalizzazione. Commercializzare prodotti non italiani con un marchio che ricorda la mafia per evocare un inesistente legame con l’Italia crea l’equazione italiano = mafioso. È stato Roberto Moncalvo, direttore della Coldiretti, a sottolineare che questi prodotti “danneggiano l’immagine dell’Italia all’estero, ma soprattutto colpiscono profondamente i tanti italiani che sono stati o sono purtroppo vittime della criminalità organizzata”. Eccoci al secondo problema: la banalizzazione. Tutto questo ammiccare, tutto questo scherzare fa dimenticare che la mafia prima di tutto è stata ed è fonte di morte, di oppressione, è un’organizzazione che penetra in ogni ambito della vita degli italiani, condizionandola.

Ne ha fatto le spese la catena di ristoranti italianiLa mafia se sienta a la mesa (“La mafia si siede a tavola”), che gestisce 42 locali sparsi per la Spagna. La catena voleva registrare il marchio a livello europeo, ma il governo italiano si è fermamente opposto, affermando nella causa promossa davanti alla Corte europea di giustizia che un nome del genere “potrebbe rappresentare il tentativo di dare una connotazione benigna a una delle organizzazioni più pericolose mai esistite in Italia”. La sentenza gli ha dato ragione: quel marchio non può essere registrato perché, così hanno deciso i giudici, “banalizza i gravi attacchi sferrati ai valori fondamentali dell’Unione”.

In molti paesi si usa il nomemafia a fini commerciali. La mafia è di fatto un’organizzazione criminale che, dal Dopoguerra a oggi, ha ucciso più di 1.000 persone, tra cui il giudice Giovanni Falcone.
In alto : una foto dell’attentato in cui persero la vita il giudice, sua moglie e cinque uomini della scorta.