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LA VERA Rimini


Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 2/2020 vom 22.01.2020

Nur Strand und Meer? Rimini hat viel mehr zu bieten: historische Bauwerke aus allen Epochen, eine bewegte Geschichte, traditionsreiche Küche … und in diesem Jahr ehrt die Stadt einen großen Sohn zum 100. Geburtstag. Ein Spaziergang auf den Spuren Fellinis wird zum besonderen Erlebnis!


MEDIO

Artikelbild für den Artikel "LA VERA Rimini" aus der Ausgabe 2/2020 von Adesso. Dieses epaper sofort kaufen oder online lesen mit der Zeitschriften-Flatrate United Kiosk NEWS.

Bildquelle: Adesso, Ausgabe 2/2020

VIAGGI

La grande ruota panoramica sul Molo Levante del Porto Canale di Rimini.


Il cuore di Rimini Piazza Cavour con la facciata del Teatro Galli sullo sfondo. Sulla destra sono riconoscibili gli archi del Palazzo dell’Arengo, dove si riuniva il Consiglio del Popolo.


“Rimini è un pastrocchio, confuso, pauroso, tenero, con ...

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... questo grande respiro, questo vuoto aperto del mare”. Il regista Federico Fellini descrive così la sua città natale, capoluogo della Romagna e di un immaginario collettivo che la lega alla leggerezza estiva e ai piaceri della vita, e ci piace raccontarvela iniziando proprio dalle sue parole. Senza dubbio, infatti, Rimini è legata alla vita, all’opera e al genio del regista che più di ogni altro ha segnato la storia del cinema italiano e, come un grande museo a cielo aperto, permette di ripercorrerla. Se si parte dalla casa natale, in Via Dardanelli 10, bastano pochi minuti per raggiungere a piedi il Cinema , dove Federico scoprì da bambino la magia della macchina da presa. Una bella passeggiata conduce poi fino al molo, simbolo emblematico di uno dei capolavori felliniani, []. Il 2020 è l’anno ideale per programmare una visita, anche d’inverno, perché ricorre il centenario della nascita di Fellini e attraverso mostre tematiche, visite guidate, proiezioni e tanti altri eventi, Rimini ha deciso di raccontare la vita e l’opera del grande regista nei luoghi che più lo rappresentano. Rimini, naturalmente, è anche molto altro: ha una lunga storia e una grande tradizione culinaria. Fondata dai Romani nel 268 a.C. in posizione strategica, l’antica divenne ben presto un centro importante, allora come oggi collegato a Roma dalla Via Flaminia e a Piacenza dalla Via Emilia. Bizantini, Longobardi, Malatesta e Veneziani l’arricchirono avvicendandosi nei secoli successivi, e questo spiega perché una passeggiata nelle sue vie e nelle sue piazze equivale a passare da una scoperta all’altra. E non va certo trascurata una sosta golosa, perché una delle cucine regionali più apprezzate d’Italia è proprio quella romagnola, che si può gustare a Rimini.

L’ANTICO DECUMANO MASSIMO

Il punto di partenza ideale per conoscere la città è il maestoso Arco di Augusto, talmente grande da non poter avere una porta. Edificato nel 27 a. C., segnava la fine della Via Flaminia ed è l’arco romano più antico ancora esistente in Italia. Pare che sulla sua cima, a più di 10 metri di altezza, ci fosse in origine una quadriga in marmo guidata dall’imperatore Augusto, rappresentato da un’enorme statua bronzea. Partiva da qui il decumano massimo, l’odierno Corso Augusto, che conduceva fino al Ponte di Tiberio. Lungo questa strada si trovano tutti i monumenti che rendono Rimini una meta unica nel suo genere. Da non perdere il Tempio Malatestiano, che per i riminesi è semplicemente “il Duomo”. A volerlo fu Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini dal 1432 al 1462, per celebrare i fasti della sua famiglia. Per realizzarlo al meglio chiamò a Rimini i maggiori artisti dell’epoca, tra i quali Leon Battisti Alberti, a cui si devono gli esterni e la struttura dell’edificio, mentre Giorgio Vasari e Piero della Francesca realizzarono gli affreschi che impreziosiscono gli interni, dove è possibile ammirare anche un meraviglioso Crocifisso (1312) di Giotto. Una curiosità: Leon Battista Alberti inserì sul basamento numerosi riferimenti alla famiglia Malatesta, come le iniziali I e S intrecciate (Sigismondo e Isotta, la moglie) ripetute più di 300 volte. A voi trovarle!

La vicinissima Piazza Tre Martiri corrisponde all’antico Foro romano. Una statua di Giulio Cesare posta al centro e un cippo del 1500 ricordano che, dopo il passaggio del Rubicone, qui il generale romano pronunciò di fronte alle sue legioni il famoso discorso culminato nella frase “il dado è tratto”. La piazza è oggi dedicata a tre giovani partigiani impiccati dai nazisti il 16 agosto 1944: Mario Capelli, Luigi Nicolò e Adelio Pagliarani. Degna di nota è la Torre dell’Orologio (1547), con un quadrante che contiene un calendario, i segni zodiacali e le fasi lunari.

Per una pausa ristoratrice l’ideale è la Vecchia Pescheria, una loggia del 1700 caratterizzata da una serie di archi a tutto sesto e grosse vasche di pietra all’interno, usate in passato per la vendita delle poveracce: “le vongole”, in dialetto. Potrete cogliere qui la vera essenza di Rimini, perché tutta la zona è ricca di locali, ristoranti, pub e pizzerie. Insieme alla vicina Piazzetta San Gregorio, infatti, questo è il luogo in cui più spesso si ritrovano i riminesi. Per conoscere il centro e il cuore pulsante di Rimini, oggi come in passato, basta andare invece in Piazza Cavour. Nel Palazzo dell’Arengo si riuniva il consiglio del popolo e sotto i suoi portici c’era la cosiddetta “pietra dello scandalo”, dove si rinnovava un’antica usanza romana istituita a quanto pare da Cesare: i debitori che si alzavano e si sedevano tre volte sulla pietra, sbattendovi contro violentemente il sedere e gridando ad alta voce “cedo bona!” (“svendo i miei beni!”), venivano liberati dei loro debiti. Poi ci sono il Palazzo del Podestà, eretto nel 1334 e caratterizzato da tre archi gotici – da uno dei quali, quello centrale, pendeva la corda usata per le impiccagioni –, e il Teatro Amintore Galli, inaugurato da Giuseppe Verdi nel 1857. Al centro della piazza troneggia la Fontana della Pigna, un monumento che, per l’armonia delle forme e i giochi d’acqua, affascinò anche Leonardo da Vinci quando, come ricorda un’iscrizione, passò da Rimini. La fontana è anche un tradizionale punto di ritrovo, tanto che vi capiterà di sentir dire spesso: “Appuntamento alla Pigna alle 19!” o “Ci vediamo alla Pigna fra mezz’ora”. Poco distante da Piazza Cavour, merita una sosta la Domus del chirurgo, 700 metri quadrati di scavi archeologici rinvenuti per caso nel 1989. Durante alcuni lavori di manutenzione stradale, una scavatrice fece un buco un po’ troppo profondo e tornarono alla luce del sole i mosaici e i resti di questa incredibile casa, che ha fornito informazioni utilissime sulla professione medica in epoca romana, grazie al ritrovamento di ben 150 strumenti. Tra di essi c’era anche un raro cucchiaio di Diocle, che veniva usato per estrarre le punte delle frecce conficcate nel corpo.

Il “castello” del cinema Castel Sismondo. Qui si svolge, fino al 15 marzo, la mostra Fellini 100 Genio immortale (www.mostrafellini100.it).

Il Ponte Tiberio, detto anche Ponte del Diavolo, al tramonto.


Il Cinema Fulgor, dove Fellini, ancora bambino, sognava davanti alle immagini del film Maciste all’inferno.


OLTRE IL PONTE DI TIBERIO

Uno dei simboli di Rimini è il Ponte di Tiberio, in pietra d’Istria, che sovrasta maestoso il fiume Marecchia. Fu l’imperatore Augusto a volerlo, per impreziosire il decumano massimo nel punto in cui termina e dal quale inizia la Via Emilia che porta a Piacenza. Iniziato nel 14 a.C. e terminato nel 21 a. C., prende il nome dall’imperatore Tiberio. Per vedere il ponte sotto una nuova prospettiva, la scelta migliore è una gita in barca, oppure una passeggiata nel parco adiacente, che in estate si trasforma in un immenso cinema all’aperto. Il ponte è detto anche “del Diavolo” per via di una leggenda che ha Tiberio per protagonista: l’imperatore stringe infatti un patto con il diavolo perché costruisca il ponte in una sola notte, ma in cambio si impegna a cedergli l’anima del primo uomo che lo attraverserà. Tiberio, però, non rispetta l’accordo e il diavolo, per vendetta, cerca di buttarlo giù dal ponte a calci. La tradizione popolare spiega così le figure ancora visibili sulla balaustra, che ricordano l’impronta di due piedi caprini. Superato il ponte, si entra in Borgo San Giuliano, uno dei quartieri più antichi e popolari di Rimini. Era il borgo dei pescatori, dove le case sono basse e colorate per essere riconosciute già dal mare, ancora oggi i panni sono stesi alle finestre e le signore stanno sedute a chiacchierare davanti alla porta di casa. Insomma, un quartiere genuino, che non a caso era anche una delle zone preferite da Federico Fellini. Per omaggiare il regista, i muri delle case sono coperti di murales che richiamano scene dei suoi film: Marcello Mastroianni e Anita Ekberg, Roberto Benigni e Paolo Villaggio…

Infine, possiamo non citare le spiagge? Affollate d’estate, danno il meglio di sé in inverno e primavera. Rilassatevi con una passeggiata sul lungomare partendo dal porto, dirigetevi verso la ruota panoramica, per poi attraversare il Parco Federico Fellini e arrivare fino al Lungomare Augusto Murri. Se vi trovate in questi luoghi al tramonto, incrocerete molti riminesi, che adorano fare due passi in questo particolare momento della giornata. Sul mare troverete non solo stabilimenti, ma i ristoranti e i locali più alla moda, per una serata mondana all’insegna del divertimento.

LA RIMINI DI FELLINI

Federico Fellini ha 19 anni quando parte per Roma. Da quel giorno torna poche volte a Rimini, ma è qui che sono nati molti personaggi dei suoi film. Per conoscere alcuni dei principali “luoghi di Fellini” bisogna muoversi principalmente nel centro storico e sul lungomare.
► Via Dardanelli 10. Qui c’è la casa dove il grande regista è nato il 20 gennaio del 1920.
► Il Cinema Fulgor. È un luogo simbolico perché nella sua sala, ancora bambino, Fellini scopre la magia della macchina da presa.
► Piazza Cavour, Piazza Tre Martiri e Piazza Ferrari sono state il set del film Amarcord (1973).
► Piazza Malatesta è invece il luogo nel quale veniva allestito il circo del film I clowns (1970).
► Il Grand Hotel. Luogo felliniano per eccellenza, lo troviamo in una memorabile scena di Amarcord.
► Il molo, proteso sul mare, è invece l’emblema del capolavoro I vitelloni (1953).
► Il cimitero di Rimini. Qui è sepolto Federico Fellini insieme alla moglie, Giulietta Masina, e al figlio Pier Federico, morto nel 1945 ad appena un mese di vita. Orna la tomba il monumento di Arnaldo Pomodoro La grande prua, che celebra la grandezza dell’opera felliniana attraverso la metafora della nave presente in tanti suoi film.


Foto: Sandra Raccanello/Huber/Sime

Foto: Luigi Baldelli

Foto: Paolo Giocoso/Huber/Sime; emilio salvatori