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L’ITALIA ADESSO. 1995-2019


Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 12/2019 vom 02.10.2019

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Seit der ersten ADESSO hat sich einiges in Italien verändert. Mobiltelefone, ein kulinarischer Paradigmenwechsel, ein fast symbolischer Tunnelbau, Mode als Bühne für Hinz und Kunz, die Ewige Stadt ein Muss mehr denn je. Bloß in der Politik nichts Neues, außer ein paar Namen.

Artikelbild für den Artikel "L’ITALIA ADESSO. 1995-2019" aus der Ausgabe 12/2019 von Adesso. Dieses epaper sofort kaufen oder online lesen mit der Zeitschriften-Flatrate United Kiosk NEWS.

Bildquelle: Adesso, Ausgabe 12/2019

L’ Italia com’era, l’Italia com’è… Sono passati 25 anni dalla nascita di ADESSO: un tempo brevissimo, in una prospettiva storica. Eppure il 1994 a noi sembra lontano anni luce. Gran parte di quello che oggi diamo per scontato, nel 1994 non esisteva ancora, o era a disposizione di pochi. Il web era appena nato (1991) e il primo ...

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L’ Italia com’era, l’Italia com’è… Sono passati 25 anni dalla nascita di ADESSO: un tempo brevissimo, in una prospettiva storica. Eppure il 1994 a noi sembra lontano anni luce. Gran parte di quello che oggi diamo per scontato, nel 1994 non esisteva ancora, o era a disposizione di pochi. Il web era appena nato (1991) e il primo browser per navigarlo risaliva solo all’anno precedente (Mosaic , 1993). In Italia cominciavano a vedersi i primi telefoni cellulari, ma erano talmente cari da restare ancora appannaggio di pochissimi. Nessuno immaginava che proprio l’Italia sarebbe diventato il terzo paese al mondo per numero di telefonini, e il primo in Europa. Insomma, sono passati soltanto 25 anni, ma l’Italia di allora sembra appartenere a un altro mondo. Migliore o peggiore? Chissà, di sicuro un mondo diverso. Sfogliando quel primo numero di ADESSO del lontano mese di novembre 1994, gli argomenti e i personaggi permettono di capire quanto siano cambiate le cose negli ultimi 25 anni e mi offrono lo spunto per riflettere su alcuni temi generali più o meno impegnati e impegnativi.

L’ITALIA A TAVOLA

Nel lontano 1994, il grande Gualtiero Marchesi decantava dalle pagine di ADESSO i pregi dell’olio d’oliva e regalava ai nostri lettori la ricetta delle quaglie all’uva. Marchesi è stato il grande innovatore della cucina italiana, colui che ha portato nel Belpaese laNouvelle cuisine . Gli anni Novanta, in cucina, rappresentano un periodo di transizione. Le novità del decennio precedente, a cominciare dai fast-food, sono ormai un’abitudine. Il primo comandamento è “novità a ogni costo”. A risentirne è la “tradizione”. Osterie e trattorie sono considerate troppo ordinarie. Sono gli anni del vitello tonnato, dei gamberetti in salsa rosa e della sangria. In TV non c’è traccia di quei programmi di cucina che oggi invadono i palinsesti italiani, dove i protagonisti sono proprio gli allievi di Gualtiero Marchesi, tutti, o quasi, cuochi stellati. Dopo 25 anni i termini della questione si sono capovolti, grazie anche al grande lavoro di movimenti comeSlow Food . Oggi si cerca il naturale, il biologico, e il primo comandamento della cucina italiana è “tradizione a ogni costo”. Osterie e trattorie sono tornate di moda, forse pure troppo. Uno dei più celebrati ristoranti d’Italia è l’Osteria Francescana di Modena e “l’oste” è Massimo Bottura, considerato uno dei migliori cuochi del mondo

QUANDO LA MODA VA DI MODA

Nel novembre 1994 Giorgio Armani (1934) faceva su ADESSO un bilancio dei suoi primi 60 anni. Gli anni Novanta sono stati il momento più alto del Made in Italy. Grandi stilisti come Armani, Versace, Valentino e compagni erano i sovrani incontrastati della moda italiana, che dettava legge nel mondo, mentre la compianta Franca Sozzani, direttrice diVogue Italia , ne era la gran sacerdotessa. Due decenni dopo, con l’ingresso nell’era digitale, e soprattutto grazie ai social media, il mondo della moda “subisce” una rivoluzione che per molti rappresenta un’involuzione. Innanzitutto, la “moda” va di moda. Mi spiego. Internet e i social diventano il palcoscenico di milioni di persone, soprattutto di giovanissimi che si improvvisano esperti. Nella massa, e dalla massa, emerge la figura dell’influencer o delfashion blogger , che riesce a influenzare tutti gli altri dettando legge in fatto di abbigliamento. La competenza e lo studio lasciano il posto all’istinto e al gusto, non sempre buono. Con una sola foto postata sui social, questi personaggi riescono a fare la fortuna di un capo o di un accessorio. La più famosainfluencer nel mondo è l’italiana Chiara Ferragni.


“ L’iTALIA Di 25 anni fa Sembra lontana anni luce”


L’ITALIA E L’EUROPA

Un tunnel per l’unità d’Europa . Si intitolava così un articolo del primo numero di ADESSO dedicato alla Galleria di base del Brennero, conosciuta anche come BBT (Brenner Basistunnel ). Si tratta di un sistema di gallerie progettato per unire l’Austria e l’Italia. Con i suoi 64 chilometri di lunghezza, una volta terminato, il tratto principale diventerà il collegamento ferroviario sotterraneo più lungo del mondo. Recentemente un ex ministro della nostra Repubblica [Danilo Toninelli n.d.r., vedi ADESSO 5/2019 ] lo aveva dato per completato. Troppo ottimismo! Lo stesso che nel 1994 – ma allora avevamo motivo per essere ottimisti… – ci faceva sperare che bastasse un tunnel per renderci più uniti. In realtà il tunnel è ancora in costruzione e lo stato dei lavori si può seguire suwww.bbt-se.com . L’Europa pure, dopotutto, è ancora in costruzione. All’ottimismo che ci ha portato fino a Schengen, all’introduzione della moneta unica e all’allargamento ai paesi dell’ex Patto di Varsavia è seguita la crisi attuale, caratterizzata da spinte centrifughe cui è difficile resistere. La Brexit è solo l’esempio più vistoso del rapporto sempre più difficile fra i cittadini e le istituzioni europee. L’Italia non fa eccezione. Crisi economica ed “emergenza” migranti fanno sì che una parte degli italiani guardi all’Europa con sempre maggiore diffidenza, se non addirittura con ostilità. Insomma, un tunnel si deve costruire sì, ma per ri-unire l’Europa ai suoi cittadini.

UNA TRIBÙ CHE BALLA

Negli articoli dedicati all’attualità politica dal primo numero di ADESSO si parlava di un personaggio noto per essere fuori dagli schemi: Gianni De Michelis. Veneziano, socialista, più che per la sua attività politica molti lo ricordano per i suoi capelli lunghi e la passione per le discoteche. Era una delle figure di spicco del Partito socialista di Bettino Craxi, che dopo aver dominato la scena politica negli anni Ottanta, negli anni Novanta sarebbe stato travolto dalle indagini di Mani Pulite. Ecco, quello della politica è l’unico mondo in cui il tempo sembra essersi fermato. Ieri De Michelis ballava nelle discoteche di mezza Italia. L’estate scorsa Matteo Salvini ballava nelle spiagge alla moda della Riviera adriatica. Negli ultimi 25 anni hanno ballato il valzer delle poltrone i 16 governi che, dal 1994 a oggi, si sono alternati alla guida del paese.

ROMA

Un articolo del primo numero di ADESSO è dedicato a Renato Nicolini (1942- 2012), indimenticato e indimenticabile assessore alla Cultura del Comune di Roma fra il 1977 e il 1985. Nel 1994 veniva nominato dall’allora sindaco Antonio Bassolino assessore alla Cultura della città di Napoli perché replicasse il miracolo realizzato nella Capitale. Nicolini, architetto e drammaturgo, dopo i tempi bui della crisi e del terrorismo, che avevano spinto molti a rintanarsi nelle loro case, aveva riacceso le luci di Roma. Con iniziative come leEstati romane e leNotti bianche aveva spinto i romani a riappropriarsi della loro città. Oggi, quando si parla della Città eterna se ne sottolineano i problemi, lo stato di abbandono delle periferie e quello di degrado di alcuni quartieri del centro. Certo, non bisogna chiudere gli occhi di fronte alla realtà. I problemi ci sono. Del resto stiamo parlando di una metropoli di tre milioni di abitanti. Tuttavia Roma è e resta una città unica al mondo che non si può fare a meno di visitare almeno una volta nella vita. Se non riesco a convincervi io, lo farà di sicuro l’articolo che la collega Marina Collaci ha dedicato alla sua straordinaria città (pag. 10 ).

In alto: 1994, telefoni pubblici nella stazione Centrale di Milano.Qui: il rito dello scioglimento del sangue di San Gennaro a Napoli ripreso con i telefonini.


Foto: GIANNI BERENGO GARDIN/Contrasto/laif; GIULIOPISCITELLI/laif