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L’ITALIA IN DIRET TA: religione CULTO O POLITICA?


Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 11/2018 vom 24.10.2018

Auch im einst erzkatholischen Italien ist der Anteil der praktizierendenKATHOLIKEN RÜCKLÄUFIG. Das hindert die Politik nicht ,RELIGIÖSE SYMBOLEwie das Kruzifix für ihre Zwecke einzuspannen.


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Bildquelle: Adesso, Ausgabe 11/2018

L’AUTOREMICHAEL BRAUN Journalist und Italien-Korrespondent derBerliner Tageszeitung (TAZ ). Kolumnist für verschiedene journalistische Zeitschriften wie dieNeue Presse und, in Italien, das WochenmagazinInternazionale . Lebt und arbeitet in Rom.


MEDIO

Sembra una conduttrice televisiva come tante. Nell’edizione pomeridiana del Tg1 Rai, Marina Nalesso fa bella mostra della sua chioma tinta di biondo, ha il ...

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... viso truccato, indossa una blusa rossa, blu o nera. A ben guardare, si nota però un altro dettaglio: un rosario con un vistoso crocifisso.

La scelta non è piaciuta a tutti. “Anche oggi al Tg1 l’arroganza di un rosario al collo della conduttrice. È il Tg di una TV pubblica e laica, non un Tg Vaticano”, ha commentato suTwitter Silvio Viale, ex consigliere comunale del Pd a Torino. Tuttavia Marina Nalesso può contare su sostenitori altrettanto bellicosi. Il quotidiano di centrodestraLibero vede nel suo gesto di mettere in mostra il crocifisso “un nuovo schiaffo a islam e sinistra”. Anche Giorgia Meloni, leader del partito di destra Fratelli d’Italia, si schiera al fianco della conduttrice, affermando che “ormai siamo all’assurdo. Il cristianesimo è parte della nostra cultura e della nostra storia di italiani e di europei, anche di chi è ateo o crede in un’altra religione”.

Il conflitto sulla presenza della religione cattolica e dei suoi simboli negli spazi pubblici, in Italia riesplode con una certa regolarità. Soltanto pochi mesi fa Matteo Salvini, ministro dell’Interno e capo della Lega, si è fatto promotore di una proposta di legge per rendere obbligatoria l’esposizione del crocifisso nelle scuole, in tutti gli uffici pubblici e nei porti italiani. Verrebbe da ironizzare sul Cristo in croce esposto nei porti: serve forse per far capire subito ai migranti islamici che non sono benvenuti? Di certo Salvini non brandisce il crocifisso per trasmettere il messaggio evangelico dell’accoglienza: l’estate scorsa, alla mega-manifestazione della Lega a Pontida, ha fatto bella mostra di un rosario, augurandosi che “ognuno possa veder nascere i propri figli nel suo paese”: una maniera educata per dire ai migranti di restarsene a casa loro.

La proposta di legge della Lega stupisce anche per un’altra ragione. Già oggi tutti i tribunali e le scuole sono tenuti a esporre il crocifisso nelle aule, grazie a diversi decreti regi emanati negli anni Venti del secolo scorso, durante il fascismo, e mai revocati. Quelle norme risalgono ai tempi in cui quasi tutti gli italiani erano cattolici, un’epoca nella quale il Concordato stipulato fra il governo di Benito Mussolini e la Santa Sede nel 1929 dichiarava che “la religione cattolica, apostolica e romana è la sola religione dello Stato”. Oggi, sulla carta, l’Italia è uno stato laico; almeno un terzo degli italiani si considera areligioso e di anno in anno cala il numero di chi va a messa tutte le settimane. Ormai gli italiani praticanti sono meno del 30% e fra i giovani adulti sotto i 35 anni non arriviamo neanche al 20%.

La presenza del crocifisso nei luoghi pubblici è una battaglia che ciclicamente viene riproposta dai vari politici. Ma il vero fine è davvero la difesa della religione?


Se la Chiesa cattolica è in costante ritirata fra i cittadini del Belpaese, conta pur sempre su una maggioranza – circa il 60% – che si dichiara credente. Soprattutto, conta su una visibilità pubblica che non ha eguali negli altri paesi dell’Europa occidentale. Il Vaticano sarà pur sempre uno stato a sé, ma la sua presenza si fa sentire, eccome! Rai 1, la rete ammiraglia della TV di stato, ogni domenica mattina trasmette la Santa Messa e poi, a mezzogiorno, l’Angelus del papa da Piazza San Pietro. Sono ormai centinaia i comuni italiani in cui sono state erette statue di Padre Pio, il santo attualmente più venerato nel paese.

Tutto sommato, la forte presenza della Chiesa viene accettata anche dai non credenti e crea pochi attriti nella società italiana. Sono piuttosto forze politiche come la Lega, non certo la Chiesa in quanto tale, a cercare lo scontro. Esemplare è anche l’eterna questione su come le scuole debbano comportarsi nel periodo di Natale. L’anno scorso la maestra di una scuola elementare di Pordenone, per non offendere la sensibilità dei bambini non cristiani – per esempio di quelli islamici –, ha trasformato il testo di una canzone, facendo diventare il “Bambin Gesù” un “bambino del Perù”. Apriti cielo! A inalberarsi è stata la leader di destra Giorgia Meloni. “Roba da matti”, è stato il suo commento di fronte a questa vicenda, ai suoi occhi “grottesca e ridicola”. E quando a Bergamo, nel 2014, il preside di una scuola elementare con forte presenza di bambini immigrati ha voluto bandire il presepe, il capo della Lega Matteo Salvini si è recato di persona nell’istituto per donarne uno.

Proprio dalla Chiesa si levano voci contro chi ingaggia queste battaglie a difesa del cristianesimo, usando la croce per andare alla crociata. Il padre gesuita Antonio Spadaro, in risposta alla proposta di legge con cui la Lega voleva rendere obbligatorio il crocifisso in tutti gli uffici pubblici, ha dichiarato seccamente viaTwitter “Giù le mani” dal crocifisso, aggiungendo che “usare il crocifisso come un Big Jim [un pupazzo, n.d.r. ] qualunque è blasfemo”.


Foto: ANSA/ Daniel Dal Zennaro