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L’ITALIA IN DIRET TA: società: I NEGOZI CONTANO PIÙ DELLA FAMIGLIA?


Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 4/2018 vom 28.03.2018

SHOPPEN RUND UM DIE UHR AN 365 TAGENim Jahr! Ein Paradies für Verbraucher, in den Einkaufszentren klingeln die Kassen.DAS NACHSEHEN HAT JEDOCH DAS PERSONAL- kaum noch ein Feiertag kann gemeinsam mit der Familie verbracht werden.


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Artikelbild für den Artikel "L’ITALIA IN DIRET TA: società: I NEGOZI CONTANO PIÙ DELLA FAMIGLIA?" aus der Ausgabe 4/2018 von Adesso. Dieses epaper sofort kaufen oder online lesen mit der Zeitschriften-Flatrate United Kiosk NEWS.

Bildquelle: Adesso, Ausgabe 4/2018

L’AUTOREMICHAEL BRAUN Journalist und Italien-Korrespondent derBerliner Tageszeitung (TAZ ). Kolumnist für verschiedene journalistische Zeitschriften wie dieNeue Presse und, in Italien, das WochenmagazinInternazionale . Lebt und arbeitet in Rom.

“Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”, recita un detto italiano. A Pasqua, in realtà, spesso le famiglie si ...

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... riuniscono lo stesso intorno alla tavola per un bel pranzo insieme. A Pasquetta, però, “liberi tutti”! Per tradizione si organizzano gite in campagna, picnic nei boschi e passeggiate in riva al mare con gli amici. Quest’anno, però, le mete delle gite primaverili rischiano di cambiare e invece di pini, prati e spiagge, molti italiani ammireranno probabilmente le vetrine di boutique, profumerie e negozi di elettronica. Alcuni grandi outlet e centri commerciali, infatti, faranno una cosa inimmaginabile solo pochi anni fa: apriranno anche a Pasquetta, se non addirittura a Pasqua. La scena si ripeterà il 1° maggio. Sono finiti, infatti, i tempi in cui migliaia di persone si recavano ai grandi cortei dei sindacati a Milano, Torino o Roma. Oggi il punto d’incontro non è più la piazza, ma il centro commerciale.

Fece notizia, a Pasqua dell’anno scorso, il mega- outlet di Serravalle Scrivia, un villaggio formato da decine di negozi sorto nel triangolo fra Milano, Torino e Genova. Chi vuole trovare tutte le grandi marche della moda a prezzi scontati, qui è servito. Ogni fine settimana migliaia di persone ci vanno a fare i loro acquisti, ma fino al 2016 almeno a Natale e a Pasqua i negozi erano rimasti chiusi. Nel 2017, per la prima volta nella storia dell’outlet nato nel 2000, la direzione decise di aprire la domenica di Pasqua. I sindacati organizzarono manifestazioni di protesta nelle vie di accesso ai parcheggi, senza risultato. La direzione rispose seccamente che tenere aperto anche a Pasqua era “un’opportunità”.

Così, l’ultimo giorno tabù rimase il Natale, ma non per molto, solo fino a… Natale, appunto. Sempre nel 2017, infatti, la direzione dell’Oriocenter, un enorme centro commerciale dalle parti di Bergamo che conta 280 negozi e decine di ristoranti, decise non solo di aprire a Santo Stefano, come se fosse un giorno qualsiasi, ma anche il 25 dicembre. Si opposero firmando una petizione ben 1.000 dei 3.000 dipendenti e protestò anche Cristiano Re, capo dell’Ufficio pastorale della diocesi di Bergamo, esortando “i cattolici e tutti coloro con un po’ di buon senso a non recarsi nei centri commerciali la domenica e nelle feste comandate”. E aggiunse: “I lavoratori non sono comprabili solo perché tu paghi!” Il settimanaleL’Espresso riportò lo sfogo di una commessa: “Mio figlio è di serie B, che non posso stare con lui nemmeno a Santo Stefano? Mio marito vale meno del marito di una cliente: la domenica va a mangiare dai suoi mentre io lavoro? Blaterano della famiglia e la sfasciano, perché guai se le mutande non le compri proprio quel giorno lì!” Anche in questa occasione la direzione l’ebbe vinta, il centro aprì, i consumatori accorsero in massa.

Negozi chiusi durante le feste, propone il leader del Movimento 5 Stelle, Di Maio (nella foto in alto ), ma dopo il sì della camera, la legislatura è finita prima del voto al senato.

DAS ÜBUNGSHEFT ADESSO PLUS 4/2018 A pagina 8 esercizio sulcongiuntivo presente .

Questa situazione è possibile grazie al decreto “Salva Italia”, varato dal governo di Mario Monti nel dicembre del 2011. L’Italia si trovava allora in piena emergenza economica. Giusto un mese prima, il governo Berlusconi aveva dovuto rassegnare le dimissioni sotto i colpi della crisi dell’euro, che aveva investito il paese. Il decreto mirava a dare nuovo impulso all’economia, stimolando la crescita con ogni mezzo, anche la liberalizzazione totale degli orari del commercio, dei bar e dei ristoranti. Da allora, chi vuole può tenere aperto il suo esercizio 365 giorni all’anno, 24 ore al giorno, senza limite. In Germania la situazione è ben diversa. Certo, anche lì sono finiti i tempi in cui il sabato pomeriggio tutti i negozi erano chiusi, ma una legge federale vieta l’apertura nelle domeniche e nei giorni di festa. ILänder hanno la facoltà di estendere gli orari o i giorni di apertura, ma per esempio la Baviera mantiene un categoricono sulle domeniche, mentre il Nordreno-Vestfalia concede fino a 11 domeniche di apertura l’anno, non una di più. A Natale o a Pasqua, i centri commerciali aperti non sarebbero neanche immaginabili, in terra tedesca.

Se in Italia la Chiesa cattolica, le associazioni dei piccoli commercianti come Confcommercio e Confesercenti, i sindacati rimangono contrari alla totale liberalizzazione, la gran parte dei partiti politici non vede la necessità di agire e di tornare a norme più rigide. Soltanto il Movimento 5 Stelle si è mosso in questa direzione. Nel dicembre del 2017 il suo leader, Luigi Di Maio, continuava a chiedere una nuova legge: “Tutte le famiglie hanno il diritto al riposo, anche quelle che posseggono o gestiscono esercizi commerciali”, scrisse suFacebook . “Almeno per la metà dei 12 giorni di festa previsti nel corso dell’anno, tutti gli esercizi commerciali dovrebbero restare chiusi”, sosteneva. Sarebbe bastato il voto del senato, perché alla camera la proposta di legge del Movimento 5 Stelle era già stata approvata, ma prima delle elezioni del 4 marzo non c’è stato niente da fare. E così anche quest’anno Pasqua e il 1° maggio saranno per migliaia di italiani all’insegna dello shopping per qualcuno e del lavoro per qualcun altro, che non potrà dedicare il suo tempo alla famiglia come avrebbe voluto.


Foto: ANSA /PRIMA PAGINA/A. Di Meo; MikeDotta Shutterstock