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L’orafo del vino


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Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 14/2022 vom 23.11.2022

L’ITALIA A TAVOLA

MEDIO

C onfesso,questo è uno degli articoli più difficili che abbia mai scritto. Difficile perché il protagonista è Gerardo Giuratrabocchetti, proprietario dell’azienda vinicola Cantine del Notaio. Già, abbiamo lo stesso cognome perché siamo cugini. Come si fa a scrivere in maniera obiettiva di una persona a cui si vuole bene? Forse mi faccio troppi scrupoli, perché a giustificare un articolo su Gerardo basterebbero i numerosissimi premi e riconoscimenti, nazionali e internazionali, ricevuti in quasi 25 anni di attività. Per non parlare del fatto che, nel 2018, la sua è stata eletta “miglior cantina dell’anno” e nel 2020 è stata, a conti fatti, la cantina in assoluto più premiata d’Italia. E poi lo scorso maggio, fra i tre vini regalati dall’allora premier Mario Draghi al fondatore di Facebook Mark Zuckerberg c’era anche il Lascito 2018 delle Cantine del Notaio. Difficile dire ...

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Bildquelle: Adesso, Ausgabe 14/2022

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... quale premio prevalga sugli altri: “Sono tutti premi importanti perché dati con affetto e stima”, spiega Gerardo. “In realtà il premio migliore per me è sentire i complimenti della gente comune, non dell’esperto. Ad esempio: sono al ristorante, al tavolo accanto mi accorgo che stanno bevendo un mio vino e sento che apprezzano. Ecco, questo è il premio più bello per me”.

In senso orario: Gerardo Giuratrabocchetti (al centro del gruppo di sinistra) e il team di Cantine del Notaio nel vigneto di Serra del Granato a Ripacandida; la Firma, uno dei prodotti di punta delle cantine; le grotte del 1600 che fungono da cantine a Rionero in Vulture; Gerardo Giuratrabocchetti; il Vulture fa da sfondo ai vigneti di Ripacandida; il tipico colore rosso rubino dell’Aglianico del Vulture.

LE CANTINE

Accanto alla sede delle Cantine del Notaio si possono visitare le cantine in cui il vino riposa dentro barriques di rovere [Eiche] francese. Scavate [scavare: graben] nel tufo vulcanico tra il 1500 e il 1600, sono collegate fra loro e creano un percorso sotterraneo [unterirdisch] di notevole fascino, straordinario da visitare. Il pezzo forte [Highlight] delle cantine? Il presepe [Krippe], fisso tutto l’anno, dove accanto alla gente del Vulture sono rappresentate le attività tipiche e una vigna in scala [maßstabsgetreu].

Cantine del Notaio Via Roma 159 Rionero in Vulture (Potenza) +39 0972 723689

Gli inizi

“L’azienda nasce ufficialmente il 5 ottobre 1998, il giorno del mio quarantesimo compleanno. Qualche tempo prima, – racconta Gerardo, – passeggiando per la vigna di mio nonno, che si chiamava Gerardo come me, mi ero sentito un traditore. Avevo abbandonato la terra, la tradizione e quella che era la storia della nostra famiglia. Mio nonno era infatti un umile viticoltore, come lo erano stati tutti i suoi avi. Io rappresento la settima generazione di quei viticoltori. Quel giorno, in mezzo alla vigna, mi sono detto: Devo riprendere in mano quello che era nel mio destino”. Le vigne infatti, come da tradizione meridionale, erano destinate a lui in quanto unico nipote maschio a portare lo stesso nome del nonno. “Pensavo fosse un’idea folle. Ne ho parlato con mia moglie Marcella e lei mi ha sostenuto, e lo fa ancora adesso. E così sono nate le Cantine del Notaio, dedicate a mio padre, che di mestiere faceva appunto il notaio, un’importantissima figura di riferimento per me, con il suo straordinario bagaglio culturale, ma soprattutto con i suoi forti valori umani e contadini”. La famiglia Giuratrabocchetti è originaria di Maschito, uno dei tre paesi arbëreshë che si trovano nell’area del Vulture, in cui la coltivazione della vite è da secoli la principale attività. In questi territori, l’Aglianico è un vitigno noto fin dai tempi dell’antica Grecia, ma è salito alla ribalta proprio grazie al lavoro di Gerardo. È infatti grazie ai vini delle Cantine del Notaio che si è iniziato a distinguere fra Aglianico del Vulture e Aglianico, vitigno che si coltiva nel resto del Sud Italia.

Il tufo che allatta

Le vigne delle Cantine del Notaio si estendono per circa 30 ettari e si trovano in un territorio che va da Rionero del Vulture a Ripacandida, Ginestra, Barile e Maschito, nel nord della Basilicata. Un territorio particolarmente fertile grazie al Vulture, un vulcano spento che dà particolare “sostentamento” alla terra. Durante i mesi estivi, l’aria calda che arriva dall’Africa fa alzare notevolmente le temperature e per lunghi periodi non ci sono precipitazioni. “L’uva però non soffre perché, come dicono i contadini lucani, il tufo allatta la pianta. È un concetto bellissimo, se ci si pensa: la Madre Terra non abbandona i suoi figli, che sono le viti, e d’estate, quando non piove, le nutre, le allatta appunto”, spiega Gerardo. Tutto si deve agli strati di tufo che fungono da spugna, trattenendo la pioggia che cade d’inverno e restituendola alle piante lentamente, durante i periodi di siccità. Questo fenomeno, unito alle forti escursioni termiche fra il giorno e la notte, che in queste zone possono arrivare anche a 15-20°, fa sì che si arrivi a una maturazione dell’uva molto particolare. “L’Aglianico del Vulture è uno dei vitigni più tardivi per quanto riguarda la vendemmia. Facciamo le ultime raccolte a metà novembre e in quel periodo qui spesso nevica. Sì, ci capita di vendemmiare sotto la neve”, racconta Gerardo.

Come un atto notarile

Non solo rossi, ma anche bianchi e rosati. Corposi, leggeri, da bere a tutto pasto, da accompagnare a piatti di carne o pesce, da gustare a fine pasto. La particolarità di questi vini risiede anche nel nome: tutti si rifanno agli atti e agli strumenti notarili. E così si può scegliere fra l’Atto, il Repertorio, che è l’insieme degli atti, la Firma, il Sigillo, il Protesto, tutti rossi. Oppure fra la Stipula, il brut, l’Autentica, un vino bianco dolce, la Raccolta, il Preliminare, o irosati il Rogito e la Scrittura. C’è un vino di cui sei più orgoglioso? “Certo, quello che farò!” afferma Gerardo “Sai, è difficile sceglierne uno, perché dietro ogni bottiglia c’è un lavoro enorme fatto da tutte le persone che sono qui. Posso però dirti che l’Autentica è il vino più difficile da realizzare, tecnicamente parlando. Per farlo ci trasformiamo in artigiani, diventiamo orafi che lavorano con precisione e calma. Ci vuole una certa sensibilità per realizzarlo, ci vogliono poche attrezzature, deve essere filtrato senza fretta. Usiamo il sapere di una volta, quello che i contadini ci hanno insegnato negli anni”.

Fusilli al ferretto con peperoni cruschi e cacioricotta

Ingredienti per 4 persone

·200 g di farina di grano duro [Hartweizenmehl]

·150 g di cacioricotta [südital. Frischkäse, Mittelding zw. Käse und Ricotta]

·6 peperoni cruschi [gedörrte und knusprig süße Spitzpaprika, typ. Produkt der Basilikata] (in alternativa 6 peperoni secchi)

· 3 fette di pancarrè [Toastbrot] senza crosta

· 2 spicchi di aglio

· prezzemolo [Petersilie]

• olio extravergine di oliva

·sale e pepe

Preparazione

Impastate [impastare: kneten] la farina con 120 g d’acqua e un pizzico di sale. Lasciate riposare [lasciar riposare: ruhen lassen] l’impasto per 30 minuti. Dividete la pasta in filoncini [Teigstränge] sottili lunghi circa 7 centimetri, arrotolateli [arrotolare: rollen] su dei ferretti [stricknadelähnliche Metallstäbe], lasciateli asciugare per circa un’ora e toglieteli dai ferretti. Mettete a bollire l’acqua. Nel frattempo frullate [frullare: hier: zerkleinern] grossolanamente [grob] il pancarrè e fatelo rosolare [anbraten] in una padella con due cucchiai d’olio e uno spicchio intero di aglio, che toglierete alla fine. Tritate [tritare: hacken] il prezzemolo e fatelo soffriggere [anrösten] in una seconda padella con i peperoni cruschi tagliati a pezzetti e l’altro spicchio d’aglio. Quando l’acqua inizia a bollire, aggiungete i fusilli e toglieteli dalla pentola appena vengono a galla [venire a galla: an die Oberfläche steigen]. Uniteli ai peperoni cruschi. Fate amalgamare [hier: ziehen lassen] per un paio di minuti. Togliete dal fuoco e aggiungete il pancarrè e il cacioricotta grattugiato [gerieben].