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Mi batto per…


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Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 8/2022 vom 29.06.2022

STILE LIBERO

AUF S. 64

VERSION A2

… l’uguaglianza

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Cristina Maurelli è una storyteller, Giuditta Rossi una strategist. Nel 2020 hanno fondato insieme l’agenzia di consulenza Bold Stories. Un giorno Cristina suggerisce a Giuditta: “Sotto quel vestito dovresti mettere un reggiseno color carne”. Giuditta scoppia a ridere e Cristina coglie al volo l’assurdità della propria stessa frase: “Ma che cosa sto dicendo?!”, si domanda. Cristina è infatti una persona di pelle bianca, Giuditta di pelle nera. Nasce così, quasi per caso, la campagna Color Carne Project, con cui le due donne stanno contribuendo a “cambiare colore al color carne”. Il color carne è un “rosa pallido, simile a quello della carne umana”. Così si legge, con lievi variazioni, nei dizionari italiani. O meglio, si leggeva. Dalla primavera del 2022, proprio grazie alla campagna lanciata da Cristina e Giuditta, diversi dizionari ...

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... della lingua italiana, tra cui il Nuovo Devoto Oli, hanno modificato la definizione, aggiungendo un’avvertenza per un uso consapevole del termine. “Questa espressione può essere considerata discriminatoria perché assume come unico riferimento il colore della pelle bianca, senza considerare tutte le possibili colorazioni e sfumature che può avere la carnagione umana”. “Quando si parla di color carne si presuppone che la pelle di una persona bianca sia la norma”, spiega Giuditta. “Noi vogliamo cambiare la percezione del color carne da rosa a tutti i colori dell’umanità. Vogliamo costruire una società in cui la diversità venga valorizzata e in cui ogni persona sia in grado di riconoscersi. E per farlo abbiamo bisogno di tutti voi”.

… die Gleichheit

... la gentile zza … die in Rete Freundlichkeit im Netz

Le parole possono essere un ponte che unisce le persone, oppure l’esatto contrario. Possono allontanare, distruggere, ferire. Proprio come accade in Rete, dove è fin troppo semplice “buttare le parole come se non avessero un peso”, sfogando sugli altri utenti rabbia e frustrazione. Quanto male possono fare le parole “virtuali”? Nell’agosto del 2016, Rosi Russo, creativa e comunicatrice di Trieste, osserva il dilagare dei fenomeni di haters, cyberbullismo, hate speech e domanda a se stessa e ai suoi collaboratori: “Da professionisti del settore possiamo fare qualcosa per invertire questa tendenza?” Dopo avere coinvolto un centinaio di colleghi di altre aziende, lancia la stessa domanda in Rete e raccoglie migliaia di spunti. Nasce così il Manifesto della comunicazione non ostile. Non regole, né leggi, ma “principi di orientamento che aiutano a riflettere e acapire in che modo indirizzare le nostre attività digitali”. “La Rete è un bene preziosissimo – spiega Russo – che merita di essere curato e acui va dato il giusto valore. Dobbiamo però riflettere sull’importanza delle nostre relazioni digitali, oggi più che mai”.

Il manifesto viene presentato ufficialmente nel febbraio del 2017. Appena nato inizia già a “viaggiare” di bacheca in bacheca, da quelle virtuali a quelle fisiche di alberghi, campeggi e scuole. “Era come se avesse una vita propria”, racconta Russo con un sorriso. In poco tempo il manifesto diventa un vero e proprio progetto, che coinvolge utenti, insegnanti (ai quali è dedicata una piattaforma apposita, creata in collaborazione con il ministero dell’Istruzione), personalità dello spettacolo e della politica. “La cantante Malika Ayane ha aderito, Rocco Hunt lo ha rappato, tante aziende lo hanno adottato per la loro carta etica, così come oltre 300 comuni in Italia”, aggiunge Russo. “Hanno iniziato il sindaco di Milano Giuseppe Sala e l’allora sindaca di Torino Chiara Appendino, ora ci sono anche Firenze, Bari, Palermo”. Poi, “un giorno in ufficio è arrivato un pacchetto. L’ho aperto e ho capito che si trattava di qualcosa di speciale”: la medaglia del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, un riconoscimento a un’idea che “poteva sembrare temeraria, e che oggi si traduce in una reale prospettiva e in concrete pratiche di cambiamento”, per una comunicazione civile, etica, positiva e consapevole.

Was die Italiener zum Thema sagen: in ADESSO AUDIO 8/2022. Noch nicht abonniert? adesso-online.de/ adesso-audio

… die … la medicina Gendermedizin di genere “

“Le donne sono la metà della popolazione del pianeta e hanno diritto a essere diagnosticate e curate nel modo giusto. Si parla spesso di medicina personalizzata, la prima personalizzazione che dobbiamo realizzare è quella di curare almeno le donne bene quanto curiamo gli uomini”. È una considerazione semplice, ma non così scontata. Ne è sicura Antonella Viola, ordinaria di Patologia generale all’Università di Padova e autrice del libro Il sesso è (quasi) tutto. Evoluzione, diversità e medicina di genere (Feltrinelli, 2022). Per Antonella Viola la “medicina” è un luogo di forte discriminazione femminile. In questo caso non si trat a di donne che fanno fatica a fare carriera. La questione riguarda la medicina nel senso di ricerca, sperimentazione, produzione di farmaci, diagnosi e cure. Per esempio: la maggior parte dei farmaci è sperimentata su maschi. Di conseguenza, in molti i casi lo stesso farmaco è più efficace sui maschi che sulle femmine, oppure ha sulle donne effetti collaterali imprevisti, in quanto mai sperimentati prima su di loro. Bisogna tenere conto delle differenze, ma occorre anche fare attenzione al tipo di differenza di cui parliamo: “Fare la rivoluzione significa avere occhi nuovi per guardare noi stessi e il resto del mondo. Occhi nuovi per riconoscere le differenze che contano e per dare loro valore”. Tra uomo e donna ci sono differenze che sono frutto di stereotipi e luoghi comuni, differenze che vanno combattute e cancellate. Ci sono però differenze, quelle che riguardano alcuni organi o il sistema immunitario, che “sono così importanti da mettere costantemente a rischio la salute delle donne” e di cui si deve tenere conto. Non è solo questione di biologia. “Se così fosse, – spiega Antonella Viola, – potremmo parlare di medicina dei sessi o di medicina sesso specifica. In realtà la chiamiamo medicina di genere perché, nell’affrontare il benessere delle persone, entrano in gioco anche tutti quegli aspetti culturali, economici e sociali che sono legati al genere e non solo al sesso”.

… il clima … das Klima

Si chiama Federica Gasbarro, ma in Italia i più la conoscono come “la Greta italiana”. È stata la stampa a definirla così da quando, nel settembre 2019, Federica è stata l’unica italiana a partecipare al summit sul clima organizzato a New York dalle Nazioni Unite.

Romana, 27 anni, laureata in Scienze biologiche, già portavoce del movimento Fridays for Future italiano e delegata della conferenza dei giovani sul clima, la Youth4Climate, al Cop26, il vertice dell’Onu sui cambiamenti climatici, Gasbarro è una green influencer fra le più conosciute d’Italia. Sui suoi canali Instagram e TikTok si rivolge soprattutto ai giovani, ai quali spiega, con immagini e video leggeri, ma efficaci, come essere ambientalisti consapevoli e coerenti. In televisione, sui giornali, in convegni ed eventi istituzionali porta avanti la battaglia sul clima a livello politico. Un impegno che nel 2021 l’ha fatta entrare nella lista stilata da Forbes dei 100 giovani under 30 che cercano di fare del loro meglio per migliorare il mondo in cui viviamo.

… la fine … das Ende der dello spreco Verschwendung von alimentare Lebensmitteln

Lo chef Massimo Bottura non ha bisogno di presentazioni, la sua Osteria Francescana a Modena, tre stelle Michelin, è tra i migliori ristoranti del mondo. Questo però lo sanno tutti. Quello che molti non conoscono è l’impegno di Bottura contro lo spreco alimentare, una vera piaga in Italia e nel mondo. Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher, ogni italiano spreca ben 30 kg di cibo all’anno.Nel mondo sono 1,3 miliardi di tonnellate, ovvero un terzo della produzione mondiale. Bottura, che lotta da anni contro lo spreco alimentare, nel 2016 ha fondato con la moglie Lara Gilmore Food for Soul, un’organizzazione senza fini di lucro che, combattendo contro lo spreco, costruisce anche progetti di inclusione sociale. È il caso dei Refettori, di cui Food for Soul è l’ideale continuazione. Il nome non è scelto a caso. La parola refettorio viene dal latino reficere, cioè “rifare”, ma anche “recuperare”. “Non è una mensa come tutte le altre, – sottolinea Bottura, – ma offre ai più bisognosi piatti squisiti realizzati con cibo di recupero, certo, ma in realtà dà molto di più. Regala un’occasione di convivialità, un afflato di umanità, la possibilità di recuperare la propria dignità”. Il cibo recuperato diventa così “cibo per l’anima”, l’anima dei più fragili, di quelli che, per un motivo o per l’altro, sono finiti ai margini e si sentono “scarti” della società. Dopo il primo, il Refettorio Ambrosiano, aperto a Milano nel 2015, i refettori si sono moltiplicati e oggi sono ben 13, sparsi nel mondo, con 670 tonnellate di cibo recuperato, 1 milione e 530.000 pasti preparati, più di 100.000 chef e volontari coinvolti nel progetto, 850.000 ospiti serviti e questo solo negli ultimi due anni. Per il suo impegno, nel 2021, Bottura è stato scelto dall’Onu come Goodwill ambassador, “ambasciatore di buona volontà”, nella Giornata internazionale della consapevolezza della perdita e dello spreco alimentare.

… die gewaltbereite Seite von Männern behandeln … curare il lato violento dei maschi

Sono state 20 le donne uccise dai propri mariti, padri o compagni dall’inizio dell’anno a oggi; 62 nel 2021, 69 nel 2020, 68 nel 2019, 72 nel 2018. Sono le cifre dell’emergenza femminicidio in Italia. E se nel corso degli anni si può scorgere un debole segnale di miglioramento, lo si deve soprattutto al lavoro instancabile delle associazioni che operano sul territorio. Tra queste, il Centro di ascolto uomini maltrattanti di Firenze, il primo centro italiano a offrire progetti di cambiamento rivolti a uomini che agiscono con violenza fisica e psicologica nelle relazioni affettive. Il suo vicedirettore, socio fondatore e coordinatore clinico, è lo psicologo e psicoterapeuta Mario De Maglie, che da anni affianca al lavoro nel centro l’attività di recupero dei detenuti per violenza domestica. “La violenza sulle donne non è certamente un destino né una patologia”, afferma De Maglie. “Essere violenti è una scelta. Considerarla una malattia deresponsabilizza l’uomo. Ognuno di noi può scegliere di adottare un comportamento non violento, ma per farlo ci vuole prima un’alfabetizzazione emotiva. Ed è questo che offriamo agli uomini che si rivolgono a noi. Cerchiamo di far capire che non c’è nulla di male se sono arrabbiato, male è se picchio qualcuno perché sono arrabbiato”. Il concetto è semplice, la pratica molto meno. Il centro di Firenze è attivo dal 2009 e lavora in collaborazione con le istituzioni sanitarie e legali della Toscana, ma la sua attività – così come quella degli altri tre C.A.M. sorti negli ultimi anni a Ferrara, Cremona e nel Nord della Sardegna – è ancora “pionieristica”. “In 13 anni di attività abbiamo accolto più di 1.000 uomini. Vengono da noi di propria volontà, spesso perché fortemente consigliati dai familiari o dai legali”, ma non esiste un iter normativo che preveda un percorso obbligatorio da far scattare alle prime avvisaglie di violenza. Forse ancora per poco. Nel febbraio del 2022 la commissione di inchiesta del senato sul femminicidio ha presentato un disegno di legge per l’istituzione della rete C.A.M su tutto il territorio. Se verrà approvato, sarà un grande passo avanti nella lotta ai pregiudizi e alla violenza sulle donne.

… ein von der Mafia befreites Italien

La lotta alla mafia “è un impegno anzitutto culturale, che parte dalla coscienza di ciascuno di noi, dalla consapevolezza del bene comune e della responsabilità di custodirlo e promuoverlo”. È questo il pensiero di don Luigi Ciotti, classe 1945, il prete che ha consacrato la sua vita alla cura degli ultimi, oltre che a combattere la mafia. Don Ciotti, fondatore nel 1965 del Gruppo Abele e nel 1995 di Libera, è convinto che la lotta alla povertà e all’emarginazione, per la giustizia sociale e contro la mafia non possano essere separate. Le diseguaglianze, la mancanza di lavoro, l’assenza di servizi essenziali, dalla scuola alla sanità, sono il terreno fertile delle mafie. Ecco perché, dice don Ciotti, “i clan si combattono difendendo e promuovendo la giustizia sociale, oltre che quella dei tribunali.” In sintesi, l’azione sulle coscienze dei singoli e la battaglia contro la povertà, non solo quella materiale, ma anche quella spirituale, sono i cardini dell’impegno di don Ciotti e anche ciò che rende il suo approccio originale. Più che con la repressione, è così che si toglie al fuoco mafioso l’ossigeno di cui ha bisogno per continuare a bruciare.

... un’Italia libera dalla mafia

... l’accoglienza … die Aufnahme

Antonio Calò si definisce “un miliardario, ma non in denaro, in umanità”. Non riesce a smettere di sorprendersi dell’interesse che ha suscitato presso i media “per aver fatto un gesto semplice”. Antonio insegna in un liceo classico di Treviso. Ha scritto libri come Senza distogliere lo sguardo. Una storia di impegno civile (Utet, 2022) e, con Silke Wallenburg, Si può fare. L’accoglienza diffusa in Europa (Nuovadimensione, 2021). Quello che lui chiama un “gesto semplice” è aver accolto nella sua famiglia sei migranti, “sei figli che si aggiungono ai miei quattro”, secondo il principio dell’accoglienza diffusa. “L’accoglienza diffusa è un modo di accogliere le persone riportando il tutto a dei nuclei molto ristretti, da tre a sei persone; un’accoglienza più decorosa, sia per chi è accolto ma anche per chi accoglie, rispetto a queste grandi caserme da grandi numeri, i cosiddetti hub, in cui tutti subiscono grande pressione psicologica e sociale”. L’esperienza del professor Calò e della sua famiglia dimostra, tra le altre cose, che l’accoglienza non deve essere necessariamente un problema: “Se c’è riuscita la famiglia Calò, a ospitare sei persone in casa propria, sarebbe grave che non riuscisse a farlo un comune”. Dopotutto, mai come in questo momento storico, occorre avere bene in mente che “il migrante fa parte della storia e, prima o dopo, questa storia tocca a tutti”.