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Sanità UNIVERSALE E GRATUITA


Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 13/2019 vom 30.10.2019

Das Gesundheitssystem garantiert ausgezeichnete medizinischeVERSORGUNG FÜR ALLEin Italien und dasGRATIS. Leider gibt es besonders in den südlichen Regionen Schwachstellen, die falls nicht bekämpft den Traum eines kostenlosen Gesundheitssystems zerstören könnten.


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Artikelbild für den Artikel "Sanità UNIVERSALE E GRATUITA" aus der Ausgabe 13/2019 von Adesso. Dieses epaper sofort kaufen oder online lesen mit der Zeitschriften-Flatrate United Kiosk NEWS.

Bildquelle: Adesso, Ausgabe 13/2019

L’AUTORE

RICCARDO IACONA

Reporter und Investigativ- Journalist, berichtet über Leben und Politik in Italien. Seit 2009 ist er Autor und Moderator der FernsehsendungPresa diretta auf RAI 3.

Prima che nascesse il Servizio sanitario nazionale, in Italia l’assistenza sanitaria era garantita solo ai lavoratori e ai loro familiari. Era il ...

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Prima che nascesse il Servizio sanitario nazionale, in Italia l’assistenza sanitaria era garantita solo ai lavoratori e ai loro familiari. Era il tempo delle casse mutue, diverse a seconda delle categorie: operai, impiegati, dirigenti, che con i loro contributi e con quelli dei datori di lavoro finanziavano gli enti mutualistici, a cui bisognava essere iscritti per usufruire gratuitamente delle cure mediche e ospedaliere. Il diritto alla tutela della salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, era quindi garantito al cittadino in quanto lavoratore e non al cittadino in quanto tale. Era un sistema ingiusto, perché lasciava fuori tutti quelli che non avevano un contratto di lavoro; vi erano, inoltre, sperequazioni tra gli stessi assistiti, vista la disomogeneità delle prestazioni assicurate dalle varie casse mutue. Per un dirigente, ad esempio, le prestazioni gratuite erano molto più numerose e importanti di quelle che forniva la cassa mutua degli operai. Poi, nel 1978, c’è stata una vera e propria “rivoluzione copernicana”, voluta da un socialista italiano, Aldo Aniasi, allora ministro della Salute. Con la Legge numero 833 del 23 dicembre 1978 nasce il Servizio sanitario così come lo conosciamo oggi, cioè universale e gratuito. Oggi chiunque può avere accesso alle cure, a prescindere dal loro costo e dal proprio reddito: dai ricoveri più semplici fino alle operazioni medicali più complesse e costose, come i trapianti, le nuove cure oncologiche, la medicina di precisione, l’accesso ai farmaci di ultima generazione e ai “salvavita”, le stazioni diagnostiche più avveniristiche, la robotica chirurgica, i reparti di rianimazione, le lunghe degenze per i malati gravi e persino glihospice , dove si forniscono le cure palliative ai malati terminali. Noi italiani diamo tutto questo per scontato e non potremmo neanche immaginare di vivere in un mondo dove devi pagare tutto, anche il semplice accesso al pronto soccorso. Del resto è così da più di 40 anni. Ma facciamo male a darlo per scontato, perché in buona parte del mondo non è così e inoltre rischiamo di perderlo, il nostro Servizio sanitario nazionale…

Il miracolo della “cura buona e gratis per tutti” va infatti coltivato e difeso. Da cosa? Dagli sprechi, dal malaffare e dalla cattiva gestione politica. Oggi l’Italia vanta una sanità di serie A, tra le prime nelle classifiche internazionali, e una sanità di serie B, molto lontana dalla prima. La differenza l’ha fatta la gestione delle Regioni, cui la legge del 1978 affidava in esclusiva la gestione della spesa sanitaria. Quasi tutte le regioni del Sud per esempio, hanno avuto seri problemi di bilancio. Il governo ha imposto negli anni commissariamenti e dolorosi piani finanziari di rientro che hanno provocato il blocco del turnover per medici e infermieri, tagli di posti letto nei reparti, chiusura di interi ospedali e mancanza di fondi per gli investimenti necessari nelle infrastrutture edilizie e per l’acquisto di nuovi macchinari. La Sanità del Sud Italia si è talmente allontanata dagli standard del Centro-Nord che, per esempio a Napoli, l’aspettativa di vita è inferiore alla media nazionale di ben quattro anni. Tutto questo per colpa delle mancate attività di prevenzione, delle diagnosi in ritardo e anche dei tanti errori medici, dovuti alle mancate innovazioni sulle quali invece, la Sanità del Nord fa scuola: la completa tracciabilità degli atti medici e infermieristici, a cominciare dalla somministrazione di farmaci, che negli ospedali migliori è garantita da piattaforme digitali e impedisce gli errori più comuni come lo scambio di medicinali e di sacche di sangue; l’ingresso prepotente della robotica nella chirurgia invasiva, che abbatte tempi di degenza ed episodi infausti postintervento; l’utilizzo di apparecchi che consentono operazioni prima impossibili, letteralmente “salvavita”, come ilcyberknife e l’adroterapia, una forma molto avanzata di radioterapia per curare tumori non operabili e resistenti alle terapie tradizionali, oppure vicini a organi nevralgici del nostro corpo, che potrebbero essere danneggiati dalla chemioterapia o dalla radioterapia.

Foto: Shutterstock

Il sistema sanitario italiano, nonostante i suoi molti problemi, soprattutto nel Sud Italia, è considerato uno dei migliori a livello internazionale.

Oggi la spesa sanitaria incide sul bilancio italiano per 115 miliardi di euro ed è la prima voce di spesa dello stato, dopo quella per le pensioni. È troppo? Rispetto ai nostri vicini europei no, visto che la nostra spesa sanitaria pubblica è inferiore di 3 punti di Pil rispetto a Francia e Germania. Siamo bravi e spendiamo meno. Troppo di meno, per molti analisti italiani come Walter Ricciardi (ex direttore dell’Istituto superiore di sanità) e Nino Cartabellotta (fondatore del Gimbe, un centro di ricerca che monitora costi e livelli essenziali di prestazione), i quali sostengono che il Servizio sanitario nazionale è sottofinanziato: abbiamo raschiato il fondo del barile, dicono, e siamo arrivati “all’osso”. Ormai il rischio di perdere quella che viene considerata la più grande opera pubblica dell’Italia repubblicana diventa molto concreto. Che fare? Si aprono due vie: la prima è prevedere l’ingresso di capitali privati tramite le assicurazioni; la seconda, un aumento dei finanziamenti statali da dedicare tutti alla prevenzione e alla cura domiciliare, per abbattere i costi dei ricoveri al pronto soccorso e in ospedale. La verità è che siamo a un bivio: riusciremo a salvare il nostro Servizio sanitario nazionale mantenendo universalismo e gratuità della cura?