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STILE LIBERO: 1968: l’inizio del cambiamento


Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 5/2018 vom 25.04.2018

Die 68er-Bewegung veränderte die in Zeiten des Wirtschaftsbooms stark gespaltene Gesellschaft Italiens radikal. Ein Kampf gegen das Feudalsystem, für Frauen- und Arbeiterrechte, mit heftigen Unruhen und Terrorismus.


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Bildquelle: Adesso, Ausgabe 5/2018

scontri sulle scale della facoltà di Lettere all’Università di Roma (16 marzo 1968).


Roma, 1° marzo 1968, ore 10 del mattino. Piazza di Spagna è gremita. Più di 4.000 studenti protestano contro l’università, che giudicano antiquata e autoritaria, e contro la polizia, che la sera prima ha sgombrato la facoltà di Architettura occupata. Fra loro ci sono anche tanti liceali. Sfilano ...

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... lungo le strade del centro e raggiungono Valle Giulia, poco distante da Piazza del Popolo, dove si trova la facoltà di Architettura che è ancora presidiata dalla polizia. Sollevano cartelli che inneggiano al “Potere studentesco”; rivendicano il diritto allo studio per tutte le classi sociali; insorgono contro le tasse universitarie troppo alte e contro professori arroganti, che definiscono “baroni”. Le avvisaglie di quello che stava per succedere c’erano già state. A Trento, due anni prima, gli studenti di Sociologia avevano fatto sentire la loro voce e a novembre del 1967, a Torino, era stata occupata la facoltà di Architettura. Ma a Valle Giulia, quel giorno, succede qualcosa di più.

manifestazione per i diritti delle donne.


La battaglia di Valle Giulia

Quando il corteo raggiunge la bella scalinata che porta alla facoltà, non scappa di fronte alla carica della polizia, che è famigerata perché violentissima. “Non siam scappati più!” recita il ritornello di una canzone famosa che racconta quei fatti [“Valle Giulia” di Paolo Pietrangeli, n.d.r. ]. Quando vengono scaraventati giù dalle scale e pestati a sangue, gli studenti rispondono lanciando uova e sassi contro i poliziotti. C’è chi afferma che a scatenare la violenza siano stati alcuni ragazzi della destra radicale infiltrati. Di fatto, dopo due ore di battaglia, si registrano ben 148 feriti tra le forze dell’ordine e 478 tra gli studenti. I giornali cosiddetti borghesi, come ilCorriere della Sera ,La Stampa eil Messaggero , condannano i ragazzi, li definiscono “figli di papà” con la testa piena di idee pseudorivoluzionarie. Contro di loro si leva anche la voce di un grande poeta, Pier Paolo Pasolini che, seppure schierato a sinistra, antiborghese e anticonformista, scrive una poesia carica di disprezzo:Vi odio come odio i vostri papà. Buona razza non mente. Avete lo stesso occhio cattivo. Siete pavidi, incerti, disperati, ma sapete anche come essere prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati: prerogative piccolo-borghesi, cari. Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti. Perché i poliziotti sono figli dipoveri. Anche lui si sbaglia, e alla grande, perché quella battaglia che sembra un gioco di ragazzi è una miccia che esplode, la cui onda d’urto si propaga presto in tutta Italia. Nel maggio del 1968 tutte le università, tranne la Bocconi di Milano, sono occupate.

La battaglia di tanti

La protesta, che come uno tsunami arriva dalla California e travolge tutta l’Europa, investe la società italiana e la cambia radicalmente nel profondo. Le rivendicazioni che da anni covano in ambienti radicali diventano all’improvviso la battaglia di tanti. La protesta esce dalle università ed entra nelle fabbriche; gli studenti solidarizzano con gli operai. Insieme a loro organizzano scioperi, chiedono il rinnovo dei contratti di lavoro, l’aumento dei salari, la diminuzione degli orari. Fra il settembre e il dicembre del 1969, nei mesi del cosiddetto “autunno caldo”, sono più di cinque milioni i lavoratori coinvolti nelle proteste. I primi a raggiungere dei risultati sono gli operai metalmeccanici, con un nuovo contratto di lavoro. Ma è solo l’inizio di una stagione di conquiste sindacali che porterà al rinnovo dei contratti di tutte le principali categorie e alla nascita dello Statuto dei lavoratori, una lunga serie di norme che spaziano dalla sicurezza e protezione sul lavoro alla difesa da un licenziamento arbitrario, portando un decisivo miglioramento delle condizioni di tutti.

Da Don Milani ai preti operai

Perfino il mondo cattolico non sfugge allo spirito rivoluzionario del momento. Anche il Vaticano fa i conti con i suoi figli ribelli. È un movimento che parte da lontano. Nel 1965 un gruppo di cappellani scrive unpamphlet contro chi si rifiuta di fare il servizio militare e pratica l’obiezione di coscienza. Nello stesso anno, un prete ribelle, don Lorenzo Milani, risponde con un libro sessantottino nello spirito,L’obbedienza non è più una virtù : “L’obbedienza non è l’unico modo di amare la legge – scrive coraggiosamente Don Milani, – lo è anche cercare di cambiarla, se non tutela i più deboli. Non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è d’obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate”.
Nel 1967, poi, esceLettera a una professoressa , un libro con cui don Milani denuncia un sistema scolastico che favorisce i ricchi e lascia fuori i disagiati. Lui stesso aveva dato l’esempio fondando una scuola diversa, la scuola di Barbiana, capace di integrare i ragazzi poveri delle campagne toscane che venivano esclusi dalla scuola statale. Don Milani anticipa una tendenza che nel ’68 si diffonde soprattutto fra i sacerdoti più giovani. È l’epoca dei preti operai che lavorano nelle fabbriche e vivono insieme ai poveri come nel Vangelo. E molti preti partecipano con passione ai dibattiti politici che mettono in dubbio valori come la patria e l’obbedienza cieca.


“ Pier Paolo Pasolini, seppur schierato a sinistra, condanna le rivolte degli studenti ”


Partecipazione e società inclusiva

Cambia l’informazione perché nei cittadini c’è il desiderio di consapevolezza e partecipazione alla vita pubblica. Non ci si accontenta più delle veline, i dispacci che il governo mandava ai giornali e che venivano pubblicati senza spirito critico. La contestazione coinvolge anche il settore della salute pubblica. Nel 1968 escono due libri del direttore dell’ospedale psichiatrico di Gorizia, Franco Basaglia:Che cos’è la psichiatria? (Einaudi 1967) eL’istituzione negata (Einaudi 1968). Sono libri molto difficili, ma che riscuotono immediatamente un enorme successo di vendite. Franco Basaglia propone una rivoluzione nella cura dei malati psichici, che all’epoca non venivano considerati persone sofferenti e in crisi, ma un pericolo da arginare: legati con le camicie di forza, sottoposti a elettroshock, imbottiti di farmaci, sedati. Basaglia cambia metodo, mette al centro dell’attenzione il paziente e non la malattia. Grazie al suo operato e alla nuova sensibilità nata durante il periodo del ’68, i manicomi in Italia vengono chiusi per sempre.

il poeta Pierpaolo Pasolini (qui con, da sinistra gli scrittori Leonida Repaci, Alberto Moravia e Guido Piovene), che ha criticato il movimento del ’68; sciopero contro l’aumento degli affitti; manifestazione a favore dell’aborto legalizzato.


operai in corteo.


La rivoluzione delle donne

L’onda del dissenso entra nelle case di tutti, anche di chi rivoluzionario non lo è. Il Partito radicale inizia nel 1968 la mobilitazione per sensibilizzare l’opinione pubblica sul divorzio, che in Italia è ancora vietato e verrà introdotto, poi abrogato e infine approvato con un referendum popolare nel maggio del 1974. Il 59,3% degli italiani è a favore. Intanto diventano sempre più popolari i movimenti di liberazione della donna e nel 1970 viene redatto il manifesto di “Rivolta femminile”. Carla Lonzi, fra le fondatrici del gruppo “Rivolta femminile”, propone l’orgoglio della differenza e organizza gruppi di autocoscienza ai quali partecipano centinaia di donne. Se nel 1978 si arriva ad autorizzare l’interruzione volontaria di gravidanza, per evitare le migliaia di aborti clandestini che mettono a repentaglio la salute delle donne, è merito di quell’onda.

La fine dei sogni

Si respira fiducia nel futuro, un’allegria e una gioia di vivere che oggi in Italia sembrano scomparse. Eppure gli anni Sessanta, in Italia, sono anni bui. Nel 1964 c’era stato un tentativo di colpo di stato, nel 1969 in Piazza Fontana esplode una bomba che lascia sul terreno 16 morti e 90 feriti. È l’inizio della “strategia della tensione”, una lunga serie di atti terroristici, organizzati dai servizi segreti insieme alla destra eversiva per fermare l’avanzata della sinistra. Una violenza che ha lo scopo di destabilizzare la popolazione e tenerla in uno stato di soggezione e paura. Bombe e stragi tormenteranno l’Italia fino agli anni Ottanta. L’onda sessantottina resiste, risponde con la speranza, scardina il sistema feudale, elitario, maschilista e con la sua carica positiva dura quasi dieci anni. Finisce nel 1977, quando anche la sinistra sposa la violenza e inizia la lotta armata. Le Brigate rosse, a differenza della Raf in Germania, in Italia godono di forte popolarità, contano su centinaia di adepti e firmano decine di omicidi: giudici, poliziotti, giornalisti, fino all’assassinio dello statista democristiano Aldo Moro. Con quella morte, finiscono i sogni.

corteo in centro a Roma a favore dell’emancipazione della donna.


Quel che rimane

Cinquant’anni dopo, di quel periodo rimane una nostalgia struggente. Non importa se chi ha vissuto quegli anni di protesta ha poi preso strade diverse, o assunto le posizioni politiche più disparate. Ad esempio molti marxisti leninisti, in seguito, sono entrati in un movimento della destra cattolica come Comunione e liberazione; altri, come il giornalista Giuliano Ferrara, fra i protagonisti della battaglia di Valle Giulia, è diventato un fedelissimo di Silvio Berlusconi. Tutti ricordano un’esperienza esaltante, soprattutto dal punto di vista umano. Per la prima volta gruppi di ragazzi avevano trovato un modo per stare sempre insieme mattina, pomeriggio e sera, animati da grandi progetti e uniti nello spirito. La rivistaMicromega ha intervistato molti personaggi famosi che hanno vissuto il ’68, grandi nomi di oggi come lo scrittore Andrea Camilleri, la fotografa Letizia Battaglia, il giornalista Paolo Mieli, l’attrice Piera degli Esposti. Tutti confondono nei ricordi l’impegno politico e le romantiche storie d’amore che si intrecciarono in quegli anni bohémien.


“ L’onda di dissenso coinvolge tutti i settori, dalla sanità ai movimenti a favore delle donne ”


DER AUDIO-TRAINER ADESSO AUDIO 5/2018
Ascolta un brano radiofonico dedicato al ’68 italiano.


Foto: Bettmann/Getty Images

Foto: Archivio Cameraphoto Epoche/Getty Images; Girani/Reporters Associati & Archivi/Mondadori Portfolio; Giuseppe Pino

Foto: MONDADORI PORTFOLIO/Adriano Alecchi

Foto: Archivi Alinari, Firenze