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STILE LIBERO: Da protagonisti a spettatori


Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 6/2018 vom 30.05.2018

Fußball-WM ohne Italien?? Eine totale Katastrophe, mit der eine ganze Nation fertig werden muss! Da geht es keineswegs nur um Sport. Unser Autor schildert die Lage – und findet wenigstens für sich eine Lösung.


Artikelbild für den Artikel "STILE LIBERO: Da protagonisti a spettatori" aus der Ausgabe 6/2018 von Adesso. Dieses epaper sofort kaufen oder online lesen mit der Zeitschriften-Flatrate United Kiosk NEWS.

Bildquelle: Adesso, Ausgabe 6/2018

2006


2018


DIFFICILE

DRAMMA! TRAGEDIA! FINE DEL MONDO! INCUBO! E ORA…?!

Cosa sarà mai successo? Da dove viene cotanta agitazione? Forse la Corea del Nord ha attaccato gli Stati Uniti, l’Italia ha dichiarato bancarotta, Berlusconi è di nuovo presidente del Consiglio? Tra l’altro, meglio non scherzarci troppo su, perché potrebbe accadere davvero…No, il vento non ha spettinato Trump: peggio, molto peggio. ...

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Cosa sarà mai successo? Da dove viene cotanta agitazione? Forse la Corea del Nord ha attaccato gli Stati Uniti, l’Italia ha dichiarato bancarotta, Berlusconi è di nuovo presidente del Consiglio? Tra l’altro, meglio non scherzarci troppo su, perché potrebbe accadere davvero…No, il vento non ha spettinato Trump: peggio, molto peggio. E cosa è peggio di Trump con il riporto al vento? Facile: l’Italia che non partecipa ai Mondiali di calcio. Vi sembra una reazione esagerata? Be’, è quella di quasi tutti gli italiani un minuto dopo lo 0 a 0 tra Italia e Svezia, il 13 novembre del 2017. “L’Apocalisse ha un colore azzurro tenebra”, scrive Francesco Saverio Intorcia sulle pagine sportive del quotidianola Repubblica . È solo un esempio, ma il tono escatologico in quei giorni accomuna quasi tutte le testate giornalistiche: dall’“Apocalisse Azzurra” del quotidiano torineseLa Stampa al sobrio “Morte a San Siro” diLibero . A metà fra la tragedia e la farsa c’è poi il melodramma fornito dal portiere della Nazionale (e della Juventus) Gigi Buffon, il cui pianto dirotto fa il giro del mondo, commovendo tifosi e non, come sottolinea laTZ : “Dieser Anblick geht nicht nur Fußballfans ganz nah: Der große Gianluigi Buffon-Welttorhüter, Fußballgott, Legende – steht mit vom Weinen geröteten Augen vor der Kamera, immer wieder senkt er den Kopf, wischt sich die Augen, bis er wieder in das rote Mikrofon sprechen kann” .

L’Italia indignata, triste e arrabbiata piange con Buffon chiedendo a gran voce, soprattutto attraverso i social: “Fuori il colpevole!” Sì perché qualcuno la colpa deve pur averla. In un paese nel quale, a livello di classe dirigente, difficilmente chi sbaglia paga, qualcuno deve comunque pagare. I giocatori? Nooo, poverini, loro hanno fatto il possibile, a cominciare dall’eroico Buffon. Carlo Tavecchio, presidente della Figc? Giovanni Malagò, presidente del Coni? Be’ loro hanno gravi responsabilità, però… vediamo. L’allenatore? Eh sì, la colpa è dell’allenatore! Il mite Gian Piero Ventura, classe 1948, genovese, chiamato nel 2016 da Carlo Tavecchio a prendere il posto di Antonio Conte in partenza per l’Inghilterra, dove ad attenderlo c’è la panchina del Chelsea, sembra il capro espiatorio perfetto. Si tenta persino di farne una questione politica, associando la sconfitta e il pessimo stato del calcio italiano alla debolezza dell’Italia intesa come nazione, come “sistema paese”: la sinistra dà la colpa alla destra, la destra alla sinistra e tutti danno la colpa a Matteo Renzi. Già, dopo il calcio, dare la colpa di tutto a Matteo Renzi è da un po’ di tempo lo sport preferito degli italiani. Voi direte: e che c’entra la politica? Fidatevi, c’entra. In Italia la politica c’entra sempre!

Foto: G. Cacace/ T. FABI / Getty Images

La delusione dei tifosi italiani subito dopo la mancata qualificazione ai Mondiali del 2018.


Solo calcio?

Va bene, in fondo è solo calcio, perché farne una tragedia? Be’, non è proprio “solo calcio”. Solo di mancati introiti derivanti da sponsor, diritti televisivi, premi, scommesse, ecc., si arriva a una cifra che oscilla tra gli 80 e i 100 milioni di euro. Tanto vale la partecipazione di una Nazionale blasonata come l’Italia a un Mondiale di calcio. Altro che “è solo un gioco!”. Al fischio d’inizio dell’arbitro ce lo dimentichiamo, ma il calcio muove quantità di denaro mostruose. La Fifa gestisce un budget che si aggira intorno ai 5 miliardi di dollari e il solo calcio italiano ha un fatturato di quasi 4 miliardi di euro. Come si dice nel poker: piatto ricco mi ci ficco! Insomma, viste le somme in gioco, forse comincia a essere più chiaro perché uscire dai Mondiali 2018 in Russia è una catastrofe, una tragedia dai contorni apocalittici.

Imparziali, ma fino a un certo punto

A questo si aggiunga il grave problema sociale di milioni di italiani che già pregustavano una serie di “notti magiche” davanti alla TV, da quella piccola nel tinello di casa a quella gigante dei bar, fino ai maxischermi nelle piazze. Chi aveva pianificato di trascorrere tutto il Mondiale fra pizze con gli amici, ettolitri di birra e partite, oppure grigliate con gli amici, ettolitri di birra e partite, oppure spaghettate, ettolitri di vino bianco ghiacciato e partite, dovrà rivedere i suoi piani e pensare a come smaltire le bevande alcoliche acquistate per tenere sotto controllo la tensione, lenire la sofferenza di un gol incassato, festeggiare la vittoria o consolarsi dopo una sconfitta. Insomma, gli italiani sono disperati. E adesso che si fa? Ho fatto un piccolo sondaggio tra amici e familiari sparsi tra Italia e Germania, Roberto di Venezia e Alessandro di La Spezia, da buoni appassionati dello “sport più bello del mondo” (almeno secondo loro) non si perderanno comunque nemmeno una partita. Anzi, proprio per l’assenza della Nazionale potranno essere del tutto imparziali, a contare sarà solo il gioco… “e che la Svezia vada fuori al primo turno”! Paola di Genova è contenta che “non ci siano i Mondiali” soprattutto perché non dovrà assistere alla trasformazione di Gianni, suo marito, che di solito è un pezzo di pane, una persona tranquilla, ma quando si tratta di calcio diventa una specie di furia scatenata, un Mr Hyde da Curva sud. Per Gianni, ovvero Mr Hyde, l’assenza dell’Italia dai Mondiali è una doppia tragedia: uno, perché l’Italia non gioca; due, perché dovrà far capire a sua moglie che la Fifa i Mondiali li organizza anche senza l’Italia e che quindi magari qualche partita se la guarderebbe volentieri. Alla domanda “Per chi farai il tifo?” Gianni ha risposto con un’altra domanda: “In che gruppo gioca la Svezia?” “Gruppo F, con Germania, Messico e Corea del Sud”. “Ecco, allora tiferò per Messico, Corea del Sud e persino per la Germania”.

Foto: G. Cacace Getty Images

La sfida delle sfide

Pensate, in quel gruppo, il gruppo F, avremmo potuto esserci noi. Saremmo stati lì a giocarci la qualificazione con “la solita Germania”. Italia e Germania rappresentano la storia del calcio mondiale, a prescindere dalla forza delle due squadre.

È una storia con la S maiuscola, qualcosa che supera di molto il gioco del pallone. Ecco, lo scontro Italia-Germania a me e a tutti quelli a cui l’ho chiesto mancherà davvero: una partita che evoca epiche imprese, una sfida tra titani del calcio. Un mito che ha un inizio in un’ora, in un giorno e in un luogo ben precisi. Sono le 16 (ora locale) del 17 giugno 1970, allo Stadio Azteca di Città del Messico. Fa caldo, molto caldo. Nello stadio, dove si registra il tutto esaurito, ci si attende una bella partita, degna della semifinale in un Campionato del mondo, ma nessuno immagina che quella a cui si assisterà sarà la gara che entrerà nella storia come “la partita del secolo”, ricordata da tutti insieme al suo clamoroso risultato: Italia-Germania 4 a 3. Da quel momento, le gare tra Italia e Germania vengono attese e vissute come una specie diSfida all’O.K. Corral , il leggendario duello fra i fratelli Earp e la banda del criminale Billy the Kid. L’Italia diventa una specie di maledizione per la Germania, perché nelle partite decisive gli Azzurri hanno sempre la meglio. 1982, finale dei Mondiali di Spagna: Italia 3, Germania 1. Indimenticabile l’urlo disperato e liberatorio di Marco Tardelli dopo aver segnato il gol del 2 a 0. 2006, a Dortmund lo stadio ammutolisce di fronte al gol del 2 a 0 segnato da Alessandro Del Piero su assist di Andrea Pirlo. 2012, Campionati europei di Polonia e Ucraina. La Germania ha appena stabilito il record di 15 vittorie consecutive, tra qualificazioni e Campionato europeo. Tutti danno l’Italia battuta in partenza. Finisce 2 a 0 per gli Azzurri e l’eroe della serata è Mario Balotelli.

Il vero spirito del calcio

“Sì, però nelle amichevoli la Germania era sempre più forte dell’Italia”. Così, con autoironia più italiana che tedesca, Karl-Heinz “Kalle” Rummenigge replica al giornalista italiano Bruno Longhi durante la serata organizzata a Monaco di Baviera dall’Ambasciata d’Italia di Berlino e dall’Istituto italiano di cultura di Monaco nell’ambito dell’iniziativaAnders miteinander . In quell’occasione Longhi discute di calcio, oltre che con il presidente del Bayern München, indimenticabile e indimenticato campione del Bayern prima e dell’Inter poi, anche con Luca Toni, che giocando nel Bayern ha saputo conquistare la simpatia dei tedeschi a suon di gol, ben 24 nella sua prima stagione in Bundesliga. Gli hanno persino dedicato una canzone intitolataNumero Uno , “una canzone che continua a perseguitarmi ancora oggi”, commenta il bomber italiano ridendo. Per Toni, il Bayern “rappresenta il punto più alto della mia carriera. Ancora oggi, quando vengo a Monaco a vedere qualche partita, sento da parte dei tifosi lo stesso calore di quando giocavo”. Il confronto tra calcio italiano e calcio tedesco, durante la serata si trasforma nel confronto tra diverse sensibilità. Dopotutto il calcio è fatto di persone e, al di là della tecnica, alla fine a contare sono loro, i calciatori. Alla domanda su cosa gli abbia dato il calcio italiano, Rummenigge risponde: “Per noi, allora, è stata una gran fortuna giocare in Italia. In quegli anni, quello italiano era il campionato più bello e anche più ricco… A me il calcio italiano ha dato tanto, naturalmente. Ma, al di là del calcio, l’Italia mi ha dato tanto anche fuori dal campo. A Milano ho imparato a conoscere gli italiani, il loro carattere, la loro umanità. Io sono arrivato in Italia così [mette le mani sulle tempie, a imitare un paraocchi, n.d.r. ] e sono andato via così[le mani sono a orecchio d’elefante, per indicare un atteggiamento di apertura, n.d.r. ], libero, aperto”. Parola di un vero campione, in campo e fuori, che danno la misura di quello che il calcio e lo sport rappresentano per quelli come lui: il mezzo per crescere, diventare uomini e, possibilmente, uomini migliori. Chissà se è questo lo spirito del calcio di oggi, dove sembra contare solo il denaro, e dei grandi campioni di oggi, che sono come multinazionali in calzoncini corti.

Il Mondiale senza l’Italia? Succede, ce ne faremo una ragione. Ma un Mondiale senza Italia-Germania non è un Mondiale. Ah, che farò io? Invece di guardare le partite dei Mondiali andrò a passeggio nel parco, andrò fuori con gli amici, evitando accuratamente locali con il televisore. Una partita però la guarderò, quella del 23 giugno e… indovinate un po’? Tiferò Germania!

Foto: M. Luzzani/ R. SCHMIDT/ Getty Images

2018


2006


Qui: il pianto di Gianluigi Buffon e Leonardo Bonucci.Sotto: Francesco Totti alza la Coppa del Mondo vinta dalla Nazionale italiana ai Mondiali del 2006.