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STILE LIBERO: Stile italiano


Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 3/2019 vom 20.02.2019

Überall in der Welt taucht dieses gewisse Etwas auf, egal ob in Mode, Architektur, Kunst oder im Alltag, das unvermeidlich an Italien und italienischen Stil denken lässt. Eine Betrachtung der Quintessenz des Italian Style.


DIFFICILE


“Lo stile è gusto, è cultura”


“Ah, lo stile italiano!” Noi italiani siamo famosi per il nostrostile , come se ce l’avessimo solo noi.Oh, the italian style! Come suona bene in inglese: basta la parola, ci siamo capiti, no? In realtà la faccenda è meno semplice di quanto sembri. Che cos’è questostile italiano ? Tutti paiono saperlo riconoscere, ma nessuno sa dire con ...

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“Ah, lo stile italiano!” Noi italiani siamo famosi per il nostrostile , come se ce l’avessimo solo noi.Oh, the italian style! Come suona bene in inglese: basta la parola, ci siamo capiti, no? In realtà la faccenda è meno semplice di quanto sembri. Che cos’è questostile italiano ? Tutti paiono saperlo riconoscere, ma nessuno sa dire con precisione cosa sia. Andiamo per gradi. Che cos’è lostile ? Per rispondere è sufficiente aprire un dizionario. In sintesi, lo stile è l’insieme di tutti quegli elementi e caratteristiche formali che si ripetono in modo costante, tanto da rendere immediatamente riconoscibile un oggetto, una persona, un’opera d’arte. L’uso di particolari colori, della luce, di una pennellata, ci mettono in grado di riconoscere un certo pittore o, meglio, un certo “stile” pittorico. L’impiego di determinati materiali, o le linee di un edificio, ci fanno dire che a realizzarlo è stato questo o quell’architetto, in questo o quello stile architettonico. Fino a qui, tutto chiaro. È tempo, però, di venire al punto. Facciamo allora un piccolo gioco.

Siete appena saliti sulla metropolitana di una qualunque città del centro Europa. È l’ora di punta. Il vagone è pieno. Siete diretti nel distretto finanziario della città e con voi viaggiano impiegati di banca, broker, analisti. Tutti sono ben vestiti. Tutti indossano un abito. Sembrano in divisa. Tutti uguali… o quasi. Ecco infatti che qualcuno, nella folla, attrae irresistibilmente la vostra attenzione. È un uomo con un abito scuro di buon taglio e sotto la giacca indossa una semplice maglia blu, o nera. È sicuro di sé, ma nel suo sguardo non c’è traccia di arroganza. Ha un’aria discreta, ma tutt’altro che dimessa, proprio come la sua eleganza, che non direste semplice, ma essenziale. Lo notate proprio perché quell’uomo non ha, e non fa, niente per farsi notare. Eppure qualcosa ha attirato la vostra attenzione. Sì, avete proprio indovinato: è un italiano. Difficile sbagliarsi.

La lampadaTolomeo prodotta da Artemide; Lapo Elkann, erede della dinasta Agnelli; il grattacielo Bosco Verticale (Milano); la sculturaL.O.V.E. di Maurizio Cattelan; ilDavid di Donatello; il Duomo di Milano; la Fiat 500XL; lo spremiagrumiJuicy Salif di Alessi.


“L’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare”
GIORGIO ARMANI


Lo so, ci avreste scommesso quanto avete di più caro. Bene: quel certo non so che, quelquid che ve l’ha fatto notare nonostante fosse uno tra i tanti, ben vestito come tanti, proprioquella cosa che riconoscete, ma non riuscite a descrivere con le parole, è lo stile italiano. L’abito, insomma, non fa necessariamente il monaco. Essere eleganti, o alla moda, non ha niente a che fare con lo stile, anche se, bisogna ammetterlo, la moda è una delle prime voci associate allo stile, con il quale spesso viene confusa. Se non volete dare retta a un povero cronista come me, affidatevi a chi la moda la detta. Come ha affermato in un’intervista Cinzia Felicetti, scrittrice, ma soprattutto esperta di moda e direttrice diMarie Claire , “la moda passa, il tuo stile resta”. Lo stile “è qualcosa che si rafforza con il tempo. Come quelle persone che maturano con garbo. Non passa, si consolida. Lo stile è personale, qualcosa di unico come un codice a barre. Proprio per questo è unico e distintivo della persona”. Giorgio Armani, che di stile e di eleganza è non solo un “esperto”, ma un’icona, l’incarnazione dello stile stesso, ha detto: “L’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare. Lo stile, invece, è gusto, è cultura”. Ecco le parole magiche! Gusto e cultura sono la chiave per capire che cosa intendiamo, quando parliamo di “stile italiano”. Lo stile è individuale, ma può benissimo “individuare”, oltre che il singolo, anche un gruppo di persone. Credo di averlo scritto già in qualche altra occasione, ma mi ripeto volentieri: noi italiani siamo diversissimi gli uni dagli altri, da Nord a Sud, da Est a Ovest, ma abbiamo tutti in comune una cosa: una speciale attitudine per il gusto, la bellezza, o quello che noi consideriamo tale. Un’altra cosa abbiamo in comune (e non è necessariamente un pregio, anzi): uno spiccato individualismo, che ci spinge continuamente a inventarci un modo di essere che ci distingua da chiunque altro. Non ci basta considerarci unici, dobbiamo e vogliamo esserlo e, per esserlo, dobbiamo anche mostrare di esserlo. Per gli italiani l’apparenza non è il contrario della sostanza, ma un suo elemento costitutivo. Essere senza apparire è come essere solo a metà. E al contrario, come dice il proverbio,apparire e non essere è come filare e non tessere . Questa tensione tra essere e apparire, fra etica ed estetica, ci costringe alla creatività e se la creatività trova il terreno fertile di un’intelligenza estrema, viene fuori il genio! Proprio dal genio nascono quei prodotti dell’arte, dell’architettura, del design, della musica, della letteratura e della scienza che hanno dato e danno lustro all’Italia.

Lapo Elkann, imprenditore e icona di stile.


SOCIETÀ

Prendete Lapo Elkann. Ecco un ottimo esempio di stile italiano. Ancor più suo nonno, l’avvocato Gianni Agnelli, con l’orologio portato sul polsino o la cravatta sopra il pullover, segni di uno stile unico: un vero campione di eleganza. Ma questi sono esempi da copertina, da settimanale di moda. Lo stile, il vero stile italiano, si trova anche al supermercato. Strano? Niente affatto. Basta guardare una cassiera. Vestita di tutto punto, le scarpe comode ma alla moda, capelli perfetti, trucco impeccabile. Una donna italiana, ancorché cassiera, è prima di tutto unasignora . Essere impeccabili, presentabili in ogni situazione, sentire labella figura come un dovere: sono cose che in Italia ci vengono inculcate fin da piccoli, quando le nostre madri, raccomandandoci di fare attenzione quando uscivamo a giocare, si assicuravano che i nostri vestiti e la biancheria fossero in ordine: “Se succede qualcosa, mica ti puoi far vedere dal dottore con i vestiti sporchi”.

La poltrona e il relativo pouf (serie UP5_6) disegnati da Gaetano Pesce per B&B.


DESIGN

Ogni mese, nella mia rubricaCose , prendo un oggetto – non sempre materiale – che considero “tipicamente italiano”, o che ha influito sull’immaginario collettivo italiano, e lo racconto. Tra questi ci sono stati, e ci saranno, molti oggetti di design. La lampada Tolomeo, la caffettiera Conica di Alessi, la poltrona antropomorfa, della Serie UP, di Gaetano Pesce, la Vespa, la spillatrice Zenith 548 della ditta Balma Capoduri, il mitico telefono Siemens s62, disegnato da Lino Saltini, l’elegantissimo motoscafo Riva. Per non parlare delle grandi case automobilistiche, che hanno voluto dare un tocco di italianità ai loro prodotti di punta. Senza scomodare il solito Giorgetto Giugiaro, cui si deve lo stile della prima serie della VW Golf, penso a Walter Maria de Silva, che negli ultimi 20 anni ha realizzato alcuni dei modelli di maggior successo per Audi e VW. Potrei andare avanti all’infinito. Questi esempi di stile italiano nel design sono figli di una tradizione artigiana che non ha eguali al mondo e, oltre a questo, hanno in comune il fatto di trascendere la loro destinazione d’uso e persino il loro valore estetico: tutti questi oggetti sono entrati prepotentemente nell’immaginario collettivo degli italiani e hanno finito per appartenere al loro bagaglio culturale.

MODA

Parli di stile italiano e non puoi non parlare di moda. Facciamo un nome: Giorgio Armani. Potrei chiuderla qui. Un nome, un uomo, il suo lavoro. Un personaggio che dello stile italiano è il distillato ultimo, per la sua estrema ed essenziale eleganza, per essere uno stilista geniale, ma anche, e soprattutto, perché è stato fra i primi a intuire che il futuro della moda stava nell’incontro e nella stretta collaborazione fra sarti, stilisti e grande industria. È la via italiana alprêt à porter , il definitivo affrancamento dai dettami dell’alta moda francese. Ecco che l’Italia, con Milano, diventa il centro mondiale delle mode e delle tendenze. Gli stilisti sono vere e proprie popstar, conosciute e acclamate in tutto il mondo.

Armani, Versace, Trussardi, Valentino, Gucci, Fendi, Prada, Dolce & Gabbana, Roberto Cavalli (solo per fare i primi nomi che mi vengono in mente) portano il gusto, la raffinatezza, la bellezza, l’assoluta eleganza nel mondo. L’alta moda diventa democratica e, soprattutto, parla italiano. Certo, non tutti possono permettersi un capo realizzato da un grande stilista, ma tutti, anche chi non si occupa di moda, li conoscono. Armani fa le giacche destrutturate? Le piccole sartorie, i marchi minori le prendono a modello e quel tipo di giacca te lo ritrovi nei negozi “normali”, ma anche sui banchi dei mercati rionali, alla portata di qualunque portafoglio. In Italia, in fatto di moda, nessuno può rimanere indietro.

Lo stilista Giorgio Armani; il sandaloRainbow creato da Salvatore Ferragamo nel 1938 per l’attrice Judy Garland.

IlRatto di Proserpina di Gian Lorenzo Bernini;L.O.V.E. di Maurizio Cattelan.


ARTE

È una scultura di Maurizio Cattelan, l’artista italiano più quotato al mondo, noto per opere provocatorie comeLa nona ora , in cui si vede papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite. Si intitola L.O.V.E. (Libertà, Odio, Vendetta, Eternità) e dal 2010 troneggia in Piazza Affari a Milano, proprio di fronte a Palazzo Mezzanotte, dove ha sede la Borsa. È una statua alta quattro metri, in marmo di Carrara, e rappresenta una mano che “sembra” mostrare il dito medio. Sembra, poiché le altre dita non sono piegate verso il palmo, ma tagliate. Dunque un “saluto romano” che diventa un dito medio, due gesti che, sommati, danno come risultato un sonorovaffa… al capitalismo e al fascismo. Sì, se Cattelan non fosse italiano. Ma l’irriverenza, la provocazione, il non prendere e non prendersi sul serio, l’autoironia, il gusto della contraddizione sono il tratto più importante dello stile italiano. Insomma, fanno parte del gioco. In questo Cattelan è figlio della tradizione artistica italiana, in cui il sublime dell’arte è sempre mescolato con il potere, anche quando al potere sembra opporsi, anche quando sembra irriderlo. Il che mi richiama alla mente quel genio assoluto di Michelangelo Buonarroti. Basta guardare gli affreschi della Cappella Sistina e, in particolare, Il Giudizio Universale, con quel suo trionfo della sensualità, quei corpi nudi e muscolosi che ostentano una fisicità tutt’altro che sacra. Dalla composizione sono praticamente assenti i simboli religiosi: una rottura completa nei confronti della tradizione, rispetto a Giotto o Beato Angelico. È la critica al potere attraverso l’arte. Un gesto che avviene, come per Cattelan, quasi con la complicità del potere stesso. Michelangelo, con la sua invettiva contro la Chiesa all’interno della cappella del capo della Chiesa. Cattelan, con la sua invettiva contro la dittatura della finanza e del capitale proprio di fronte al centro italiano della finanza e del capitale. Due facce della stessa medaglia, due facce dello stile italiano.

ARCHITETTURA

Il Bosco Verticale; il Duomo di Milano.


Potrei limitarmi a citare Firenze, Venezia, Roma. L’associazione “stile italiano-architettura” è immediata. Tuttavia non voglio parlare qui della cupola di Brunelleschi, delle ville palladiane, dei capolavori barocchi di Bernini o degli edifici che fanno di molte città italiane veri musei a cielo aperto, pieni di opere di cui tutti possono godere e riempirsi gli occhi semplicemente passeggiando e facendo le cose di tutti i giorni, come andare al lavoro o fare la spesa. Sarebbe troppo facile, scontato. Proprio l’idea di fruibilità, di integrazione con l’ambiente, di sostenibilità lega i geni di ieri a quelli di oggi. I primi nomi che mi vengono in mente sono quelli degli architetti Gae Aulenti (1927-2012), Ettore Sottsass (1917-2007), Massimiliano Fuksas, Renzo Piano, Matteo Thun e Stefano Boeri. Il loro segno, il loro stile, lo hanno esportato in tutto il mondo. Ognuno con il suo stile particolare, hanno in comune una cosa: un’idea di architettura fatta per le persone e, visto che oggi le questioni ecologiche sono diventate di vitale importanza, fatta a misura di pianeta. Insomma, un’architettura mai fine a se stessa. Questo però non vuol dire rinunciare alla bellezza, e meno che mai alla visionarietà, alla monumentalità. Così, ancora una volta, etica ed estetica vanno insieme, inseparabili l’una dall’altra. L’esempio più chiaro di questo atteggiamento sono le opere di Boeri (si pensi al Bosco Verticale a Milano [vedi ADESSO 10/2015 ]) o le straordinarie costruzioni di Matteo Thun, come le Terme di Merano incastonate nello splendido paesaggio alpino dell’Alto Adige. Chiudo con una frase del grande Renzo Piano: “Io, che faccio l’architetto, la morale non la predico: la disegno e la costruisco”.


ILLUSTRAZIONI NAZARIO GRAZIANO