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Venezia, il sestiere di castello


Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 10/2019 vom 07.08.2019

In Castello, dem charmanten und antiken Stadtteil im Osten Venedigs, liegen auch die Giardini der Kunstbiennale und das Arsenale, wo einst diearsenalotti die berühmten Galeeren erbauten.


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Artikelbild für den Artikel "Venezia, il sestiere di castello" aus der Ausgabe 10/2019 von Adesso. Dieses epaper sofort kaufen oder online lesen mit der Zeitschriften-Flatrate United Kiosk NEWS.

Bildquelle: Adesso, Ausgabe 10/2019

PICCOLA BELLA IT ALIA

“Non mi piacevano Piazza San Marco e la boriosissima Basilica, non mi piaceva il Palazzo Ducale, non mi piaceva la città troppo concreta, fondata su un lembo di terreno solido. Preferivo la Venezia che sta in bilico sul limitare, perché era la prova della realtà del sogno”. Sono parole che ho letto nel raccontoRitratto veneziano dello scrittore e giornalista Gustaw Herling e mi tornano ...

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“Non mi piacevano Piazza San Marco e la boriosissima Basilica, non mi piaceva il Palazzo Ducale, non mi piaceva la città troppo concreta, fondata su un lembo di terreno solido. Preferivo la Venezia che sta in bilico sul limitare, perché era la prova della realtà del sogno”. Sono parole che ho letto nel raccontoRitratto veneziano dello scrittore e giornalista Gustaw Herling e mi tornano sempre in mente, quando mi ritrovo a girare per il sestiere di Castello. Senza rinnegare l’immenso valore simbolico e la magnificenza di Piazza San Marco, che fa sempre battere forte il cuore, è a Castello che ritrovo “la mia” Venezia. Eccole qui, le bottegucce di alimentari e le piccole librerie polverose, le calli ombreggiate e silenziose in cui il profumo di sapone dei panni stesi al sole si mescola agli odori intensi di sugo, pesce fritto e minestrone che si spandono dalle finestre delle cucine casalinghe. Castello è il più grande dei sestieri veneziani e il secondo più popoloso, oltre che l’unico a non essere attraversato dal Canal Grande. Non per questo, però, è da considerarsi il “parente povero” fra i sei sestieri di Venezia. La sua storia, anzi, è antichissima e gloriosa, senza contare che vi abitarono molti personaggi famosi: il poeta Francesco Petrarca viveva al civico 4145, Henry James completò il suoRitratto di signora al 4161, John Ruskin soggiornò all’Hotel Danieli . Basta una passeggiata per scoprire piccoli e grandi incanti artistici, storici, architettonici, immersi nell’atmosfera informale e accogliente per cui questo quartiere veneziano è tanto amato.

In alto: Veduta aerea di Venezia.Nell’altra pagina: l’isola di San Giorgio Maggiore vista dal campanile di San Marco.


La Venezia più antica

Castello – e più precisamente l’isoletta di Olivolo, oggi collegata alla terraferma da due ponti – è una delle prime aree su cui sorse Venezia. Non è rimasta traccia, se non nel nome del sestiere, dell’antico castello costruito a difesa della città. A partire dal VII secolo ne prese il posto labasilica di San Pietro di Castello , anticamente sede vescovile e, dal 1451 al 1807, sede del Patriarcato di Venezia e cattedrale della città, prima di passare il testimone alla basilica di San Marco. Anche se i suoi fasti sono ormai lontani, rimane ancora oggi un luogo che infonde un senso di beatitudine difficile da spiegare: basta sedersi su una panchina dell’antistante campiello erboso per sentirsi in pace con il mondo. Fa lo stesso effetto una passeggiata nel polmone verde di Venezia, iGiardini di Sant’Elena – anche chiamati Parco delle Rimembranze –, una piccola pineta percorsa da sentieri che si trova, appunto, sull’isola di Sant’Elena, da cui la vista sulla laguna e sul bacino di San Marco è splendida. Nelle domeniche della stagione calcistica non è raro imbattersi in drappelli di tifosi diretti allo stadio Penzo, che si trova proprio a Sant’Elena: intonano cori del Venezia Mestre e li riconoscerete subito dalle magliette e dagli striscioni “arancioneroverdi”.

TOP 6 unsere Hitliste

IlPadiglione dell’Austria ,Discordo ergo sum l’installazione di rose e coltelli che rappresenta l’ambivalenza esistenziale dell’esperienza umana.


IlPadiglione della Lituania (vedi testo pag. 63 ).


Trojan di Yin Xiuzhen rappresenta un’enorme persona su un sedile di un aereo. Per le sue opere l’artista cinese utilizza abiti riciclati come protesta contro l’inquinamento causato dall’industria dell’abbigliamento.


Padiglione dell’Islanda ,Chromo Sapiens rappresenta un viaggio in sale allestite come caverne, realizzate con capelli sintetici. Suoni e colori stimolano i sensi, invitando a esplorare la propria interiorità.


Guida allaBiennale

In alto: l’Arsenale, una delle sedi della Biennale.


IlPadiglione dell’Italia proponeNé altra né questa , un labirinto senza inizio né fine. Le opere esposte formano un intrigo di linee e forme che descrivono la complessità di un mondo che ha perso ogni riferimento.


IlPadiglione della Francia proponeDeep see blue surrounding you , un film e un’installazione che hanno come tema l’elemento liquido. Un richiamo anche al contesto stesso di Venezia, città costruita sull’acqua e dall’acqua.


Fino al 24 novembre è aperta al pubblico la 58a edizione della Biennale, sezione Esposizione internazionale d’arte, curata da Ralph Rugoff, attuale direttore della Hayward Gallery di Londra. Il titolo di quest’anno èMay You Live In Interesting Time . Si tratta di un invito ad affrontare le grandi sfide [Herausforderungen ] del presente: le tragedie dei migranti, le nuove disuguaglianze [Ungleichheiten ], il cambiamento climatico [Klimawandel ], il razzismo, i nuovi nazionalismi. I Giardini, che furono la sede della prima Biennale del 1895, ospitano il Padiglione [Pavillon ] centrale curato da Rugoff e i 29 padiglioni più antichi. Nell’Arsenale, che ha uno spazio espositivo [Ausstellungsfläche ] di 50.000 metri quadrati, ci sono altri padiglioni internazionali e, alle Tese delle Vergini, il Padiglione Italia, curato da Milovan Farronato, direttore del Fiorucci Art Trust.

Da non perdere : il padiglione della Lituania (vedi foto grande a sinistra ), che ha vinto il Leone d’oro “per la miglior partecipazione nazionale”. L’opera – delle artiste Lina Lapelyte (compositrice musicale), Vaiva Grainyté (drammaturga) e Rugilė Barzdžiukaitė (regista di teatro), curata dall’italiana Lucia Pietroiusti – si intitolaSun & Sea (Marina) e si trova nel Magazzino della Marina dell’Arsenale. Potrete osservare dall’alto una spiaggia finta [unecht ], con persone vere che la vivono e si godono una giornata al mare: uomini e donne che leggono e sonnecchiano [sonnecchiare: dösen ], bambini che giocano con paletta e secchiello. Se volete potete partecipare, compilando un modulo e portandovi dietro costume da bagno e asciugamano!

Le nostre scelte : oltre al Padiglione della Lituania, quelli dell’Italia, dell’Islanda, dell’Austria e della Francia. Da segnalare anche l’installazione dell’artista cinese Yin Xiuzhen, esposta all’Arsenale.

La curiosità : quest’anno l’esposizione si tinge di rosa. Per la prima volta metà degli artisti sono donne con meno di 40 anni.

I luoghi della Biennale

Per ritornare ad atmosfere più tranquille basta oltrepassare il ponte sul rio dei Giardini per raggiungere iGiardini della Biennale , dove i 30 padiglioni nazionali sono sede della più antica e prestigiosa esposizione d’arte del mondo, che negli anni dispari trasforma per sei mesi Venezia nella capitale dell’arte contemporanea (vedi box a pagina 63 ).

AttraversandoVia Garibaldi , una larga strada che conserva l’atmosfera familiare e piacevolmente popolare tipica di Castello, si raggiunge l’altra sede storica della Biennale, l’Arsenale . Oggi in buona parte funge da spazio espositivo, ma nel XII secolo era già il cuore della potenza marittima della Serenissima, nonché il più grande cantiere navale del Medioevo. L’imponenza della sua grande entrata – un vero e proprio arco di trionfo sorvegliato dalle statue in marmo di quattro leoni – e le mura merlate che lo circondano riportano ai tempi in cui l’Arsenale era una città nella città, con botteghe, magazzini, officine, fonderie e moli. I nomi dei suoi ampi saloni (Corderie, Artiglierie, Tese) conservano memoria degli usi cui erano adibiti e ricordano i tempi del suo massimo splendore, quando fino a 16.000arsenalotti vi lavoravano per costruire, equipaggiare e riparare le grandi galee veneziane.

In campo San Biagio due enormi ancore, appartenute a due corazzate della prima guerra mondiale, segnano l’ingresso alMuseo storico navale , il più importante nel suo genere in Italia. Tra i tanti modelli storici custoditi nel museo, il più emozionante per me rimane sempre quello della regina di tutte le barche di rappresentanza, il Bucintoro. Si chiamava così l’imponente galea, tutta oro e intarsi, a bordo della quale il Doge e le autorità politiche e religiose celebravano la cerimonia dello Sposalizio del mare, il giorno dell’Ascensione.

A lato: uno scorcio romantico nel sestiere Castello.In alto: la suggestiva passeggiata Riva degli Schiavoni.


Tra realtà e sogno

La zona più turistica del quartiere è senz’altro la lungaRiva Degli Schiavoni , che si affaccia sul bacino di San Marco e prende il nome dagli antichi mercanti della Dalmazia (Schiavonia), che qui ormeggiavano le loro navi. I locali la attraversano solo in casi di necessità estrema, destreggiandosi tra bancarelle di souvenir e venditori abusivi di borse, evitando, se possibile, l’ostacolo più difficile da superare: ilPonte della Paglia . Qui, infatti, si assiepano ogni giorno folle enormi per fotografare una delle grandi star veneziane, il Ponte dei Sospiri, che unisce Palazzo Ducale alle antiche prigioni. Molti turisti ignorano che a pochi metri c’è ancora tanta bellezza, forse un po’ più nascosta. Nel tranquillocampo Santa Maria Formosa , uno dei più suggestivi di Venezia, si erge un’insolita chiesa a due facciate, una che dà sul canale e l’altra sul campo, alla quale è legata la Festa delle Marie, celebrata fino al 1379 e oggi ricordata nel periodo del Carnevale sotto forma di rievocazione storica. Una volta all’anno, nel giorno della purificazione di Maria Vergine, il Doge in persona veniva in visita per commemorare il rapimento di dodici ragazze da parte dei pirati istriani, poi liberate dai veneziani.

Bastano pochi minuti a piedi per imbattersi nell’arabesca e raffinataScuola Grande di San Marco , una delle sei Grandi Scuole (ossia confraternite) di Venezia, oggi sede dell’Ospedale civile. Penso che pochi ospedali possano vantare una facciata ricca e insolita come questa, su cui si alternano arcate, pannelli in marmo e motivitrompe-l’oeil ! Insieme allaBasilica dei Santi Giovanni e Paolo , che sorge proprio accanto, forma un quadro gotico-rinascimentale che mi lascia sempre senza fiato. Questa chiesa, chiamata dai veneziani più familiarmente Zanipolo (dall’unione dei nomi dei due santi), è uno degli edifici medievali religiosi più imponenti della città, ed è considerata il pantheon di Venezia per il gran numero di Dogi (ben 25) e di personaggi famosi della Serenissima che vi sono sepolti.

La mia passeggiata a Castello termina sempre allaLibreria Acqua Alta , un luogo magico e senza tempo, dove i libri sono accatastati su barche, gondole, canoe e vasche, una tecnica che permette di salvarli quando l’acqua alta invade il negozio. Qui, tra le piccole corti all’aperto piene di libri e il profumo inebriante della carta, i clamori del turismo “mordi e fuggi” sembrano ancora più lontani. Più vicina che mai è, invece, quella Venezia in bilico tra sogno e realtà che a Castello è ancora così viva.

Giovanna Giulioni (a sinistra), Liljana Visinska (a destra) e Mariateresa Vasconi (in piedi) negli uffici della radio.Nell’altra pagina, dall’alto : Giovanna Giulioni; una bambina ritrovata grazie aPubliphono e riconsegnata alla mamma.


Foto: RossHelen/Shutterstock

Foto: Francesco Galli/ Andrea Avezzù/ Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti /Marco Cappelletti/Courtesy: La Biennale di Venezia

Foto: RossHelen Shutterstock; Anna Mutter

Foto: Anna Mutter