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VIAGGI: DALLA VALLE DELL’ ISONZO A GRADO


Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 5/2018 vom 25.04.2018

Die Mündung des Isonzo an der italienischen Adria ist eine faszinierende Mischung aus Fluss, Lagune und Meer. Von Gradisca d’Isonzo bis Grado fließt er durch wilde Natur mit ungezähmten Pferden und zahlreichen Zugvögeln.


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Cavalli Camargue allo stato brado nella Riserva naturale della foce dell’Isonzo.


Foto: Alberto Nardi

un percorso naturalistico dell’isola della Cona.


L’Isonzo scorrendo / Mi levigava / Come un suo sasso / Ho tirato su / Le mie quattro ossa / E me ne sono andato / Come un acrobata / Sull’acqua. Mi sono accoccolato / Vicino ai miei panni / Sudici di guerra / E come un beduino / Mi ...

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... sono chinato a ricevere / Il sole. Questo è l’Isonzo / E qui meglio / Mi sono riconosciuto / Una docile fibra / Dell’universo. (G. Ungaretti, I fiumi, dalla raccolta L’allegria).

Guardo il fluire dell’acqua e mi tornano in mente i versi del poeta Giuseppe Ungaretti, che su queste sponde visse in prima linea gli orrori della prima guerra mondiale e nel fiume trovò ristoro. Seguendone il corso verso sud, fino all’Adriatico, la sensazione è quella di poter trovare ancora la pace in luoghi nei quali la lancetta dell’orologio quasi smette di ticchettare: piccoli borghi tranquilli, una natura a tratti selvaggia, oasi naturalistiche che danno rifugio a molte specie di animali fra stagni, acquitrini e zone umide. Ad attendermi c’è l’“Isola del sole”, Grado, con la sua laguna fatta di canne al vento, valli da pesca, cavalli selvaggi e silenzi.

una parte delle mura difensive di Gradisca d’Isonzo.


L’Isonzo dai tanti volti è un fiume pieno di fascino. Nasce in Slovenia con il nome di Soča e prima di sfociare nell’Adriatico attraversa le Alpi con le loro vette aguzze, stretti canyon, colli prealpini, il Carso, colline coltivate a vite e ampie pianure, fino a raggiungere la costa. Sul suolo friulano scorre in una “terra di mezzo”, quella goriziana, che fa da confine non solo fra Italia e Slovenia, ma anche fra aree geografiche molto diverse fra loro: centroeuropea, alpina, illirica, mediterranea. Per secoli teatro di scontri, oggi questa zona è diventata soprattutto luogo di passaggio e di incontri, la cui ricchezza sembra riflettersi nel paesaggio, multiforme e composito come la sua gente. Per il colore intenso delle acque, l’Isonzo è definito in Slovenia “la bellezza di smeraldo” e anche quando entra in Italia conserva un po’ del blu quasi irreale che si trascina dietro sin dalla sorgente. Attraversa habitat diversi, come i boschi di salici o le golene naturali, poi passa per le zone carsiche e, man mano che abbandona le colline, prende i modi gentili di un fiume di pianura, per arrivare infine alla Riserva naturale regionale della Foce dell’Isonzo, con le sue zone umide di acqua salmastra e salata.


“Piccoli borghi, tranquilli e una natura a tratti selvaggia”


Le sorprese che l’Isonzo riserva sono tante, basta non avere fretta. Prima di tuffarmi nella natura selvaggia che l’ultimo tratto del fiume promette, sulla riva destra mi aspettaGradisca d’Isonzo , uno dei “Borghi più belli d’Italia”. La fortezza quattrocentesca costruita dai Veneziani per fronteggiare le invasioni dei Turchi le conferisce un’atmosfera davvero suggestiva e leggenda vuole che anche Leonardo Da Vinci abbia contribuito a progettarla. Senza contare gli scorci panoramici sulla città, la campagna e la roggia di Farra o del Molino, che di nuovo riportano all’Isonzo, le cui acque deviate alimentavano anche il fossato della fortezza. Cammino lungo le strade della cittadella fortificata, che sembrano formare la trama di un tessuto, fino alla casa dei Provveditori Veneti, un edificio del 1400 che ospita l’enoteca regionale, dove è possibile degustare i pregiati vini delle terre del Friuli-Venezia Giulia. La centenaria presenza della Serenissima a Gradisca è testimoniata dal monumento della Redenzione in Piazza Unità d’Italia, un’alta colonna sulla quale poggia il leone di San Marco scolpito nel bronzo.

A pochi chilometri da Gradisca ho il tempo di visitare un piccolo luogo di pace, ilParco letterario di Ungaretti di Castelvecchio in Sagrado. Proprio nelle trincee di Sagrado il poeta, che all’epoca aveva 27 anni, scrisse la raccoltaIl porto sepolto . Rileggo con emozione le poesie che la compongono mentre visito il parco, seguendo un percorso diviso in tre tappe – la Torre, il Recinto Sacro e il Sacrario – contrassegnate da installazioni che dialogano con l’ambiente circostante. Mi trovo nel giardino di Villa della Torre-Hohenlohe, punto di smistamento, ricovero e raccolta delle truppe durante la prima guerra mondiale. È un posto speciale, immerso nei prati, fra ulivi, vigneti e un bosco di querce e cipressi secolari, dove il paesaggio e l’architettura carsica, l’eco della Grande guerra e la poesia di Ungaretti si fondono e si completano. L’occasione è perfetta per ammirare anche la villa, in particolare il salone principale, dove sono stati recuperati i graffiti dei soldati che hanno voluto lasciare una traccia del loro passaggio: nome e cognome, luogo e data di nascita, reparto di appartenenza e a volte anche lo stato d’animo.

Continuo a seguire il fiume, che con la sua presenza rassicurante mi scorta lungo tutto l’itinerario verso la foce, dove sono diretta. Il triestino Scipio Slataper descriveva questa terra come “un paese di calcari e ginepri… Ma quando una genziana riesce ad alzare il capo e fiorire è raccolto in lei tutto il cielo profondo della primavera”. Quando oltrepasso le lievi ondulazioni del Carso goriziano, neanche a farlo apposta, l’altipiano è coperto di fiori, e laRiserva naturale regionale della Foce dell’Isonzo mi riserva un’altra sorpresa. Attorno a me ci sono il golfo di Trieste, l’Isonzo e il profilo nitido delle Alpi Giulie. La giornata è limpida e sopra la mia testa fanno sentire il loro canto centinaia di uccelli, che si levano per posarsi poco dopo sulla superficie dell’acqua. Frequentano regolarmente questa zona circa 300 specie, molte di uccelli migratori, tra cui i falchi di palude, le oche grigie, gli aironi rossi maggiori, i germani reali e le folaghe, che approfittano delle paludi di acqua dolce, delle vaste zone umide salate, dei canneti, dei boschi e delle praterie. La loro area prediletta è l’isola della Cona , che si trova nel cuore dei 2.400 ettari di questa incredibile riserva friulana, un vero e proprio paradiso del birdwatching. Fra gli osservatori mimetizzati il più grande è quello della Marinetta, su tre piani, da cui sembra di poter toccare con un dito il golfo di Trieste. Molti sentieri sono ciclabili e permettono di vivere la bellezza di questa riserva in modalità sostenibile. Tuttavia il modo migliore per osservare gli uccelli, come mi racconta il responsabile del Centro visite dell’isola della Cona, è in groppa ai cavalli Camargue. Sì, perché alcuni di questi meravigliosi animali, pur vivendo allo stato semibrado, si lasciano posare una sella sul bel mantello grigio chiaro. Gli uccelli sono abituati alla loro presenza e non ne hanno paura, mi assicurano. Mi spiegano tra l’altro che l’integrità dell’area è garantita non solo da costanti interventi ambientali, ma è affidata anche ai cavalli, che contribuiscono a controllare lo sviluppo delle praterie brucando l’erba e tenendola bassa. Lascio questo piccolo paradiso naturale a malincuore, ma so che ce n’è un altro che mi aspetta, con caratteristiche in parte simili dal punto di vista naturalistico, ma anche ricco di suggestioni storiche e artistiche.

segnaletica all’interno della Riserva naturale della foce dell’Isonzo;


un caratteristico casone, la casa dei pescatori nella laguna di Grado.


Cavalli Camargue nell’isola della Cona.


In bici da Grado alla foce dell’Isonzo

Grado è ottimamente collegata con una comoda pista ciclabile [Radweg ] alla Riserva naturale regionale Valle Cavanata, situata all’estremità orientale [östlich ] della laguna di Grado. Nata come valle da pesca [abgegrenzter Fischzuchtteich innerhalb der Lagune ], dal 1996 è diventata riserva, rifugio [Unterschlupf ] ideale per molte specie di uccelli migratori [Zugvögel ] e svernanti [Vögel, die hier überwintern ] che sostano [sostare: rasten ] insieme a quelli stabilmente presenti. Questo la rende una zona perfetta per ilbirdwatching . La riserva è percorribile in bicicletta sui suoi tre lati ed è possibile affittare le bici direttamente presso il centro visite. La pista costeggia [costeggiare: entlangführen ] poi il canale Averto fino allo sbocco [Einmünden ] del mare e da qui continua sull’argine [Damm ] per circa 7 chilometri, con un bellissimo panorama sulla costa fino al golfo di Trieste. Si interrompe poi all’Area naturale di Caneo, dove alcune passerelle [Stege ] in legno portano tra canneti, isolotti, velme [Untiefen, die bei sehr niedrigem Wasserstand auftauchen ] e aree semisommerse, sulla sponda destra dell’Isonzo. Un’altra area perfetta, questa, per l’osservazione degli uccelli.


“Si può visitare la laguna anche in bici o a cavallo”


Eccomi arrivata a Grado, antica città di origine bizantina che si specchia in una laguna punteggiata da una trentina di isole. Davanti a me si aprono due mondi: da un lato quello lagunare, con la sua natura intatta e rigogliosa, dall’altro quello dell’Adriatico, azzurro e spumeggiante, con lingue di sabbia punteggiate di ombrelloni e cabine colorate. Quello di Grado è un mare bellissimo, con tocchi di blu intenso che tende al verde smeraldo e un profumo fresco e carico di iodio. Non è un caso se, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, Grado diventa una rinomata località balneare e termale, che dal 1873 accoglie i piccoli malati dell’ospizio marino voluto dal medico Giuseppe Barellai. Il nome “Isola del sole” nasce così, per celebrare i benefici curativi del suo clima mite e soleggiato, l’aria pura, l’acqua e la sabbia che contengono sali benefici. Non è difficile immaginare Grado all’inizio del Novecento: una cittadina balneare vivace e mondana, piena di pensioni e alberghi che richiamano il bel mondo, gli artisti e i nobili austriaci legati ai riti della passeggiata sul lungomare e dei tè danzanti sulla terrazza del pontile. Pensando a quei tempi mi immergo nel labirinto di calli e campielli diGravo vecio – il centro storico di Grado nel dialettograisan – che si insinuano in mezzo alle case antiche dei pescatori, fra ballatoi e camini che sporgono e terminano in fantasiosi comignoli. Qui vedo riaffiorare la sua storia più antica: le architetture della fortezza, ilcastrum romano che offrì rifugio agli abitanti di Aquileia durante le invasioni di Unni e Longobardi del V e VI secolo, la basilica di Sant’Eufemia. Già, nel 568 Grado diventò sede del Patriarcato di Aquileia, assumendo un ruolo da protagonista che diede grande impulso al suo sviluppo, tanto che la città, già nell’VIII secolo, contava 60.000 abitanti e 25 chiese. Passo attraverso il mercato coperto del pesce in Piazza Duca d’Aosta, dove ogni giorno i pescatori portano i loro prodotti appena pescati dall’Adriatico, e mi fermo a gustare un pranzo a base di pesce in un ristorante con i tavoli all’aperto. Il centro storico antico confina con la grande diga frangiflutti su cui scorre il lungomare Nazario Sauro, perfetto per una passeggiata digestiva.


“Il mare di Grado è di un blu intenso, che tende al verde smeraldo”


Non si può andar via da Grado senza prima essersi lasciati sedurre dalla magia dellalaguna e il modo migliore per farlo è con una gita in barca. In questa oasi vivono e nidificano molte specie di uccelli come il cigno reale, l’oca selvatica o esemplari rari come il quattrocchi, l’edredone, l’orco e l’orchetto marino. Elemento caratteristico del paesaggio sono le valli da pesca e i casoni dei pescatori, singolari capanni ricoperti di paglia che oggi sono stati quasi tutti ristrutturati e adibiti a seconda casa o trasformati in appartamentini turistici.

La Grande guerra sull’Isonzo

Il territorio compreso tra il corso [Lauf ] dell’Isonzo e l’altopiano [Hochebene ] del Carso, da Gorizia fino a Trieste, è stato, a partire dall’estate del 1915, uno dei fronti più accesi [heftig ] della prima guerra mondiale. Questa zona è stata teatro di una durissima e snervante [nervenaufreibend ] guerra di posizione [Stellungskrieg ], interrotta da dodici battaglie, tra il giugno 1915 e l’autunno 1917: secondo gli storici, si parla di non meno di mezzo milione di uomini che hanno perso la vita su questa linea di fuoco. Molti di questi siti [Stätten ] sono diventati luoghi di memoria [Erinnerung ] e di riflessione, in una rete di musei a cielo aperto che restituiscono [restituire: wiedergeben ] l’impatto [Wirkung ] di questa esperienza estrema. Tra questi, la Dolina del XV Bersaglieri, San Martino del Carso, Monte San Michele, il Poggio della III Armata, il Parco tematico della Grande guerra di Monfalcone.

una delle rinomate spiagge di Grado.


il porto di Grado e uno scorcio della città antica; la basilica di Sant’Eufemia (Grado).


La pace di questi luoghi è stata sempre apprezzata nei secoli, per esempio dalle comunità di monaci nel Medioevo, come testimonia l’esistenza di chiese e cappelle nelle isole di Sant’Andrea, San Pietro d’Orio, San Giuliano e Gorgo e nell’isola di Barbana, la più grande, sede dell’antico santuario di Santa Maria di Barbana, dove ogni anno, nel mese di luglio, i gradesi si recano con un suggestivo corteo di barche, addobbate con magnifiche ghirlande di fiori. È la cosiddettaFesta del perdòn de Barbana , celebrata per ricordare la liberazione dalla peste del Duecento. L’origine di questo voto si perde nella notte dei tempi e delle leggende, in quella specie di sospensione nel tempo e nello spazio che si respira in questo incantevole paesaggio. Mentre torniamo lentamente verso Grado, non posso fare a meno di pensare che questo ambiente, se pure così vicino all’Adriatico, ci ricorda quanto la laguna non sia il mare degli scogli, delle barche a vela, della velocità, del profondo blu. La laguna è innanzitutto spazio inondato di luce, dove l’acqua si muove lenta riflettendo con le sue basse increspature il sole smagliante di aprile o il grigio ceruleo dei cieli di ottobre. Anche questo fa parte della sua magia, che affascina in ogni stagione.


Foto: Alberto Nardi, Mauro Carli /Shutterstock, Franco Cogoli, Aldo Pavan/HUBER IMAGES

Foto: Alberto Nardi

Foto: Berthold Steinhilber/laif; Olimpio Fantuz/HUBER IMAGES; Sebastian Roth/Marka