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VIAGGI: DOLOMITI


Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 13/2018 vom 28.11.2018

Das Unesco-Welterbe der Dolomiten mit seinen einzigartigen Landschaften ist ein absolutes Muss – nicht nur für Bergfreaks! Wir laden Sie ein zum Besuch beeindruckender Schauplätze der Geschichte und geben Ihnen Tipps zu Berghütten mit unvergleichlichem Flair.


MEDIO

Artikelbild für den Artikel "VIAGGI: DOLOMITI" aus der Ausgabe 13/2018 von Adesso. Dieses epaper sofort kaufen oder online lesen mit der Zeitschriften-Flatrate United Kiosk NEWS.

Bildquelle: Adesso, Ausgabe 13/2018

Il monte Lagazuoi visto dal monte Pelmo.


Per qualcuno sono i Monti Pallidi, per via di quel chiarore che fa a gara con la luna nell’illuminare le limpide notti d’inverno. Qualcun altro, per esempio lo scrittore Erri De Luca, vi vede “un mare di applausi di roccia spellata, bianca confetto, un calcare da nozze”. La definizione più appropriata è ...

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... molto probabilmente quella di Le Corbusier, uno fra i più blasonati architetti del Novecento: “Sono la più bella opera architettonica del mondo”. Parliamo delle Dolomiti, meraviglia tutta italiana che la natura ha messo insieme nel corso di un paziente e puntiglioso lavoro di cesello durato milioni di anni. Un lavoro, si badi bene, che per toccare il cielo ha pescato nel mare. Dove ora si scala e si scia, infatti, nella notte dei tempi c’era un oceano, ed è bello sapere che questi arzigogolati massicci rocciosi proiettati verso lo spazio infinito altro non sono che cumuli di scheletri corallini, un tempo sommersi e circondati non da aquile reali, ma da creature degli abissi.

Una vacanza sulle Dolomiti consente di spaziare a 360 gradi nelle Alpi Orientali, in un’area di oltre 140.000 ettari comprendente ben tre regioni (Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia) e cinque province (Trento, Bolzano, Belluno, Pordenone e Udine), considerata Patrimonio mondiale dall’Unesco. L’assoluta unicità delle sue cime, chiamate Dolomiti in onore del geologo francese Déodat de Dolomieu, che scoprì e studiò a fondo il minerale di cui sono fatte (carbonato doppio di calcio e magnesio) si unisce all’incantevole bellezza e alla suggestione dei panorami, fatti di guglie e pareti altissime, ghiacciai, torri e pinnacoli formati dagli agenti atmosferici, alla base dei quali si stendono valli e paesini incantati dove si incrociano la cultura italiana, quella tedesca e quella della comunità autoctona ladina.

LUOGHI DELLA MEMORIA

Storia e cultura sono sempre state tutt’uno nelle Dolomiti, che proprio un secolo fa furono teatro di alcuni degli episodi più drammatici della prima guerra mondiale. Lungo i sentieri, fra le rocce, nei boschi di conifere che d’inverno la neve fa sparire sotto il suo manto immacolato, l’esercito italiano e quello austro-ungarico furono protagonisti di scontri cruenti. Tra il 1915 e il 1917, la battaglia per la conquista del Col di Lana (nelle Dolomiti venete), un punto di estrema importanza strategica che permetteva il controllo della strada verso la Val di Fassa (austriaca), è costata la vita a più di 8.000 soldati di entrambe le parti, tanto che il monte fu ribattezzato Col di Sangue. Una delle azioni più clamorose e sanguinose avvenute sul Col di Lana cambiò addirittura la fisionomia del monte. Per snidare gli austriaci che, nonostante fossero meno numerosi, ne tenevano saldamente la cima, gli italiani scavarono una galleria che riempirono con ben 5 tonnellate di gelatina esplosiva. Poco dopo le 23 del 17 aprile 1916 venne dato l’ordine di far saltare la galleria. L’esplosione fu così potente da provocare un cratere lungo 40 metri, largo 25 e profondo 12. Più di 100 uomini del contingente austriaco persero la vita, sepolti da 10.000 tonnellate di roccia, gli altri vennero fatti prigionieri. Episodi di questo tipo, e anche peggiori, si susseguirono nell’arco dolomitico per tutta la durata della guerra. È molto importante sapere che oggi, a un secolo esatto dalla fine del conflitto che cambiò la storia dei popoli, quegli stessi luoghi si possono visitare a piedi, o addirittura sugli sci, con l’occhio attento e consapevole del turista desideroso di conoscere e ricordare: le trincee difensive, le postazioni, i forti, i baraccamenti e le gallerie scavate nella roccia sono infatti stati restaurati e oggi i percorsi e i musei custodiscono la memoria di quegli anni terribili (www.itinerarigrandeguerra.it ).

Le Tre Cime di Lavaredo, simbolo delle Dolomiti.


DIVERTIMENTO E MERAVIGLIA

Chi preferisce spensieratezza e divertimento, uniti all’incanto dei paesaggi naturali, non ha che da scegliere. Partendo da ovest, nel cosiddetto Gruppo del Brenta, ecco la “regina” delle Dolomiti, Madonna di Campiglio, con i suoi oltre 60 chilometri di piste da sci, tra le quali la 3-Tre, celebre perché vi si disputa la Coppa del mondo, e la Spinale Direttissima, con le sue pendenze mozzafiato. Nella parte settentrionale, in provincia di Bolzano, si estende la Val Gardena, dominata dall’Alpe di Siusi e impreziosita dai suoi gioielli, Ortisei e Selva, che fanno da ideale traguardo al Saslong, una delle piste da sci più famose del mondo. Più in là, al confine fra l’Alto Adige e il Veneto, le Dolomiti danno il massimo dal punto di vista turistico presentando il loro salotto, Cortina D’Ampezzo, con i suoi vicoli eleganti sorvegliati da “bodyguard” d’eccezione: le Tre Cime di Lavaredo e il Monte Cristallo, che con le loro vette innevate sembrano quasi dialogare con l’altrettanto maestosa Marmolada, nel cuore del Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Le Tre Cime di Lavaredo, “le tre dita di dolomia” che si elevano verso il cielo, sono diventate con il tempo un vero e proprio simbolo delle Dolomiti. La cima centrale, denominata la Grande, è la più alta (2.999 m), poi viene la Cima Ovest (2.973 m) e infine la Piccola (2.857 m). Da sempre considerate montagne impervie, si riuscì a scalarle solo nel 1869. Il 21 agosto di quell’anno, il viennese Paul Grohmann, accompagnato da Franz Innerkofler di Sesto Pusteria e da Peter Salcher di Luggau, in Austria, raggiunse in poco meno di tre ore la vetta della Cima Grande. Il Monte Cristallo è la vetta più alta (3.221 m) del gruppo del Cristallo. Anche in questo caso la prima scalata si deve a Paul Grohmann, che riuscì ad arrivare in cima il 14 settembre 1865, accompagnato dalle guide ampezzane Angelo Dimai e Santo Siorpaes. Ancora oggi quella segnata da Grohmann è la via normalmente utilizzata per le ascensioni.

Storia, cultura, meraviglia, divertimento: c’è tutto, insomma, per decidere di programmare qualche giorno di vacanza sulle Dolomiti. Ecco di seguito qualche “dritta” che vi può tornare utile.


Foto: Olimpio Fantuz Huber/Sime