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VIAGGI: L’ISOLA CHE NON C’ERA


Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 6/2019 vom 08.05.2019

Nach über hundert Jahren des Vergessens ist das Inselchen Asinara an der Nordspitze Sardiniens wieder zugänglich. Die frühere Gefängnisinsel, die ihren Namen den dort heimischen Eseln verdankt, ist jetzt ein Paradies für Naturliebhaber.


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Artikelbild für den Artikel "VIAGGI: L’ISOLA CHE NON C’ERA" aus der Ausgabe 6/2019 von Adesso. Dieses epaper sofort kaufen oder online lesen mit der Zeitschriften-Flatrate United Kiosk NEWS.

Bildquelle: Adesso, Ausgabe 6/2019

La spiaggia di Cala Sabina o Cala dei Ponzesi, una delle poche spiagge nelle quali è consentito fare il bagno.


Riapparsa sulle carte geografiche dopo 115 anni di oblio, l’Asinara ha molte storie da raccontare e qualche segreto da svelare. Protesa sul mare della costa nord-occidentale della Sardegna per 17 chilometri, è la quinta fra le isole minori d’Italia ...

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... per grandezza, ma conta ufficialmente un solo residente. Dal 1885 al 1997 è stata utilizzata come colonia penale e riaperta alle visite solo nel 2000, due anni prima dell’istituzione del Parco nazionale e dell’Area marina protetta. Durante quel lungo periodo di isolamento, l’isola si è guadagnata la fama di Caienna d’Italia.

UNA STORIA MOVIMENTATA

Fra gli enigmi della sua storia c’è quello legato al nome attribuitole dai Greci:Herculis insula , “isola di Ercole”, dovuto forse alla devozione per l’eroe al tempo in cui, come narra una leggenda, accetta di essere incoronato re dei Sardi. Dell’ipotizzata esistenza di un tempio dedicato al suo culto non è stata trovata però alcuna traccia, almeno finora. Di certo vi sono ledomus de janas in località Campu Perdu, risalenti al IV millennio a.C., e il bronzetto di un “bue stante” del successivo periodo nuragico. Sull’isola approdano poi Fenici e Greci, mentre i Romani fondano alcuni insediamenti in stretta connessione con la ricca colonia diTurris Libisonis (oggi Porto Torres). Nel Medioevo sbarcano i monaci camaldolesi e fondano un monastero, mentre sulle alture viene costruita la fortezza Castellaccio, a guardia del mare. Nelle sue acque, navi della Repubblica di Genova combattono nel 1408 contro quelle d’Aragona per il controllo della Sardegna. Poi, durante il successivo dominio spagnolo, l’Asinara viene quasi dimenticata, divenendo grazie alle profonde insenature costiere ricovero di flottiglie corsare e base del temuto Khayr al-Dīn Barbarossa, ammiraglio della flotta ottomana. Una storia travagliata, che Giovanni Manca, quarantenne di Porto Torres e guida appassionata del Parco nazionale, racconta ai visitatori durante le escursioni organizzate.

E GLI ASINELLI?

“Ci sono altri nomi nelle carte antiche: Sinnara, Axinara, Azanara, Linagra, Sinarea, Sinarca, Zanara, Asmara, Sinuaria, e infine il nome attuale, consolidatosi alla fine del XVI secolo”, spiega Giovanni. Sarà per i tanti asinelli che circolano nell’isola? “Probabile – risponde la nostra guida –, perché già nel 1154 il geografo arabo Muhammad al-Idrisi la chiamavagazirat ‘umm’ alhimar , “isola madre degli asini”. Incontrare i simpatici quadrupedi non è tanto difficile: alcuni galoppano nella macchia profumata delle alture, selvatici e inavvicinabili, altri sono quasi addomesticati e pascolano tranquilli sui declivi erbosi vicino al mare. Quelli albini, diventati simbolo dell’isola, sono poco più di un centinaio, forse arrivati dall’Egitto nell’Ottocento, o forse autoctoni. “Questa non è più l’isola raccontata dalle guardie carcerarie e dagli ex detenuti”, puntualizza Giovanni. “La natura, in questi 22 anni, ha riguadagnato i suoi spazi e il ciclo biologico non è più alterato dalle coltivazioni e dall’allevamento. Pecore e vacche sono state trasferite, la riproduzione di cavalli allo stato brado è ripresa e anche l’ingresso di cani e gatti è stato regolamentato”.

In basso: i famosi asini dell’isola.A destra: vista panoramica della Spiaggia della Pelosa, in primo piano, con la Torre dell’isola Piana e l’isola dell’Asinara sullo sfondo.Sotto: escursione verso il Faro di Punta Scorno.


In alto: Cala d’Oliva, l’unico centro abitato dell’isola dell’Asinara.


NATURA INCONTAMINATA

Oggi è un paradiso per escursionisti, ornitologi, naturalisti e per chi cerca spiagge bianche e mare cristallino. Scabra e flagellata dai flutti, la costiera occidentale, relitto magmatico di lontane eruzioni, si apre in rare e inospitali baie di pietra. A oriente invece, sabbie candide e acque turchesi colorano il litorale e offrono la quintessenza dell’estasi mediterranea in un magnetico turbinio. ACala Sant’Andrea la sabbia è bianchissima e morbida e l’acqua del mare cambia colore durante il giorno passando dal verde smeraldo all’azzurro e al blu. La cala è contornata da uno stagno e da macchia profumata all’interno della zona di tutela integrale, dove si accede solo con visite guidate organizzate dall’ente che gestisce il Parco. Il fiordo diCala Sgombro di dentro , con il suo arcipelago in miniatura fatto di rocce che affiorano dall’acqua, in mezzo a intense tonalità di verde e blu, si insinua nel punto più stretto dell’isola, di soli 290 metri;Cala Sabina è una cartolina dall’Eden, da dove Robinson Crusoe non avrebbe mai voluto ripartire. È l’unica spiaggia dell’area protetta dove è possibile fare il bagno e ha un mare trasparente ricco di pesci e piante, ideale per chi ama fare snorkeling; sormontata da una torre aragonese risalente al 1660,Cala d’Arena , nel nord estremo, galleggia fra la realtà e i sogni: intoccabile, irraggiungibile, si può accarezzare solo con lo sguardo perché anch’essa si trova nell’area di tutela integrale. Un tempo era il rifugio della foca monaca e la tartaruga Caretta Caretta veniva a deporre qui le sue uova. SuPunta Scorno vigila uno dei fari più antichi d’Italia e daPunta della Scomunica che, a 408 metri sul livello del mare, è il punto più alto dell’isola, si abbracciano con lo sguardo, oltre al perimetro isolano, la Gallura e i monti della Corsica. Granito e scisto marcano il panorama e Giovanni, la nostra solerte guida, ci informa: “Il micascisto presente in quantità sull’isola è dello stesso tipo utilizzato dall’industria automobilistica per ottenere l’effetto cangiante nella cromatura delle auto”.

LE SPIAGGE LIBERE

Accanto a queste meraviglie intoccabili, ci sono piccole spiagge libere dove la balneazione non è vietata. Laspiaggia dello Spalmatore , ad esempio, offre una panoramica sullo stretto di Fornelli e non è raro incontrare cavalli o asini albini in libertà, ma fate attenzione perché è vietato toccarli e dar loro da mangiare.Cala Trabuccato è una lunga spiaggia con sabbia chiara, mare color smeraldo e fondale basso e sabbioso, dove vivono molluschi rari come il bivalbePinna nobilis , il più grande del Mediterraneo. C’è ancora laspiaggia Sa Murighessa , chiamata anche “dei Detenuti”, una piccola insenatura sotto la torre spagnola di Cala Oliva, dove il mare ha colori intensissimi. E non va dimenticata la piccolaspiaggetta dell’Ossario , circondata dalla macchia mediterranea e alle cui spalle si trova un cubo di cemento segnato da una grande croce: è l’Ossario austro-ungarico, eretto nel 1936 per commemorare i 7.048 prigionieri dell’esercito imperial-regio morti di colera e di altre malattie durante un periodo di quarantena trascorso sull’isola che, agli inizi del Novecento veniva utilizzata anche come lazzaretto.

La Torre di Cala d’Oliva (XVII secolo), nella omonima località, sulla costa orientale dell’isola.


IL VECCHIO CARCERE

La visita prosegue, e il fuoristrada intanto si avventura fra gli ondulati rilievi diTumbarino , dove negli edifici di un’ex diramazione carceraria si trova oggi l’Osservatorio faunistico e ornitologico del parco (maggio-settembre, tutti i giorni 10- 13, 15-16 ). Il carcere ha segnato la storia di quest’isola, che adesso è un paradiso ma fu un inferno per coloro che, nel secolo scorso, ebbero la sventura di dovervi sbarcare per forza. Come non pensarlo, dinanzi al portone azzurro e alle mura imbiancate a calce del vecchio carcere di Fornelli, il primo realizzato nella colonia penale agricola alla fine dell’Ottocento? Rafforzato da cemento armato e cinto da filo spinato, negli anni Settanta fu trasformato in carcere di massima sicurezza, luogo di detenzione per fuorilegge comuni, terroristi e mafiosi di rango. Le dure condizioni di vita nel carcere contribuirono a far crescere la fama sinistra dell’isola. “Lager di stato. Monumento alla paura. Dove i detenuti e anche le guardie vi sono tenute in condizioni subumane”. Lo descrivevano così, i giornali dell’epoca. Vi scoppiarono proteste e insurrezioni, la più famosa nell’ottobre del 1979, nota come “rivolta delle caffettiere”, perché come ordigni esplosivi furono usate le macchinette da caffè. Il progetto era quello di devastare il bunker e chiedere il trasferimento in altri penitenziari. La violenta protesta fallì, ma il caso sollevò numerosi interrogativi sui metodi adottati dalla direzione carceraria. Giovanni racconta che “evadere era considerato impossibile. Molti ci provarono senza successo. Qualcuno limò per settimane le sbarre della sua cella, altri tentarono con un buco nel tetto o arrampicandosi sulla grondaia. Ci fu anche chi, come al cinema, sistemò un fantoccio nel letto per dissimulare la fuga. Fino a quando l’impresa riuscì nel 1986 al bandito sardo Matteo Boe: tramortita una guardia, raggiunse la costa, dove l’attendevano alcuni complici con un gommone. Fu riacciuffato in Corsica dopo sei anni di latitanza”. Attualmente l’ex carcere si può vedere solo dall’esterno, chiuso alle visite a causa delle precarie condizioni, ma è al centro di un progetto di riqualificazione al quale partecipa anche il Politecnico di Milano. L’obiettivo è il suo rilancio culturale e l’inserimento in un percorso storico e naturalistico che tenga conto della sua importanza nella storia recente.

Due servizi del vecchio carcere.


UN TEMPO SOSPESO

ACala Reale , l’Osservatorio del mare permette ai visitatori di avvicinarsi al mondo marino ed è punto di riferimento per il recupero, la cura e il monitoraggio delle specie minacciate, dalle tartarughe ai cetacei (maggio-settembre, tutti i giorni 10-13, 15-16 ). Gli edifici diroccati della vecchia tonnara ricordano la comunità sardo-ligure di pescatori che risiedeva all’Asinara prima del 1885: circa 500 persone che abitavano a Cala d’Oliva, un villaggio di case imbiancate e stradine strette popolato nel Novecento dalle guardie carcerarie e dalle loro famiglie. Dopo aver lasciato l’isola, andarono a fondare il borgo di Stintino, sulla vicina costa della Sardegna. L’Asinara vive ora in un tempo sospeso, fra la memoria intessuta di drammatici eventi e un futuro tutto da immaginare. “Mi piace la solitudine, ma a volte la odio”, dice lo scultore Enrico Mereu, l’unico residente dell’isola. “Si sente il bisogno di una comunità vitale, in grado di rinnovare l’equilibrio fra l’uomo e l’ambiente”. Nell’attesa Enrico, arrivato nel 1980 per fare la guardia carceraria, ha deciso di rimanere anche dopo la chiusura del penitenziario, per celebrare con la sua arte tutta la bellezza e il mistero di quest’isola.

COME ARRIVARE

In traghetto da Porto Torres a Cala Reale, tre volte alla settimana dal 1° ottobre al 30 aprile; tutti i giorni dal 1° maggio al 30 settembre (www.delcomar.it ). Da Stintino all’Asinara il servizio viene effettuato da numerose compagnie private oppure con taxi boat.

COME MUOVERSI

L’isola si può percorrere a piedi, in bicicletta, a cavallo, in fuoristrada [Geländewagen ], con il trenino turistico o in barca [Boot ]. È consigliabile rivolgersi a uno degli operatori [Anbieter ] autorizzati consultando il sito del Parco nazionale (www.parcoasinara.org ).

DORMIRE E MANGIARE

Sull’isola sono attivi un paio di semplici ristoranti, un ostello (www.sognasinara.it ), e un piccolo chiosco al molo [Hafenmole ] di Fornelli. Per visite guidatewww.asinaratour.it.

SARDEGNA MILLENARIA

Molti siti sulla terraferma testimoniano la nascita in Sardegna della prima vera civiltà dell’Occidente mediterraneo. Nel sito archeologico di Monte d’Accoddi, vicino a Porto Torres, un arcaico altare di forma piramidale, alto più di 11 metri e con rampa d’accesso di 40 metri, ricorda unaziqqurat mesopotamica. La costruzione risale al IV millennio a. C. ed è unica nel suo genere in Europa. Vicino sorge la necropoli ipogea diSu Crucifissu Mannu , che risale al 3200 a.C. Fra i ritrovamenti c’è lo scheletro di una donna con il cranio trapanato e successiva cicatrizzazione, prova di un intervento chirurgico portato a termine con successo. Sempre a Porto Torres, le vestigia romane diTurris Libisonis ne testimoniano la ricchezza come colonia in epoca imperiale. Medievale è la basilica romanica di San Gavino, la più grande e antica dell’isola. Realizzata nel 1111, si distingue per le due absidi contrapposte ed è dedicata al soldato romano Gavino, convertitosi al cristianesimo e perciò decapitato con i compagni Proto e Gianuario presso le scogliere di Balai, dove ora sorge la suggestiva chiesetta di San Gavino a mare.

UNA BELLEZZA A RISCHIO

La Pelosa è probabilmente la più fotografata fra le oltre 100 torri costiere fatte erigere durante il dominio spagnolo lungo le coste della Sardegna per proteggerle dagli assalti dei pirati saraceni. Alta 10 metri e larga 16, oggi è un osservatorio privilegiato su uno dei panorami più belli del Mediterraneo: la spiaggia della Pelosa e la rada dei Fornelli. I colori del mare ricordano trasparenze caraibiche, in cui tutte le tonalità del blu – azzurro, celeste, turchese – si stemperano armoniche come nella tavolozza di un pittore. Una meraviglia fragile, sottoposta ogni estate alla pressione quotidiana di migliaia di visitatori, tanto da spingere gli amministratori a prendere drastici provvedimenti per la sua salvaguardia. Dune e vegetazione sono ora più protette grazie a camminamenti in legno e sulla spiaggia è vietato fumare e stendere l’asciugamano direttamente sull’arenile. Non solo. Da ottobre inoltre è previsto lo smantellamento del tratto di strada costiera che oggi porta auto e moto direttamente all’arenile.

Der Audio-Trainer ADESSO 6/2019

Ascolta un brano dedicato a Enrico Mereu, l’unico residente dell’isola.adesso-online.de/adesso-audio


Foto: REDA &CO srl / Alamy Stock Photo; Jenny Sturm Shutterstock; G. Marras

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Foto: Lionel Montico/Hemis.fr/laif