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VIAGGI: MILANO: A SPASSO PER LA BELLISSIMA BRERA


Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 3/2019 vom 20.02.2019

Trotz aller Modernität hat sich Mailand das Flair vergangener Zeiten bewahrt. Im Brera-Viertel mit seiner verruchten Vergangenheit pulsiert das Leben Tag und Nacht, und es kann mit einigen der berühmtesten Kunstwerke aufwarten.


Artikelbild für den Artikel "VIAGGI: MILANO: A SPASSO PER LA BELLISSIMA BRERA" aus der Ausgabe 3/2019 von Adesso. Dieses epaper sofort kaufen oder online lesen mit der Zeitschriften-Flatrate United Kiosk NEWS.

Bildquelle: Adesso, Ausgabe 3/2019

Veduta di Milano dalla terrazza del Duomo.


Das Übungsheft ADESSO Plus 3/2019 A pagina 7 fai l’esercizio collegato all’articolo.adesso-online.de/adesso-plus

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Milano sta cambiando volto. I nuovi quartieri di Porta Nuova e City Life, con i loro grattacieli, le hanno regalato un’aria da “città del futuro”. Eppure i luoghi in cui ritrovare la “vera” anima di Milano, ...

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... quella fatta di storia, cultura e arte, esistono ancora. Uno di questi è il quartiere di Brera, fra i più antichi ed eleganti della città, che ha saputo rinnovarsi senza perdere la sua vera natura. Il fascino del tempo si ritrova nelle stradine pedonali dall’atmosfera bohémien, da scoprire soprattutto la terza domenica del mese, quando i banchetti invadono Via Madonnina e Via Formentini per il tradizionale Mercato dell’Antiquariato. Via Fiori Chiari, Via Fiori Scuri, Via Borgonuovo, Via del Carmine, Via Ciovasso, Via Ciovassino e Via Brera sono il cuore pulsante di questo quartiere che, secondo alcuni, si allungherebbe fino a Piazza della Scala. Passeggiando per le sue strette vie acciottolate, chiuse al traffico, silenziose e lontane dalla vita frenetica, si scopre una Milano molto diversa da quello che ci si aspetta, a partire dal passato non proprio glorioso di alcune strade, proprio quelle oggi considerate fra le più chic.

UN PASSATO INSOSPETTABILE

Forse non tutti sanno che fino al 1958 Brera era il quartiere delle “case chiuse”. Tante sono le curiosità legate a questo periodo, ad esempio quella dei panieri vuoti calati dalle finestre, usati per segnalare ai clienti, spesso in attesa lontano da occhi indiscreti nel cortile interno di cui molti bordelli erano dotati, che una delle “signorine” era libera. Il bordello più famoso era quello in Via Fiori Chiari 17 (ma in Via San Carpoforo ce n’erano tre, rispettivamente al numero civico 3, 5 e 8), frequentato dai milanesi fino alla seconda guerra mondiale, poi requisito dai tedeschi fino al 1945 e dagli Alleati negli anni a seguire. Nel 1958, con l’approvazione della legge Merlin, dal nome della senatrice Lina Merlin che la propose, tutti i bordelli vennero chiusi. L’ultima sera, il 19 settembre 1958, a Brera ci fu la ressa per poter godere per l’ultima volta dei servizi di alcune delle prostitute più famose, tra tutte Wanda, a cui anche il giornalista milanese Indro Montanelli dedicò il libelloAddio Wanda , un atto d’accusa contro la legge Merlin.

IL QUARTIERE DOVE L’ARTE È DI CASA

Brera è da sempre, e soprattutto, il quartiere degli artisti, dove si respira un’aria quasi parigina: i bistrot con le sedie in ferro battuto all’aperto e le opere d’arte appese alle pareti, i negozi vintage praticamente unici a Milano, le cartomanti con il loro tavolino pronte a leggere il futuro, le botteghe di artigiani, le gallerie d’arte e i locali storici come ilBar Jamaica , punto di ritrovo per tanti personaggi, non di rado artisti, che a partire dagli anni Quaranta vivevano o passavano per Brera. Sarebbero diventati famosi, ma all’inizio erano ancora squattrinati e spesso saldavano il conto con opere d’arte e disegni. Sono passati di qui, fra gli altri, il musicista Giulio Confalonieri (che diede il nome al locale ispirandosi all’omonimo film di Alfred Hitchcock,Jamaica Inn [1939, n.d.r .]), scrittori come Giuseppe Ungaretti, Dino Buzzati ed Eugenio Montale, artisti come Lucio Fontana, Emilio Tadini e Piero Manzoni, che alJamaica era di casa. Il suo atelier era a pochi passi, in Via Fiori Chiari, e quella di trascorrere le serate al bar a bere, giocare a carte e discutere era per lui una consuetudine quotidiana. Non è strano, quindi, che proprio di fronte si trovi una piccola strada a lui dedicata, il Vicolo Piero Manzoni.

In primo pianoCristo morto di Andrea Mantegna.


Sposalizio della Vergine di Raffaello.


IL PALAZZO DI BRERA

A celebrare Brera come quartiere dell’arte si trova, in Via Brera 28, il Palazzo di Brera, al cui interno hanno sede l’Accademia di Belle Arti e, soprattutto, la celebre Pinacoteca, il secondo museo più visitato in Italia dopo gli Uffizi di Firenze. Per capire perché sia diventata un punto di riferimento così importante bisogna ricordarne la storia, che è legata a doppio filo con quella dell’Accademia di Belle Arti. Intorno al 1200 gli Umiliati, un ordine semi-monastico nato dalle spinte ereticali che caratterizzavano la Lombardia dopo l’anno Mille, costruiscono in un’area incolta il loro convento e la chiesa di Santa Maria. Brera deriva infatti dabraida , che significa “terreno, orto incolto”. Prima dell’istituzione dell’Accademia di Belle Arti (1776) sarebbero passati molti secoli. Importantissima al riguardo è la figura dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, perché nel 1774 è lei ad affidare i lavori di completamento a Giuseppe Piermarini, architetto di punta in quel periodo, lo stesso cui si deve il Teatro alla Scala di Milano, costruito due anni dopo. È sempre lei a spingere per ampliare e ristrutturare l’edificio, realizzando una biblioteca nell’area che in seguito ospiterà la Biblioteca Nazionale Braidense, l’Osservatorio Astronomico e l’Orto Botanico.

L’Accademia di Belle Arti è la prima istituzione che viene fondata nel Palazzo di Brera: una delle scuole d’arte più antiche e importanti d’Italia. Qui si sono formati numerosi artisti come Carlo Carrà, Dario Fo, Piero Fornasetti e Vanessa Beecroft. LaBiblioteca Nazionale Braidense è la terza biblioteca italiana per patrimonio: vi sono conservati circa un milione e mezzo fra libri, manoscritti, periodici, stampe, fotografie… Toglie il fiato la bellissima sala Maria Teresa, con il soffitto a volte, due enormi lampadari settecenteschi di cristallo di Boemia, la scaffalatura in legno di noce che sembra arrivare quasi fino al soffitto e un globo terrestre del 1829. Le prime osservazioni astronomiche compiute all’Osservatorio Astronomico risalgono al 1700 e per gli appassionati di astronomia si tratta di un luogo imprescindibile. Da vedere la cupola Schiaparelli, rimasta identica dal 1800 e dedicata all’astronomo Giovanni Schiaparelli, che qui condusse i suoi studi su Marte e scoprì una nuova teoria sulle stelle cadenti [vedi ADESSO 8/2018 ]. Una piccola oasi all’interno del Palazzo di Brera (ma un secondo ingresso si trova in Via Fratelli Gabba) è l’Orto Botanico , uno dei luoghi più poetici della città. Valorizzato sotto l’imperatrice Maria Teresa, è diventato uno strumento di studio ed è oggi gestito dall’Università Statale di Milano: 5.000 metri quadri di verde dove spiccano numerose piante secolari e una splendida collezione di piante officinali, tra cui numerose specie di salvia. L’atmosfera che si respira è decadente e gli spazi sembrano trascurati, ma passeggiando scoprirete che è proprio questa apparente trascuratezza a rendere il luogo magico.

Cena in Emmaus di Caravaggio, esposta nella sala XXVIII.


LA PINACOTECA DI BRERA

La nascita della Pinacoteca è legata all’arrivo di Napoleone a Milano nel 1796, con la proclamazione della Repubblica Transalpina, la conseguente soppressione degli ordini religiosi e la requisizione di dipinti dalle chiese e dai conventi. Ecco spiegata, tra l’altro, la prevalenza di opere sacre all’interno della Pinacoteca. Per far posto a questa ingente quantità di opere viene abbattuta la chiesa di Santa Maria e si creano quattro enormi sale quadrate collegate fra loro, dette “napoleoniche” in onore dell’imperatore francese. Era il 1809, l’anno di nascita ufficiale della Pinacoteca di Brera.

I CAPOLAVORI

Le 38 sale che attualmente compongono la Pinacoteca sono dedicate ciascuna a un diverso periodo storico, dal XIV al XIX secolo. Descrivere la Pinacoteca in poche pagine è impossibile, ma per darvi un’idea concreta vi presentiamo alcune opere, raccontandovi la loro storia, alcune curiosità e come sono arrivate a Brera.

CRISTO MORTO di Andrea Mantegna

È uno dei quadri che hanno segnato un punto di rottura con il passato per l’uso della prospettiva. Cristo è sdraiato sulla pietra dell’unzione, con i piedi in primo piano, proiettati verso lo spettatore, che è “costretto” dalle linee di fuga a guardare verso il centro. A sinistra si trovano tre figure con il volto sfigurato dal dolore: l’apostolo Giovanni, la Vergine Maria e Maria Maddalena. Sulla destra si intravede il vaso degli unguenti, utilizzato per ungere il corpo dei morti e coprirne l’odore. Un’altra novità è l’uso della tela, un supporto ancora poco diffuso nell’epoca a cui risale il quadro. La storia di questo dipinto è davvero particolare. Realizzato fra il 1475 e il 1478, rimane nella bottega di Mantegna (1431-1506) fino alla sua morte quando viene acquistato dal cardinale Sigismondo Gonzaga. Resta di proprietà della famiglia Gonzaga fino al 1628, quando Carlo I d’Inghilterra lo compra, per rivenderlo poco tempo dopo. Il nuovo proprietario è il cardinale Giulio Mazzarino. Poi le tracce del quadro si perdono fino a quando, nel 1806, Giuseppe Bossi, segretario dell’Accademia di Belle Arti di Brera, scrive una lettera ad Antonio Canova, che fa lo scultore ma è anche consulente d’arte, chiedendogli di acquistare l’opera. Canova ci riesce nel 1824 e da allora ilCristo morto , uno dei simboli del Rinascimento italiano, si trova nelle sale della Pinacoteca milanese.

Pietà di Giovanni Bellini.


SPOSALIZIO DELLA VERGINE di Raffaello Sanzio

L’opera viene commissionata dalla famiglia Albizzini al maestro di Raffaello (1483-1520), Perugino, per la cappella di San Giuseppe, nella chiesa di San Francesco a Città di Castello. Non potendola realizzare, Perugino chiede a Raffaello, che nel 1504 ha 21 anni, di prendere il suo posto. Che si tratti di un’opera di Raffaello si evince anche dalla firmaRAPAHEL VRBINAS posta sull’architrave del tempio. Da notare in primo piano l’uomo arrabbiato che spezza un ramo secco. Secondo i Vangeli apocrifi, quando Maria fu in età da matrimonio, ognuno dei pretendenti ricevette un ramo secco, ma l’unico a fiorire fu quello del suo futuro sposo. LoSposalizio della Vergine rimane nella chiesa di San Francesco fino al 1798, quando le truppe napoleoniche invadono la città. A capitanarle è il generale Giuseppe Lechi, che tratta con la città e promette di non esporla al saccheggio in cambio dell’opera di Raffaello. Il dipinto rimane di proprietà della famiglia Lechi fino al 1801, quando viene venduto al conte milanese Jacopo Sannazaro, che alla sua morte lo lascia in eredità all’Ospedale Maggiore di Milano. Nel 1806, il quadro viene acquistato per 53.000 franchi dalla Pinacoteca di Brera. Un brutto episodio risale al 1958: un folle rompe la lastra di protezione e danneggia con un martello il gomito della Vergine.

IL BACIO di Francesco Hayez

È uno dei capolavori del Romanticismo italiano. Al centro della scena, due amanti si scambiano un bacio sensuale: l’uomo stringe fra le mani il volto della donna, che sembra voler trattenere l’amante aggrappandosi alla sua spalla. Quello che sembra un gesto d’amore, in realtà ha un significato più profondo. Francesco Hayez (1791-1882) dipingeIl bacio subito dopo la seconda guerra di indipendenza (1859), durante la quale l’esercito francese e quello del Regno di Sardegna combattono contro l’Austria come alleati e vincono. Il quadro assume dunque un significato politico e patriottico: i due amanti sono l’Italia e la Francia e proprio ai colori della bandiera francese fanno probabilmente riferimento il vestito azzurro della donna e la calzamaglia rossa dell’uomo.Il bacio , commissionato dal conte milanese Alfonso Maria Visconti di Saliceto (che in seguito lo donerà alla Pinacoteca), viene esposto per la prima volta in una rassegna che si tiene all’Accademia di Brera il 9 settembre 1859. In quell’occasione, l’opera viene presentata con il titolo completo:Il bacio. Episodio della giovinezza. Costumi del secolo XIV . Esistono altre versioni, tutte realizzate da Hayez e leggermente diverse dall’originale. In quella commissionata nel 1861 dall’imprenditore svizzero Federico Mylius, ad esempio, la ragazza indossa un abito bianco, mentre in quella del 1867 realizzata per l’Esposizione universale di Parigi di quell’anno si nota un telo sui gradini.

PREDICA DI SAN MARCO AD ALESSANDRIA D’EGITTO di Gentile e Giovanni Bellini

L’imponente opera, piena di particolari e stranezze, è iniziata da Gentile Bellini nel 1504 e terminata dopo la sua morte, nel 1507, dal fratello Giovanni (1433-1516). L’edificio sullo sfondo è un incrocio fra la basilica di San Marco a Venezia e quella di Santa Sofia a Costantinopoli. Sono raffigurati diversi animali, fra cui un dromedario, una giraffa e un cammello, e non mancano i riferimenti esotici e orientaleggianti, come le torri sullo sfondo, le donne in abito bianco e coperte da un velo, le palme e gli uomini con il turbante. Non è un caso, perché fra il 1479 e il 1480 Gentile Bellini era stato a Costantinopoli. Sulla sinistra, colto nell’atto di parlare alla folla da un palco, si vede San Marco, mentre alle sue spalle si notano alcuni gentiluomini veneziani. LaPredica di San Marco a Costantinopoli si trovava in origine nel salone della Scuola Grande di San Marco a Venezia. Arriva alla Pinacoteca di Brera tra il 1808 e il 1811, insieme ad altri 200 dipinti, dopo la soppressione delle corporazioni religiose decisa dal Senato veneziano nel 1768.

Predica di San Marco ad Alessandria d’Egitto di Gentile e Giovanni Bellini;


Il bacio di Francesco Hayez.


Foto: Michele D’Ottavio / Buenavistaphoto

Foto: JOMar; Gabriele Croppi

Foto: Gabriele Croppi

Foto: Gent. conc. Pinacoteca di Brera