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VIAGGI: TORINO FASCINO IMPREVEDIBILE


Adesso - epaper ⋅ Ausgabe 11/2018 vom 24.10.2018

Turin, die Stadt mit den vielen Gesichtern, wo das Königreich Italien seinen Anfang nahm, will von seinen Besuchern erobert werden. Bester Ausgangspunkt dafür ist dasMulassano , gestärkt mit einem der berühmten Tramezzini.


Artikelbild für den Artikel "VIAGGI: TORINO FASCINO IMPREVEDIBILE" aus der Ausgabe 11/2018 von Adesso. Dieses epaper sofort kaufen oder online lesen mit der Zeitschriften-Flatrate United Kiosk NEWS.

Bildquelle: Adesso, Ausgabe 11/2018

Qui: la chiesa di San Lorenzo.Nell’altra pagina: la Galleria Subalpina.


MEDIO AUDIO PLUS

Parlare di Torino non è facile, anche quando la si conosce bene. Di Torino, infatti, non ce n’è una sola. All’ombra della Mole si nascondono e confondono i molti volti di una città dal fascino imprevedibile, che sa essere elegante e raffinata, caotica e misteriosa, creativa e festaiola. ...

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Benvenuti a Torino!

Il punto di partenza ideale per farsi un ’idea della città è un gioiello, una bomboniera:Mulassano . Per chi non lo sapesse, si tratta di un minuscolo caffè nel cuore di Torino, in Piazza Castello. Una stanzina liberty con il soffitto a cassettoni, tutta legni scuri, marmi, specchi, intarsi, ottoni e tavolini in pietra. Lo inaugurò Amilcare Mulassano agli inizi del Novecento, poi lo rilevò, insieme con il marito, Angela Demichelis Nebiolo, che nel 1925 era tornata dall’America portandosi appresso un tostapane e quel tipo di sandwich che Gabriele D’Annunzio avrebbe battezzatotramezzino . Se riuscite a trovare posto, ordinate un tramezzino con le acciughe al verde e un caffè. Benvenuti a Torino! Una volta usciti, in piazza vi troverete di fronte alla Casaforte degli Acaja, una costruzione fortificata che ingloba una delle antiche porte romane. Dopo avere perso la sua funzione difensiva, cominciò a essere usata come residenza delle Madame Reali. Girarle intorno è come intraprendere un viaggio nel tempo, perché dall’altro lato della piazza il fortilizio medievale rivela una straordinaria facciata settecentesca, realizzata dal grande architetto siciliano Filippo Juvarra (1678-1736) al tempo della seconda Madama Reale, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours (1644- 1724). Palazzo Madama, così chiamato in onore della prima Madama Reale, Cristina di Borbone-Francia (1606-1663), svolse nel tempo molte funzioni e nell’Ottocento fu sede del primo senato del Regno d’Italia. Oggi ospita il Museo civico d’arte antica. Entrate a dare un’occhiata alla scala juvarriana, un vero capolavoro.
Tornati sotto i portici, merita una visita la Galleria Subalpina, che con le sue eleganti librerie antiquarie sfoggia un’aria, diciamolo pure, parigina. Qui apre le sue porte un altro grande caffè storico:Baratti & Milano . Sbirciate almeno attraverso le vetrine: Guido Gozzano si ispirò alle signore che sedevano ai tavolini di questo caffè per scrivere la poesia Le golose. La galleria porta fino all’austera Piazza Carlo Alberto: l’imponente Biblioteca nazionale universitaria che si erge sulla sinistra custodisce, tra gli altri, tutti i manoscritti di Antonio Vivaldi. Sì, proprio lui, quello delleQuattro stagioni . Sulla destra, invece, c’è la facciata posteriore di Palazzo Carignano. Qui si è fatta l’Italia, perbacco! La prima camera dei deputati del Regno d’Italia si riunì qui. Entrate, visitate il Museo nazionale del Risorgimento, poi uscite dall’altra parte dell’edificio. Eccolo, il Palazzo Carignano come lo conoscono tutti, con la sua facciata principale, ondulata e di mattoni rossi, il miglior Barocco della città.

Nel “salotto” della città

DAS ÜBUNGSHEFT ADESSO PLUS 11/2018
A pagina 6 esercizio suipronomi relativi .


Nella piccola Piazza Carignano – che la gente del luogo considera “il salotto di Torino” – c’è tutto quello che serve, a cominciare da uno dei più bei teatri del mondo, il Teatro Carignano nel quale Paganini sentenziò, in faccia a Carlo Alberto che gli chiedeva il bis: “Paganini non ripete!” Dà sulla piazza anche il famoso ristoranteDel Cambio , quello dove era solito banchettare il conte Camillo Benso di Cavour (1810- 1861), il primo “primo ministro” del Regno d’Italia. E proprio di fronte a questo ristorante avvenne il famoso “abbraccio” tra il filosofo Friedrich Nietzsche e… un cavallo. Un episodio che segnò il tracollo mentale del filosofo e portò al suo ricovero in clinica. Non lontano dalla casa in cui soggiornò Nietzsche fra il 1888 e il 1889 si trova Via Accademia delle Scienze, su cui si affaccia il Museo Egizio. Aperto nel 1824 per volere dell’allora re di Sardegna e duca di Savoia Carlo Felice, quello di Torino è il più antico e, dopo quello del Cairo, il più importante museo egizio del mondo. Una visita è imprescindibile.

Dopo questa esperienza unica, si può raggiungere l’adiacente Via Luigi Lagrange, intitolata al grande matematico che proprio qui nacque nel 1736, per concedersi un piccolo peccato di gola nella bottega del cioccolatiere più famoso della città: Guido Gobino. Rifocillati come si deve, è il momento di dare uno sguardo a un’altra delle più belle piazze di Torino, opera dell’architetto Carlo di Castellamonte, la seicentesca Piazza San Carlo. Al centro, uno dei monumenti più cari ai torinesi e, in particolare, ai tifosi di calcio, che tradizionalmente festeggiano qui le vittorie: la statua di Emanuele Filiberto di Savoia, soprannominataEl caval d’ bronz (Il cavallo di bronzo) in onore del duca che nel Cinquecento spostò la capitale del Regno di Savoia da Chambéry a Torino e che portò in città il cioccolato e i semi di cacao. Danno sulla piazza due importanti caffè storici: l ’ottocentescoCaffè San Carlo , un trionfo di statue, marmi e stucchi, e il più sobrioCaffè Torino . Dalla piazza, che divide in due tronconi Via Roma, guardando verso sud si coglie con lo sguardo la facciata della stazione, mentre guardando verso nord si scorge il Palazzo Reale, con le sue splendide sale e i suoi rigogliosi giardini.

Il RistoranteDel Cambio.


La Mole Antonelliana

Panoramica di Torino vista dal Monte dei Cappuccini. Sulla destra spicca la Mole Antonelliana.


Da Palazzo Reale dirigetevi verso Piazza Castello. Da qui imboccate Via Po, dove ci si può ristorare con un bel gelato alla crema alCaffè Fiorio , un altro caffè storico frequentato da Cavour. Via Po è la strada dei portici, quella che percorreva il re per arrivare fino al fiume Po senza bagnarsi quando pioveva. Arrivati all’altezza di Via Montebello, svoltando a sinistra ben presto vi troverete di fronte a quello che è considerato il simbolo della città, la Mole di Alessandro Antonelli, che pare un razzo puntato verso il cielo, come quello che finì nell’occhio della luna nel film di Georges Méliès [Le Voyage dans la lune, 1902, n.d.r ]. Non ho parlato a caso di Méliès. Dentro l’edificio monumentale, progettato dall’architetto Alessandro Antonelli e costruito tra il 1863 e il 1889, c’è il Museo nazionale del cinema, la cui parte più bella e interessante è proprio quella dedicata agli esordi. Il museo è ricchissimo di reperti – ne conta 1,8 milioni – tra film, fotografie, manifesti, memorabilia ecc…, e per questo merita assolutamente una visita. Dopo la Mole e il museo, tornate in via Po e arrivate fino in piazza Vittorio Veneto. Proseguite verso il fiume, attraversate il ponte e vi troverete di fronte alla chiesa Gran Madre di Dio, la cui forma riprende quella del Pantheon a Roma e che è ricca di simboli esoterici. Secondo alcune leggende nella chiesa sarebbe custodito il Sacro Graal; inoltre, pur essendo un edificio di culto cristiano, è privo di croci.

La Sacra Sindone e il Quadrilatero

Per ammirare la Sacra Sindone, l’altro simbolo della città, tornate a Piazza Castello, imboccate il portico che si apre alla vostra destra e vi troverete nella piazza su cui si affaccia il Duomo. Qui è custodita la Sacra Sindone, portata a Torino nel 1578. Il “sacro lino” di Gesù fu conservato a lungo nella cappella progettata allo scopo da Guarino Guarini alla fine del Seicento, un vero capolavoro di architettura che purtroppo nel 1997 ha subito un devastante incendio. Da allora la Sindone è custodita nell’ultima cappella della navata sinistra del Duomo. La buona notizia è che, sottoposta a un delicato restauro durato ben 21 anni, lo scorso 27 settembre la straordinaria cappella del Guarini è stata restituita ai torinesi e ai visitatori. La Sindone, nel frattempo, è stata esposta molte volte. L’ultima nell’agosto di quest’anno, quando 2.500 giovani delle diocesi del Piemonte e della Val d’Aosta hanno avuto modo di vedere “da vicino” il telo in cui sarebbe stato avvolto il corpo di Gesù. Dal Duomo bastano pochi passi per raggiungere la parte più antica della città, il cosiddetto Quadrilatero romano o, più semplicemente, Quadrilatero. Si identifica con questo nome la parte occidentale dell’anticocastrum romano, il nucleo originario della romanaJulia Augusta Taurinorum . Nel reticolo di strade ortogonali è tutto un susseguirsi di botteghe e negozi, case e splendidi palazzi, un luogo in cui si può (e si deve) fare una sola cosa: perdersi. In una stradina, ecco ilCaffè Vini Emilio Ranzini , un raro esempio di vera, autentica, inimitabilepiola , cioè la trattoria a buon mercato, simbolo del vecchio Piemonte, quello celebrato da scrittori come Giovanni Arpino e raccontato da Fruttero & Lucentini nei loro fantastici romanzi gialli, comeLa donna della domenica . Una stanzetta satura di legni, bottiglie e odori di cibo, dove si preparano i piatti della merenda sinoira, cioè la merenda che si fa cena: acciughe al verde,friciulin (frittelline), vitello tonnato, insalata russa, tomini,caponet (involtini di verza)…

Se passeggiando nel Quadrilatero vi dirigete verso sud, arrivate in Piazza Palazzo di Città, dal 1663 sede del Comune. Chi ama la musica sarà felice di sapere che, a due passi da qui, all’Hotel Dogana Vecchia , amava soggiornare Wolfgang Amadeus Mozart. Imboccando la vicina Via della Consolata raggiungerete il delizioso santuario che le dà il nome, uno dei più antichi luoghi di culto di Torino, con una storia che risale fino all’età paleocristiana. Per fare una sosta, il luogo ideale si trova in Piazza della Consolata: alCaffè Bicerin potrete assaggiare la celebre bevanda che dà il nome al locale che la inventò, a base di cacao, caffè e crema di latte. Se invece, durante la vostra passeggiata, andrete verso nord, raggiungerete la Porta Palatina, la porta romana da cui si accedeva all’anticaAugusta Taurinorum provenendo da settentrione. Poco più in là, si entra nel ventre palpitante della città: dicono che Porta Palazzo sia il mercato all’aperto più grande d’Europa. Sarà vero? Certo, è enorme. E c’è di tutto, ma proprio di tutto. Una folla di gente, carni, verdure, pesci, frutta, sbandati, madame, immigrati, lavoratori, disoccupati, spacciatori, olive, zucchine cinesi, contadini. Perdetevici. Buttatevici. Sguazzateci. In mezzo al caos, concedetevi almeno tre soste: all’enotecaDamarco , la più fornita ed economica della città; allaPescheria Gallina , che fa street food di pesce, a dimostrazione che i 130 chilometri che separano Torino dalla Riviera ligure sono pochi; e al sabato, alBalon , il mercato delle pulci.

San Salvario, il quartiere della movida

Il centro della movida torinese è il quartiere di San Salvario. Fino al 1840, quando la cinta muraria della cittadella fortificata fu abbattuta, quello che si chiamava Borgo Nuovo era sostanzialmente campagna. C’era giusto la chiesa voluta da Madama Cristina, che desiderava un luogo di culto sulla strada per il Castello del Valentino, che ancora domina il grande parco sul fiume. Nella seconda metà dell’Ottocento la città aveva bisogno di espandersi; del resto Torino era la capitale del neonato Regno d’Italia (1861). Partì allora il cantiere della stazione di Porta Nuova, che ancora oggi delimita il quartiere di San Salvario. Se nei pressi dei portici di Via Nizza, che costeggia la stazione, c’è un’umanità variopinta, sedimento di flussi migratori durati decenni e di integrazione non sempre fortunata, le vie ortogonali che sfiorano i palazzi ottocenteschi si sono riempite di locali, localini, ristoranti, ristorantini, laboratori artigiani a non finire. La presenza di moschee, chiese cattoliche e valdesi, la sinagoga dall’architettura inconfondibile, mostrano la ricchezza e la varietà culturale del quartiere. È lagentrification – il fenomeno per cui ex quartieri popolari si riempiono di giovani creativi – di cui San Salvario è massima espressione cittadina. Per un pranzo o una cena in uno dei più amati bistrot cittadini, partite da Largo Saluzzo, dove si trova il ristoranteScannabue . In alternativa unacrêpe nell’adorabileAdonis o spaghetti alla chitarra nella vicinaTrattoria da Felice . San Salvario non è solo il quartiere della movida. Basta scendere verso il fiume e immergersi nel verde del parco del Valentino. La parte più bella è quella a sud del castello, verso il Borgo Medievale – la ricostruzione di una rocca realizzata per l’Esposizione universale del 1884 – dove c’è il Giardino roccioso, una teoria di collinette e ruscelli mantenuti alla perfezione. Nelle vicinanze, tre vere chicche in un unico complesso: nel curioso Palazzo degli istituti anatomici – lo riconoscerete dall’alto camino che serviva per aspirare gli umori delle dissezioni – convivono il Museo di Anatomia, che porta il nome dell’anatomista Luigi Rolando (1773-1831), il Museo della Frutta, intitolato al “pomologo” Francesco Garnier Valletti (1808-1889), famoso in tutta Europa per la maestria nel realizzare perfette riproduzioni di frutti in cera e, di conseguenza, per le sue conoscenze relative alle più disparate varietà di frutta. Infine, il Museo di Antropologia criminale, dedicato al padre della moderna criminologia, Cesare Lombroso (1835-1909). Tre raccolte eccentriche che espongono riproduzioni in cera, gesso e legno rispettivamente di corpi umani, frutti e volti di criminali.

La Fiat: un’istituzione a Torino

Bastano dieci minuti di metropolitana, a Torino c’è una linea sola, difficile sbagliare, per arrivare al Lingotto: eccovi di fronte all’headquarter della Fiat – ora Fca –, e alla ex fabbrica rifunzionalizzata da Renzo Piano. All’interno ci sono un centro commerciale e un grande albergo, ma soprattutto la piccola ma deliziosa collezione della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli. Visitatela prendendo gli ascensori che portano sul tetto, alla famosa “pista” dove un secolo fa si provavano le auto, poi ridiscendete per fare un’ultima sosta daEataly , [un luogo in cui acquistare prodotti alimentari italiani di nicchia e mangiare in ristoranti di alta qualità, n.d.r. ], proprio di fronte. Quello del Lingotto, aperto nel 2007, è stato il primo in assoluto, mentre ora ce ne sono tanti. L’Eataly di Torino mantiene tuttavia due caratteristiche interessanti: si trova negli spazi che furono della mitica Carpano, uno dei grandi marchi di vermut, e ha al proprio interno il ristoranteCasa Vicina , il ristorante di cucina tradizionale più buono della città. Qui potete mangiare i migliori agnolotti, la miglior insalata russa, la miglior bagna caoda (simpaticissima quella da bere). Così, lasciando Torino, vi porterete dietro il suo ricordo. E anche il suo sapore e il suo profumo.

DER AUDIO-TRAINER ADESSO AUDIO 11/2018
Ascolta un reportage sull’esoterismo in Italia, partendo da Torino che ne è considerata la capitale.


In senso orario: un negozio di antichità in via Palazzo di città; piazza Castello; il Circolo dei lettori presso il Palazzo Granieri della Roccia; il Mercato dei contadini a Porta Palazzo.


FOTO DAGMAR SCHWELLE/LAIF